
Prologo: Sono
tutti umani. Buffy Summers è una giovane ragazza, appena uscita dal college.
Parte per New York, assieme alla sua migliore amica Willow, il sogno della sua
vita è fare in fretta carriera, ma si scontra con la difficoltà che la forte
competizione, crea nel mondo di lavoro. Quando conosce William, in un giorno di
pioggia, e gli confessa che il suo colloquio è andato male, trova in lui un
angelo custode e forse qualcos’altro….
Capitolo uno:
La porta girevole si mosse velocemente, mentre lei lottava per uscire e sentire
la prima aria della sera, tale forza era la conseguenza del suo colloquio andato
male, se era possibile, era stato uno dei peggiori fra gli undici che aveva già
avuto nelle varie agenzie di marketing di Manhattan.
Tirando un lungo sospiro per cercare di buttare fuori tutta la tristezza, che le
stava iniziando a circondare l’anima, Buffy inclinò la testa e fissò il cielo.
Le grigie e pesanti nubi che si trovavano là, le fecero desiderare i cieli blu e
chiari della sua California natia. In tutta la sua vita, non aveva mai
sperimentato così tanta pioggia, quanto da un po’ di tempo a questa parte.
Guardando l’orologio, bestemmiò silenziosamente quando si rese conto che il
colloquio era durato più di due ore, e ancora non aveva nessuna speranza di
trovare lavoro, fin da quando era entrata nella stanza delle riunioni, non aveva
percepito segnali positivi, non un segnale che le dicesse che loro l’avrebbero
considerata per quel posto.
Uscendo in strada gridò, era infatti iniziato a piovere improvvisamente a
dirotto, prendendola di sorpresa.
Tornando di nuovo sotto il portico dell’edificio da cui era appena uscita,
ringhiò frustrata, quella non era la sua giornata.
Buffy fissò in modo assente la pioggia che cadeva pesantemente, mentre creava
velocemente uno strato d’acqua sulla strada e pozzanghere lungo i marciapiedi.
Guardò l’acqua che gorgogliava giù nella vicina fognatura e poi alzò gli occhi
per guardare le gocce che scendevano veloci, così vicino che quasi raggiungevano
il suo riparo.
Tre mesi, trentadue rifiuti completi e dodici colloqui, di cui tre oggi. Secondo
i calcoli di Willow, loro avrebbero dovuto trovare lavoro due mesi e mezzo fa.
Invece erano entrambe disoccupate, ed ora i loro fondi si stavano velocemente
prosciugando. Non era solo per la mancanza di lavoro, ma qui la vita era cara il
doppio, rispetto a Sunnydale.
Chiudendo brevemente gli occhi, a Buffy venne quasi da ridere a pensare a quanto
era stata sciocca, non aveva ascoltato gli avvertimenti di sua madre, sulle
difficoltà delle grandi città, ed era rimasta caparbiamente della sua idea. Ora
non poteva chiedere dei soldi a sua madre, non dopo che aveva fermamente
dichiarato che ce l’avrebbe fatta da sola. Le sue spalle si abbassarono quando
comprese di essere troppo giovane, per questa situazione, appena uscita
dall’università a cercare di sfondare in una città come New York. Nessuno
l’avrebbe assunta, non volevano una ragazzetta inesperta come era lei, loro
volevano una donna esperta. O un uomo.
Aprendo di nuovo gli occhi si guardò la giacca, la pelle scamosciata marroncina
era chiazzata di scuro, dove le gocce di pioggia l’avevano colpita prima che
riuscisse a tornare sotto il portico dell’edificio.
<< Uffa!>> disse aggrottando le sopracciglia e facendo il broncio, fregandose se
la gente la guardava, lei era giovane e se voleva poteva fare il broncio. Ebbe
voglia di fare la linguaccia ad una donna che la superò che si parava con un
grande ombrello.
Gli occhi di Buffy si allargarono quando guardò la marea di ombrelli che
circolavano su e giù per la strada, che zigzagavano colorati di blu, nero e
rosso.
Un’idea le balenò alla mente e prese a cercare nella sua enorme borsa che
portava a tracolla, i suoi movimenti si facevano sempre più disperati e
frenetici mentre continuava a rovistare. Avrebbe giurato di aver preso
l’ombrello quella mattina, Willow lo aveva menzionato e lei era andato a
prenderlo sul tavolino nell’ingresso del loro appartamento, era vicino alla
falsa lampada di Tiffany.
<< Uffa! >> ripetè ancora, questa volta battendo un piede in terra.
<< Sta bene, signorina! >> Il tono melodioso di un accento britannico, si fece
largo attraverso i suoi pensieri, e Buffy convenne che l’interruzione non era
del tutto sgradevole.
Alzando lentamente la testa, seguì dei pantaloni neri, passando per una camicia
anch’essa nera, fino a giungere al suo volto, l’espressione preoccupata che
aveva, le fece venire un piegamento alle ginocchia.
William batté le palpebre, quando lei alzò lo sguardo; gli occhi di lei erano
due laghi verdi, che lo rimescolarono, provò un calore allo stomaco, che si
diffuse verso il torace. Quando lei sorrise leggermente, le sue guance
sembrarono quelle di un cherubino, sembrarono due perfette pesche, che veniva
voglia di mangiare, ed a lui sarebbe piaciuto farlo. Mentre lei cercava di dire
qualcosa, le studiò il volto, la sua pelle liscia ed il suo nasino, le labbra
rosse e luminose. So sorprese che le labbra, fossero l’unica cosa che lei avesse
truccato, era cresciuto vedendo che le ragazze di questa città, si truccavano
tutto il viso; ed ora che vedeva qualcosa di così naturale e bello al tempo
stesso, gli sembrò che lei fosse una creatura paradisiaca.
Spostando lo sguardo ai suoi capelli, lo lasciò scivolare dalle radici
leggermente più scure, alle ciocche color miele dorato, che sembravano così
morbide che gli parve quasi di sentirle sotto le dita; ciocche che terminavano
leggermente arricciate sulle punte.
Aggrottò le sopracciglia alla vista della sua giacca marrone, macchiata di
pioggia, era stato talmente preso ad osservarla, che non si era accorto del
tempo che faceva. Rendendosi conto improvvisamente, che stava piovendo, sentì il
suono che le facevano le macchine, passando veloci sopra le pozzanghere,
nonostante le persone che passavano per strada, ed il picchiettio dell’acqua
sopra gli ombrelli di coloro che gli passavano vicini.
William riportò la sua attenzione all’angelo di fronte a lui, quando si rese
conto che stava dicendo qualcosa.
<< …l’ombrello. Avrei giurato di averlo preso. Oggi sta andando proprio male….>>
<< Male? >> chiese William alzando un sopracciglio, mentre si chiedeva cosa ci
potesse essere di negativo, visto che a lui sembrava che la sua giornata, stesse
migliorando ogni secondo che passava.
<< Prima il mio colloquio va male, poi inizia a piovere e macchia la mia giacca
buona, ed io non ho l’ombrello. Penso seriamente che il mondo stia complottando
contro di me. Voglio andarmene via il prima possibile da questo posto! >> disse
lei facendo un’occhiataccia all’edificio alle loro spalle, e sospirò di nuovo.
<< Questo posto? >> disse William guardando la porta girevole che i custodi
stavano chiudendo per la sera.
<< Colloquio numero un milione e uno! >> brontolò Buffy, rimettendosi a guardare
in borsa, doveva smetterlo di guardarlo o avrebbe iniziato a fissarlo.
In quel breve momento in cui aveva avuto l’occasione di guardarlo mentre lui
guardava altrove, era giunta alla conclusione che non aveva mai visto nessuno
come lui. Era magro, ma di certo, nascondeva sotto i pantaloni e la camicia
nera, un corpo da sballo, ed il suo volto era bellissimo, del genere che di
solito si trovano sulle riviste e per i quali le ragazzine sospirano, avrebbe
avuto voglia di sospirare giusto ora, se non fosse stato, perché non voleva che
lui la credesse pazza.
Gli occhi si erano goduti il suo volto, mentre prendeva nota della curva della
sua gola e dell’angolo deciso della sua mascella, la pienezza allettante e
morbida del suo labbro inferiore, l’arco perfetto delle sue sopracciglia,
perfino le orecchie erano sexy. Quest’uomo di fronte a lei, era un dio fra gli
uomini, sentiva le ginocchia che le tremavano, come quando aveva tredici anni ed
era stata baciata per la prima volta, anche se in effetti, quella volta le
ginocchia avevano tremato molto mento di ora. Si sentiva come una foglia al
vento, il suo corpo bruciava di desiderio ed il suo cervello era come perso in
sogni ad occhi aperti, inspirati da ogni suo più piccolo movimento o parola che
aveva detto.
Alzando di uovo gli occhi verso i suoi, deglutì con difficoltà quando
l’incontrò, le girò la testa, si sentiva come se le gambe non la reggessero e
non riuscisse a respirare. Fissando di nuovo quei laghi blu e profondi, che le
sondavano l’anima, lei si sentì diventare la bocca asciutta e sentì negli
orecchi il battito forte e veloce del suo cuore. Lui era un dio, non c’era altra
spiegazione al fatto che un uomo riuscisse a farla sentire così, solo
guardandola. Provò ad immaginarsi cosa sarebbe potuto accadere, se lui l’avesse
toccata, le lui posasse una delle sue grandi mani su di lei, probabilmente si
sarebbe sciolta in una pozzanghera.
William smise di guardarla, per dare un’occhiata al suo orologio, si erano fatte
le sette di sera. Avrebbe dovuto essere già a casa, per prepararsi per la cena,
non c’era nessuna ragione valida per attardarsi lì a parlare del più e del meno,
mentre continuava a piovere. Aveva un ombrello ed un impermeabile, che lo
avrebbero protetto dall’acqua, eppure rimaneva ancora lì, in piedi, incantato
dalla piccola e minuta ragazza che gli stava di fronte e desideroso di sapere
perché lei fosse così abbattuta, quando l’aveva vista prima.
<< E’ un po’ tardi per un colloquio…>> disse William, guardando se lei avesse
guardato di nuovo all’edificio.
<< Gia…>> sospirò Buffy. Non c’era nient’altro che lei potesse fare, se non
aspettare che smettesse di piovere, e parlare con lui era decisamente più
divertente che stare a guardare le persone che passavano per la strada,
andandose per i fatti loro.
<< ….sono rimasta là dentro per più di due ore e non hai idea di quello che ho
passato, non credo proprio che troverò un lavoro…>>
William si fece pensoso per un momento e poi strinse gli occhi con fare
interrogativo.
<< Quale reparto? >>
<< Huh? >> Si rese improvvisamente conto che lui non era bagnato, segno che
doveva esser uscito dall’edificio, si disse intuitiva. << Marketing. Voglio fare
la copywriter. >>
<< Copywriter. >> disse lui come se lo annotasse mentalmente. Aveva ottenuto una
delle due informazioni che desiderava avere da lei, ora aveva bisogno della
seconda.
<< Lavori qui? >> gli chiese quando sembrò di nuovo pensieroso e si domandò se
fosse stata troppo curiosa, lei era abituata alla sua piccola città, dove le
persone si parlano se rimangono bloccate, da una seppur rara pioggia.
<< Già, io lavoro qui….>> William cercò disperatamente di trovare o una
professione o un reparto da dire, qualsiasi cosa che non fosse la sua vera
posizione.
<< Scommetto che lavori al top, con i grandi boss. >>
<< Qualcosa del genere, si! >> mormorò grato di non dover spiegare che lavoro
facesse. Con un sorriso leggermente serio, lui accennò con la testa verso la
pioggia, e sentì che lei lo stava guardando, resistette al desiderio di
ghignare, quando gli venne in mente un’idea << Non sembra che voglia smettere,
non credi? >>
<< Hai ragione. >> mormorò Buffy << Per essere estate, c’è sempre brutto tempo,
la pioggia non è qualcosa che accade spesso, da dove vengo io. >>
William controllò di nuovo l’orologio, mentre faceva decisamente attenzione al
fatto che aveva un ombrello. I suoi occhi si allargarono leggermente guardandolo
e capì, come fare per ottenere l’informazione che desiderava. Sorridendo
internamente, si congratulò con sé stesso per la sua bravura, nel riuscire
sempre ad ottenere quello che voleva dagli altri, ora, se voleva quella
informazione, doveva trovarle un lavoro.
Spietatamente determinato. Qualcuno una volta lo aveva chiamato così, quando un
po’ di tempo prima, aveva scaricato un dirigente principale di una ditta di
stampa a Brooklyn. Aveva solo ventisette anni quella volta, aveva appena
iniziato a costruire l’impero di cui andava orgoglioso, ed ancora non era
cambiato per niente. Considerava i rilevamenti come una caccia, e se la caccia
lo entusiasmava, era la cattura il nettare più dolce, quando vedeva
l’ex-proprietario di una società, che aveva acquisito, perdere il suo orgoglio e
sperare nella sua gentilezza. Lui non lo faceva mai. Era uccidere o essere
ucciso, e lui era il più mortale di tutti loro.
William sorrise di nuovo, mentre pensava che oltre ad essere spietatamente
determinato, era anche spietatamente efficiente. Di solito, le persone non
riuscivano a dirgli di no, anche quando lo avrebbero desiderato. Bastava che lo
guardassero negli occhi e si arrendevano, e gli davano quello che voleva, con
lei sarebbe successa la stessa cosa, ma non ne era sicuro.
Pensandoci il suo cuore perse un battito.
Questa volta non lo sapeva.
Improvvisamente era incerto.
L’aveva conosciuta solo quindici minuti prima e già lei aveva messo un dubbio
nella sua mente. Si disse che forse era meglio lasciarla perdere, non continuare
con lei, ma lui non desiderava farlo, lui voleva conoscerla, lei doveva essere
sua.
<< Stai bene? >> chiese Buffy, piegando la testa da una parte e aggrottando le
sopracciglia, lui stava fissando in modo assente l’ombrello che aveva in mano,
ed aveva una strana espressione nel viso, come se fosse addolorato, come se
improvvisamente, qualcosa lo avesse turbato.
William stava fissando l’ombrello nero.
Per qualche strana ragione, si stava agitando.
Comprese rapidamente che non era l’ombrello.
Erano le sue mani che tremavano.
Facendo forza su sé stesso, bestemmiò silenziosamente per la sua debolezza, che
mise da parte, cercando di annullarla e farla sparire dalla sua mente. Lui era
più forte di questa situazione, nessuno gli aveva mai detto di no e non sarebbe
successo ora.
<< Dunque…avrei un’idea…>> disse piano, mentre internamente ritrovava dentro di
sé la fiducia. << Tu prendi questo…ti scriverò il mio indirizzo e tu potrai
restituirmelo…o me lo renderai quando inizierai il tuo nuovo lavoro…>>
Buffy lo guardò leggermente abbattuta, mentre parlava e poi le faceva un gran
sorriso.
<< I boss qui, possono essere dei veri bastardi, non danno molte ch’anse nei
colloqui, è uccidere o essere uccisi per loro… il denaro è potere, e il potere è
tutto, e non appena loro hanno capito di avere potere su di te…tu sei sistemata,
love. >> disse alzando il sopracciglio sinistro e continuando a sorridere. << Mi
rendo conto che loro probabilmente, ti sono sembrati sgradevoli durante il
colloquio, ma io scommetto che tu avrai il posto per il quale di sei
presentata….aspetta e vedrai…>>
Tirando fuori un pezzetto di carta dalla tasca, vi scrisse veloce il suo
indirizzo, mentre si godeva l’occhiata che lei gli stava dando, come se lui
fosse stato un dio di qualche tipo, per averle detto quelle cose. Realizzò che
lei aveva un dannato bisogno di essere tirata su e confortata, per poter
superare quel triste periodo; non riusciva ad immaginarsi al suo posto, a
cercare un lavoro in questa città, avendo poca esperienza e essendo così giovane
come era lei.
Quando le diede il pezzo di carta, le punte delle dita sfregarono leggermente
contro quelle di lui, sentì come una scossa che l’attraversò, un brivido che
fece canticchiare tutto il suo essere, deliziato.
Buffy prese l’ombrello con un grosso e grato sorriso e poi eccitata fece: << Oh!
>>
<< Non conosco il tuo nome. >>
Bingo! Lui sorrise contento e tese la mano.
<< William. >>
Buffy sorrise nel vederlo tanto compito. Facendo scivolare la mano nella sua, si
sorprese un po’ della forza della sua stretta e del suo modo di far strusciare
il pollice contro il suo, sensuale, quasi da predatore.
<< Buffy. Buffy Summers. >>
William strinse ancora una volta il dorso della mano di lei, che stava tenendo e
sospirò.
<< Un bel nome, per una bella ragazza. >>
Con il bagliore di un sorriso, che le fece sciogliere il cuore, lui si allontanò
da lei, andando nella direzione opposta a quella che lei doveva prendere e tutto
le faceva pensare , se mai lo avrebbe visto di nuovo. Guardò il pezzo di carta,
su cui lui aveva scritto in bella calligrafia il suo indirizzo. Sospirando lo
mise al sicuro dentro la borsa, ed aperto l’ombrello nero si avviò sotto la
pioggia.
Pioggia. Ora che ci pensava bene, la pioggia non era così male, la pioggia le
aveva dato il più bel momento, la più bella speranza che aveva mai avuto in vita
sua. Guardando oltre la spalla, lo vide scomparire fra la folla.
E la speranza era ottimamente sistemata.
Capitolo due
Spingendo le porte del suo palazzo per aprirle, Buffy scosse via l’acqua
dall’ombrello e sorrise di nuovo, Willow non l’avrebbe creduta, quando le avesse
raccontato di William, il suo eroe.
Correndo a lunghi passi , più veloce che poteva, raggiunse la porta del suo
appartamento a tempo di record, poi si prese un momento per calmarsi e
riprendere fiato, prima di entrare. Voleva comportarsi come se non fosse
successo niente. Willow, era quel tipo di ragazza, alla quale non sfugge niente,
e lei voleva giocare un po’ su questo, voleva vedere se avrebbe notato
l’ombrello.
Buffy armeggiò con la chiave per inserirla nella serratura, e si rese conto che
le mani le tremavano, doveva dipendere o dal fatto che stava morendo di fame,
oppure era a causa dell’eccitazione di aver incontrato un uomo come William, che
la scuoteva ancora. Chiuse gli occhi per un momento, ricordando la sensazione
che aveva provato, quando le aveva stretto la mano, il suo pollice che la
carezzava in un modo, che il suo cuore aveva preso a battere a velocità
raddoppiata.
Quando finalmente spinse la porta, aprendola, si tolse velocemente la giacca e
l’appese sull’appendiabiti, prima di andare nel soggiorno e posare la borsa e
l’ombrello dietro il divano.
Camminò davanti al divano, dove era seduta la sua amica e si diresse in camera
da letto.
<< Buffy? >> la chiamò Willow voltandosi da dove era seduta a guardare la TV.
Guardando dietro il divano, la ragazza dai capelli rossi, aggrottò le
sopracciglia vedendo le cose che l’amica aveva lasciato lì.
Willow voleva molto bene a Buffy, ma era ora che lei cominciasse ad essere più
ordinata in casa, doveva fargli un discorsetto in proposito. Quando vide
l’ombrello, il suo cipiglio si accentuò.
<< Buffy? >> chiamò di nuovo, mentre raccoglieva l’ombrello e lo fissava come se
potesse rispondere alle sue domande.
<< Hai comprato un ombrello? Giurerei che questa mattina non hai preso il tuo…>>
Buffy riapparve dalla camera da letto, con un accappatoio di spugna bianco, che
le avvolgeva il corpo. Allargò gli occhi quando vide l’ombrello nelle mani
dell’amica e sorrise svagata.
<< E’ di William. >> disse con noncuranza, alzando le spalle e incamminandosi
verso il bagno, un sorriso le apparve sulle labbra un secondo dopo aver girato
le spalle a Willow.
Willow, alzò le sopracciglia e cercò di ricordare se loro conoscevano un
William. Alzando la testa, guardò nella direzione nella quale stava camminando
Buffy.
<< Chi è William? >> chiese Willow riappoggiando di nuovo l’ombrello. << Buffy?
>>
<< Solo un minuto, Will. >> gridò Buffy dalla doccia, mentre si lavava, mentre
si liberava dei sentimenti negativi che le avevano lasciato i colloqui e
lasciando che l’acqua calda, rilassasse letteralmente i suoi muscoli. Sorrise
pensando all’aria confusa che doveva avere Willow in questo momento.
Visto che non poteva fare altro che aspettare, Willow decise di fare due tazze
di tè. Pensava che Buffy, ne avrebbe avuto bisogno. La conosceva bene e sapeva
quando stava per raccontarle qualcosa di bello e questa sembrava una di quelle
volte, in più c’era la faccenda dei tre colloqui dei quali si doveva sfogare, e
di solito, le ci voleva un po’ di tempo per superare quanto di cattivo le era
successo.
Prendendo le bustine di tè dall’armadio a muro, le mise in due tazze di
ceramica, regalo della madre di Buffy, e mise il bollitore sul fuoco. Guardò nel
freezer e annuì, quando vide la grossa vaschetta del Ben Jerry’s Chocolate Fudge
Brownie in un angolo, Buffy avrebbe avuto bisogno anche di quello. Riempiendo le
tazze di acqua calda, preparò velocemente il tè e poi prendendo sotto braccio la
vaschetta del gelato, afferrò due cucchiaini dal cassetto.
Avvolgendo un asciugamano intorno ai capelli, Buffy asciugò con la mano il
vapore sullo specchio e si fisso.
Un bel nome per una bella ragazza.
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Arrossì leggermente e uscita dal bagno, trovò la sua amica accoccolata in un
angolo del divano ed una tazza di te al limone, che l’attendeva sull’angolo
opposto. Buffy ghignò vedendo la vaschetta del gelato, era bello vivere con
qualcuno che sapeva ciò di cui lei aveva bisogno.
Sedendosi sul divano davanti a Willow, raccolse la sua tazza di tè e annusò la
dolce e al tempo stesso amara fragranza. Il calore del vapore la rilassò e tirò
un lungo sospiro, come se cercasse di rilassarsi ancora di più.
<< Allora. >> iniziò Willow, dando all’amica un’occhiata seria; non l’aveva mai
vista così rilassata dopo un colloquio da quando stavano a New York. << William?
>>
<< Io l’ho ribattezzato la “speranza”. >> Buffy sorrise vedendo l’amica
diventare confusa, forse era meglio se lo spiegava.
<< Lui mi ha detto che non devo preoccuparmi dei boss o del colloquio, che
certamente avrei avuto il lavoro. >>
<< E chi è costui? Dallo sguardo che hai e dal modo come cammini, come se stessi
sognando, m’immagino che sia carino e che ti piaccia. >>
Buffy sospirò e guardò gli occhi spalancati di Willow, la curiosità li riempiva.
<< Lui è un bel ragazzo, come hai detto, solo…molto più attraente e seducente.
Lui è la ragione per cui dio ha creato l’uomo….no aspetta….lui è un dio fra gli
uomini.>>
Willow sorrise; le piaceva vedere come Buffy sembrasse tornare un’adolescente,
quando le piaceva un ragazzo. Centellinando il suo tè, si prese un momento per
studiare Buffy da vicino, erano almeno due mesi che non la vedeva così rilassata
ed eccitata al tempo stesso, ed era bello vedere che la situazione era cambiata,
e che ora stesse meglio. Willow, aveva trovato la settimana precedente, un
lavoro in una grande società di software e da allora stava sorridendo. Desiderò
con tutta sé stessa che la “speranza”, come lo aveva chiamato Buffy, stesse
dicendo la verità, quando le aveva detto che avrebbe trovato lavoro, sarebbe
stato bello, se entrambe avessero potuto finalmente realizzare i loro sogni, in
quella grande città.
<< E i colloqui? >> chiese Willow, vedendo subito dopo l’amica che s’intristiva.
<< Pensavo che stessimo parlando di William, non mi hai ancora fatto la metà
delle domande, per le quali mi ero preparata le risposte….>> Buffy fece un
broncio beffardo e fissò il suo tè, mentre lo mescolava lentamente con il
cucchiaino.
<< Comincia dall’inizio a raccontarmi la tua giornata, finisco sempre per
confondermi, se tu salti da una parte all’altra. Vorrei poter capire tutto
questa volta. >>
Il broncio di Buffy scomparve, e lentamente venne sostituito da un sorrisetto.
<< Tu sei così metodica…non stupisce nessuno che tu faccia la ricercatrice. >>
Willow alzò un sopracciglio e diede a Buffy un’occhiata, che diceva che non era
entusiasta di quel commento.
<< Okay…ignoreremo i primi due colloqui, perché non ci sono parole per
descrivere come siano andati male…il terzo colloquio, quello alla Thornton e
Black, quello era iniziato bene…poi la situazione è decisamente peggiorata. >>
Willow, guardò più comprensiva l’amica e le si avvicinò. Sapeva che la stava
tagliando corta, per poter arrivare alla parte migliore della storia, perché
poteva vedere come Buffy, stesse morendo dalla voglia di parlare di più di
William.
<< All’inizio, mi hanno fatto attendere un po’, bene…in un’elegante stanza
arredata i mogano e sfarzosa….davvero molto lussuosa. Non sapevo cosa fare…mi
giravo i pollici e canticchiavo fra me e me, per passare il tempo, stavo
diventando nervosa, quando, trenta minuti più tardi, finalmente entrarono. Mi sa
che si erano dimenticati di me. >> Buffy fece di nuovo il broncio e poi si
rilassò di nuovo, quando Willow le fece un verso e poi le toccò rassicurante la
mano. << C’erano tre persone ad esaminarmi, la persona che mi ha posto tutte le
domande, una dietro all’altra, era una donna che si chiamava Jenkins. In ogni
modo…gli altri due prendevano degli appunti, avevano dei piccoli portablocchi a
molla, ed io mi sono sentita come sotto processo, e se avessi fatto o detto
qualcosa di sbagliato, loro premendo un pulsante mi avrebbero fatto cadere dalla
sedia e cacciata via! >>
Willow ridacchiò e bevve un sorso del suo tè, le piaceva il modo di raccontare
di Buffy, come la sua immaginazione rendeva i normali racconti sempre più
interessanti.
<< Quindi io rispondevo a tutte le domande che mi facevano, cercavo di fare
qualche battuta, ma loro mi guardavano con delle facce impassibili….stavo
diventando veramente nervosa. Ero là da più di due ore, mi hanno chiesto di
tutto, dalla mia istruzione a se volevo sposarmi ed avere dei bambini….mi hanno
chiesto di tutto. E’ stato raccapricciante. >>
Willow ridacchiò << Ti avranno fatto tutte quelle domande strane per esaminarti,
credo, m’immagino che volessero sapere se eri adatta al lavoro. >>
<< Presumo. >> disse Buffy aggrottando le sopracciglia, non era particolarmente
felice che l’amica non avesse risposto, dandole qualche strambo chiarimento o
qualche teoria cospiratoria. << Forse era solo quella ragazza…era molto
sfacciata.>>
<< Allora che è successo dopo? >> chiese Willow prendendo la vaschetta di gelato
e aprendola. Mettendo un giornale sopra il divano, fra lei e Buffy, ci appoggiò
sopra in equilibrio il gelato.
Buffy, usando il cucchiaino, raccolse la parte più morbida e sciolta che c’era
ai lati e mangiò il cioccolato, prima di andare avanti nel racconto di quella
sera.
<< Allora….>> disse Buffy mentre sventolava il cucchiaino e sentiva il gelato
che le scivolava in gola fresco e cremoso.
<< ….io sono uscita ed ero frustrata, perché il colloquio era andato male.
Faccio appena in tempo ad uscire dal portico dell’edificio per venire a casa,
che comincia a piovere. La mia povera giacca si è praticamente rovinata, ed
avrei giurato di aver preso l’ombrello, come mi avevi detto stamattina. >>
Buffy sorrise ironicamente, mentre si gustava il momento in cui avrebbe parlato
dell’incontro con William, e Willow non stava in sé dall’impazienza di sapere
come era andata.
<< E sto guardando nella borsa….nulla, nada, niente! Stavo imprecando ed una
donna mi guardò male…>>
<< E…>> Willow si era inclinata in avanti e i suoi occhi si erano fatti più
grandi.
<< E….>> Buffy si prese un’altra cucchiaiata di gelato, mentre prendeva tempo,
portandolo alla bocca e mangiandolo.
<< ….All’improvviso c’è questa voce, questa voce profonda, sexy…e lui mi chiede
se sto bene…>>
Willow sospirò enfaticamente e sorrise.
<< Lui è inglese…ha un po’ di accento, ma non troppo…solo….perfetto! >> sospirò
Buffy mentre teneva la testa appoggiata sulle mani e fissava trasognata in
lontananza. << Era vestito di nero…gli stava così bene, e anche se dai vestiti
non si vedeva, direi che sotto aveva un corpo da dio greco…e il suo
volto….dio…giuro che avrei avuto voglia di sospirare, come una ragazzina davanti
ad un divo del cinema. Aveva degli occhi blu e penetranti che sentivo stavano
cercando di leggermi l’anima…labbra morbide e degli zigomi meravigliosamente
scolpiti…di solito non si pensa che gli uomini siano belli, sono sempre
affascinanti o anche attraenti, ma lui era bellissimo….di più e di più….>>
Buffy e Willow sospirarono all’unisono e poi fecero una risatina sciocca. Non
c’era niente di meglio che parlare di uomini, specialmente se l’uomo in
questione, era definito come attraente o meglio.
<< Bene….dimmi di più….>> disse Willow, prendendo una bella cucchiaiata di
gelato e mettendosela in bocca, per poi sorridere.
<< Allora, noi eravamo là …sotto la tettoia dell’edificio di quello schifo di
società e lui stava parlando a me…a me! Come se fosse una cosa normale…e tutto
quello che riuscivo a pensare era che desideravo poter passare le mani nei suoi
riccioli biondo platino, solo per vedere se erano morbidi o se il gel li avesse
induriti…>>
<< Ooh…capelli ossigenati, vestiti neri….a Buffy piace il ragazzo cattivo. >>
disse Willow ridacchiando, mentre Buffy le dava una spinta.
<< Non è vero. >> disse Buffy scuotendo la testa, cercando debolmente di
confutare quello che aveva detto l’amica. << Era uscito dallo stesso palazzo da
cui sono uscita io…>>
<< Ma lui ti ha dato l’ombrello? Voglio dire, lui se ne sarebbe potuto andare,
lasciandoti lì….non c’era ragione per cui dovesse fermarsi lì a parlare….>>
Il batticuore di Buffy divenne leggermente più rapido sentendo le parole
dell’amica. << Avrebbe potuto farlo…avrebbe potuto camminare oltre me e andare
ovunque stesse andando, ma non lo ha fatto…mi ha parlato…mi ha chiesto del mio
colloquio, in quale settore fosse e dio….continuava a sorridermi, giuro che le
mie ginocchia si stavano piegando. Non avevo mai incontrato un uomo che
riuscisse a farmi sentire così….pensai che non fosse possibile. Tutte le volte
che mi guardava, sentivo di diventare come gelatina. Quando mi offrì il suo
ombrello e mi diede il suo indirizzo….>>
<< Ti ha dato il suo indirizzo? >> la interruppe Willow, con gli occhi sempre
più grandi, mentre si chiedeva come mai, Buffy non lo avesse detto prima. <<
Come a dire…ecco…prendi il mio indirizzo e il numero…il mio nome è…com’è
successo? >>
<< No…>> disse Buffy scuotendo la testa. << Lui è così diverso…non so se gli
piacevo, dovevo sembrare orribile…oh mio dio…>> esclamò mentre ripensava
mentalmente << Lui fissò per un po’ di tempo il suo ombrello prima di darmelo in
prestito…tu pensi che la sua fosse…una specie di manovra? No…io non gli ho dato
il mio indirizzo o nien….>>
<< Cosa? >> chiese Willow, aggrottando le sopracciglia, questa era la notte più
interessante da quando loro erano giunte a New York.
<< Fui io a chiedergli come si chiamava….lui aveva scritto solo il suo
indirizzo…perché forse si aspettava che io gli rimandassi l’ombrello…intendo
dire…è un ombrello e penso che lui abbia abbastanza soldi per ricomprarselo
nuovo…>> Buffy fissò intensamente il gelato, mentre cercava di dare un senso a
tutte le cose che le passavano per la mente. << Gli dissi come mi chiamavo…lui
mi strinse la mano, il suo pollice accarezzò il mio e giuro che non me lo sono
immaginato….sentii che si piegava, come per baciarmi, come succede nei film.
Quando gli dissi il mio nome…oh mio dio, come sono stata cieca….il reparto, le
rassicurazioni che avrei trovato lavoro, il parlare con me anche quando poteva
andarsene, l’indirizzo… >>
<< Cosa ha detto quando gli hai detto il tuo nome? >> chiese Willow leggermente
agitata.
Il gelato continuava a sciogliersi, mentre Buffy cercava le parole per dirle
all’amica, non riusciva a credere a quanto fosse stata cieca, così presa a
fissarlo e sciogliersi come neve al sole, davanti a lui, che non si era resa
conto che lui ci stava provando con lei.
Si chiese per un momento, che cosa stesse facendo adesso William, lei risentiva
ancora le sue parole nella sua mente, ed il modo tranquillo ma confidenziale con
cui le aveva dette, e come i suoi occhi si erano incatenati ai suoi.
<< Un bel nome, per una bella ragazza. >>
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Un bel nome, per una bella ragazza.
Ancora non riusciva a credere di aver detto a quel modo. Le parole gli erano
uscite spontaneamente dalla bocca e non aveva avuto la forza di fermarle. Se
voleva essere onesto con sé stesso, doveva correggersi, lei non era
semplicemente bella, lei era bellissima.
William non si era mai sentito così. Era seduto a tavola a cenare con tutti i
dirigenti dell’azienda, che parlavano di affari, di come stessero andando bene i
loro reparti, e lui non riusciva a dare loro attenzione. Tutto quello che
riusciva a fare era pensare ad una piccola biondina. Il modo in cui i suoi occhi
splendevano quando sorrideva. Il modo in cui i suoi capelli si muovevano ad ogni
suo gesto. Questo non era da lui. Non riusciva a concentrarsi, stava escludendo
tutte le conversazioni che c’erano attorno a lui, ed iniziava a preoccuparsi che
qualcuno, potesse notare un cambiamento nel suo comportamento, e quello lo
avrebbe scocciato.
Aveva di solito queste cene di lavoro, ma mai così tranquille. Amava vedere i
suoi direttori affannarsi a dichiarare quanto fosse andato bene il loro reparto,
e gli piaceva stare seduto a guardare come se la prendevano fra di loro e
ciascuno cercava di vincere sull’altro. Era un sentimento confortante, vederli
lottare come cani intorno ad un osso, solo che lottavano per avere la sua
attenzione. Questa sera nessuno avrebbe vinto, stasera la sua attenzione era
tutta su….
<< Buffy. >> sussurrò William, mentre le sue dita tracciavano distrattamente
l’orlo della tazza di caffè che fissava assente.
<< Ha detto qualcosa, signor Thornton? Ho paura che il signor Knox, stesse
parlando a voce così alta, che non sono riuscita a sentirla. >> disse Anya
sorridendogli radiosa, mentre gli faceva il suo sorriso più bello e sperava che
lui lo notasse.
<< Niente, signorina Jenkins. >> rispose William aggrottando fortemente le
sopracciglia << Stavo solo cercando di schiarirmi la mente. >>
<< Oh…>> fece lei sorridendo nuovamente e cercando al contempo di dare un calcio
a Knox, attraverso il tavolo, e dandogli un’occhiataccia, quando lui aggrottò le
sopracciglia verso di lei.
<< In effetti…>> disse William alzando la testa e guardando Anya oltre la
tavola, mentre faceva alla bionda un piccolo sorriso, che sembrò innervosirla.
<< …lei ha avuto un colloquio oggi, una piccola ragazza bionda…>>
<< Abbiamo avuto quattro colloqui oggi, nessuno di loro è andato bene…>>
<< Una piccola ragazza, bionda…miss Summers….mi è capitato d’incontrarmi fuori
dall’edificio con lei, e mi ha raccontato di aver passato due ore in un
colloquio infernale. Due ore? Sarà stato un buon colloquio? A meno che, lei non
avesse niente di meglio da fare? >>
Anya giocherellò nervosamente con il tovagliolo, mentre cercava disperatamente
di evitare quel cipiglio interrogativo, così particolare che lui aveva. Il suo
cuore sembrava impazzito, mentre cercava di trovare una risposta che gli sarebbe
piaciuta.
<< Ho pensato che più accurato era, meglio era. Trovare un’apprendista
copywriter bravo, fra mezzo a tutti questi laureati è un incubo. >>
<< Io non vedo dove stia il problema, ho passato con lei solo quindici minuti, e
mi è sembrata perfettamente brillante…un po’ inesperta forse, ma noi questo lo
possiamo cambiare velocemente. Non mi è sembrata contraria a lavorare duramente.
>>
<< Ma io pensavo che stessimo cercando un…io la misi nel colloquio, solo per la
politica delle pari opportunità…>>
<< Di che cosa sta parlando, lo tiri fuori donna. >> Il cipiglio di William si
era intensificato. Si era fermato appena in tempo dal chiamarla “stupida stronza”.
Qualche volta desiderava non dover essere così educato, qualche volta desiderava
poter parlare come voleva, senza doversi sentire e suonare, come suo padre.
Nella sua mente si ripassò la conversazione con Buffy, ed il modo in cui lei era
riuscita a rilassarlo, quando gli aveva parlato del più e del meno. Desiderò
poter passare più tempo con lei, lei era quel genere di ragazza con la quale,
avrebbe fatto potuto scherzare, lei aveva certamente una bella risata da
accoppiare al suo bel sorriso.
Qualcosa a proposito dell’idea di poter essere simpatico, come se quando fosse
con lei, fosse capace di lasciar andare via tutte le preoccupazioni di lavoro,
che di solito si portava dietro dappertutto, comportarsi come quando era
giovane. Rise di quel pensiero, di essere più giovane. All’età di trentadue
anni, lui pensava a quando era più giovane, come se adesso avesse il doppio dei
suoi anni.
Un rumore attirò la sua attenzione e realizzò, che la dirigente del marketing
gli stava parlando, probabilmente cercava di spiegargli cosa avesse inteso dire,
e lui si era completamente estraniato da lei. Il pensiero che lui si fosse
distratto, stava iniziando a dagli fastidio. Aveva passato tutta la sua vita a
controllarsi, ad essere sempre attento, ed ora, una ragazzina stava rovesciando
il suo mondo, e lo scuoteva come una palla di vetro con la neve dentro.
<< …uomo. >>
<< Uomo? >> William aggrottò le sopracciglia di nuovo, mentre segretamente
desiderava di non aver perso il resto di ciò che lei aveva detto. Più
velocemente lei fosse arrivata al punto e più velocemente lui, avrebbe potuto
dirle di assumere la ragazza e ancora più velocemente, avrebbe potuto tornarsene
a casa, dove l’avrebbe allontanata dai suoi pensieri, per qualche giorno.
<< Sì, lei disse chiaramente che voleva assumere un uomo. >>
<< Baggianate. >>William sventolò sprezzante la mano e poi aggrottò le
sopracciglia, mentre lo guardavano tutti, incuriositi su cosa fare, con ciò che
aveva appena fatto il loro capo. << Assuma la ragazza, la signorina Summer, ci
renderà orgogliosi, ne sono sicuro…ed io non mi sbaglio mai! >>
Li guardò per un momento, loro avevano appiccicato sul volto un sorriso diretto
a lui e nessuno trovò la forza di sfidare ciò che aveva detto, amava questa
sensazione qualche volta, essere il capo e non dover scontrarsi con nessuno.
Spingendo indietro la sedia, si mise in piedi, fece un cenno con la mano per
attirare l’attenzione del cameriere e indicò il tavolo. Il cameriere annuì con
la testa, William gli fece un piccolo sorriso e poi guardò di nuovo alle persone
sedute davanti a sé. Succedeva così ogni venerdì, cena con i direttori per
discutere quanto era accaduto durante la settimana. Una parte di lui, desiderò
che almeno per un venerdì, potesse trovare qualcosa di meglio da fare. Salutando
velocemente, si allontanò dalla tavola e uscì dal ristorante.
Come uscì nella pioggia, pensò al suo ombrello. Ora probabilmente era al sicuro
da qualche parte, nel piccolo appartamento che lei divideva con una ragazza. O
un uomo.
William si tirò su il colletto e iniziò a camminare per la strada, non voleva
pensa a quello, e non voleva andare subito a casa. Avrebbe usato la pioggia come
una coperta e camminato per le strade tranquille, per raccogliersi, per
riconcentrarsi. Emise un lungo sospiro.
Questo non era lui.
Questo era qualcos’altro, qualcuno di diverso.
Aveva creduto di essersi liberato del suo lato più debole, la parte di sé che
amava la poesia e la trama fiorita di un romanzo. Passo dopo passo, se ne era
liberato, l’aveva lasciato e sostituito con l’uomo che era adesso. Freddo,
calcolatore. Spietatamente determinato. Un vero predatore. Un cacciatore.
Quindi perché adesso stava camminando sotto la pioggia e pensava ad una ragazza,
come se fosse in un patetico film strappalacrime?
Ringhiò a sé stesso.
<< Io la conquisterò! Non con il cuore ed i fiori, non con belle parole. >>
mormorò mentre girava l’angolo e camminava sulla Fifth Avenue.
Però non sarebbe stato spietato. Lei non ci sarebbe stata, non sarebbe uscita
con il suo capo.
No
Lui sarebbe stato diverso. L’uomo che era prima di avviare il suo impero, l’uomo
che stava a metà fra il poeta ed il cacciatore.
Tutto quello che doveva fare, era impedire che lei venisse a sapere che era il
proprietario dell’azienda, nella quale stava per lavorare, almeno fino a quando
le cose, non fossero andate avanti e lei non fosse diventata veramente sua.
William sorrise ed alzò il volto verso la pioggia, mentre la sentiva investirlo
dolcemente e apprezzava come la sentiva fredda contro la pelle. Era passato
molto tempo da quando era stato quell’uomo, libero dalle preoccupazioni,
affascinante e leggermente sardonico, Spike, il cacciatore con il cuore di un
poeta.
Fermando un taxi, vi scivolò dentro e diede il suo indirizzo, prima di mettersi
più comodo. Aggrottò le sopracciglia quando guardò il quadrante verde e luminoso
dell’orologio. Non si era accorto di quanto fosse tardi, era già mezzanotte
passata. Chiudendo gli occhi fece un lungo sospiro ed aggrottò le sopracciglia,
mentre lasciava che spezzoni dell’immagine di Buffy gli passassero per la mente
e lo eccitassero.
Fece un sorriso felice.
Sarebbe andata bene con lei, sapeva esattamente come conquistarla e prima che
lei se ne accorgesse, sarebbe stata sua.
Nessuno gli aveva mai detto di no.
Capitolo tre
Spostando la foto incorniciata per la milionesima volta, Buffy s’accigliò, non
importava dove mettesse la foto della sua famiglia e dei suoi amici, non
sembrava stare bene da nessuna parte nella sua nuova scrivania.
Buffy sorrise di ciò
La sua nuova e lucida scrivania, nel suo nuovo e luccicante lavoro.
William aveva avuto ragione, sabato mattina aveva ricevuto una e-mail dalla
signorina Anya Jenkins, nella quale diceva che dal lunedì seguente, poteva
iniziare a lavorare come apprendista copywriter. Per il resto di sabato, aveva
girato fra le nuvole, un sorriso permanente stampato in faccia e Willow
sorrideva insieme a lei, così come avevano fatto sua madre e sua sorella, quando
aveva telefonato per dirglielo. Domenica invece, c’era stata una piccola crisi,
aveva un nuovo lavoro, ma non aveva niente di adatto da mettersi; parecchie ore
dopo era tornata da fare compere e decisamente molto soddisfatta, anche se la
sua carta di credito piangeva.
Con cipiglio, spostò di nuovo la foto di sua madre e di sua sorella, mentre la
metteva da una parte del monito del computer, in modo che guardasse la foto dei
suoi amici. Sorrise alla foto, era stata fatta dopo aver preso la laurea, ed
erano andati alla spiaggia a festeggiare, lei, Willow e Xander erano uniti in un
grande abbraccio.
Le mancava qualche volta, lei e Willow avevano cercato a lungo di convincerlo a
trasferirsi a New York, ma lui aveva deciso di rimanere a Sunnydale con
Cordelia. Due settimane dopo che lei e Willow si erano trasferite a New York,
lui si era trasferito a L A.
Si tenevano in contatto e lei non se l’era sentita di brontolarlo, perché si era
trasferito a Los Angeles, sapeva che Cordelia se voleva poteva essere molto
persuasiva e Buffy pensava che la spiegazione fosse questa.
Facendo scivolare le dita lentamente sulla foto, gettò uno sguardo all’orologio
nell’angolo del monitor, ancora dieci minuti prima di andare a pranzare. Buffy
cominciò a riordinare la scrivania. Non è che non avesse niente da fare, ma non
voleva iniziare un lavoro, pochi minuti prima di andare a pranzo, a lei piaceva
lavorare senza interruzioni, ed un’ora di pausa avrebbe solo rovinato il suo
ritmo di scrittura.
Mise a posto il portapenne e il portadocumenti e si guardò attorno nell’ufficio.
La sua scrivania era vicina all’angolo, il più lontano possibile dalle finestre
di fronte, nella grande stanza rettangolare. Guardando le pareti si chiese se
tutti gli uffici fossero di quel coloro bianco grigiastro. Faceva sembrare
l’ufficio freddo mentre riflettevano le luci fluorescenti bianche. Aggrottò le
sopracciglia e si disse che se fosse dipeso da lei, avrebbe usato
un’illuminazione più soft e colori meno deprimenti.
Buffy sorrise, quando Harmony, le passò davanti, mentre si dirigeva nella stanza
del caffè, che era proprio davanti alla sua scrivania. Se c’era una cosa che lei
avrebbe cambiato volentieri era quella, sedere vicino alla stanza del rinfresco
era un incubo, sentire continuamente l’odore del caffè, la faceva sentire
affamata tutto il giorno.
Facendo un sospiro, si chiese dove fosse andata a finire tutta l’energia, che
aveva all’inizio della settimana. Era il suo primo venerdì lavorativo e lei era
incredibilmente stanca. Si sarebbe accoccolata volentieri sotto la sua scrivania
e avrebbe dormito per il resto del pomeriggio.
Fece il broncio, quando vide che due ragazzi del suo reparto, stavano
amoreggiando con Harmony, nella stanza del caffè. Nessuno aveva amoreggiato con
lei, beh a parte Angel, ma lui non contava, perché era veramente squallido.
Inoltre era stato il solo a parlare con lei, in tutta la settima, e poi la
guardava sempre in un modo che poteva dirsi o affamato o spinto, non era ancora
sicura di quale fosse quello giusto.
Sentendosi improvvisamente depressa, Buffy guardò l’ombrello sotto la sua
scrivania. Nemmeno William, era venuto a vederla, neanche un’ e-mail per
ribadirle che avrebbe trovato lavoro e hey, guarda un po’, lo aveva trovato.
Dando un calcio all’ombrello, bestemmiò.
<< Stupido uomo. >>
Si rese conto, che questa era la ragione della sua stanchezza. La sua
depressione cresceva di giorno in giorno, e gradualmente stava annullando la sua
felicità. Pensava a lui ogni giorno, ogni giorno sperava di vederlo. Continuava
ad immaginarsi come si sarebbero incontrati, lui di sarebbe seduto sulla
scrivania e l’avrebbe spaventata, o l’avrebbe chiamata, o mandato un e-mail. La
sua preferita, era quando lui fosse entrato nella stanza del caffè, e lei gliene
avrebbe preparato una tazza, al che lui avrebbe detto che era il migliore che
avesse mai bevuto.
Buffy sospirò.
<< Stupidi sogni. >>
Facendo un sospiro che sembrò durare in eterno, si disse che si era sbagliata;
dopotutto non doveva essergli piaciuta, visto che non aveva fatto niente per
vederla, non era neppure venuto a richiedere il suo ombrello.
Buffy gettò di nuovo uno sguardo all’orologio. Cinque minuti prima di poter
pranzare.
Una settimana intera senza vederlo, essere nello stesso edificio e non
incontrarlo nemmeno una volta per caso, e non è che lei non ci avesse provato,
aveva trovato delle scuse per guardare in ogni piano, eccetto che quello in
alto, dove c’erano gli uffici dei boss. Forse lui lavorava lassù. Forse la stava
evitando.
Tre minuti prima di pranzare. Quattro ore prima di poter tornare a casa.
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Non poteva affrontare Willow quella sera. Non poteva sentirle fare la stessa
domanda che aveva fatto ogni sera, quella settimana, aveva visto William? Non
aveva voglia di rispondere “no” per la quinta volta e fingere che non facesse
per niente male.
Il suono del telefono che squillava, le fece fare un salto. Si sedette diritta e
lo fissò, come se potesse saltare dalla scrivania e morderla. Non sapeva cosa
fare, non aveva mai squillato durante la settimana e nessuno le aveva spiegato
la procedura giusta, per rispondere alle chiamate. E’ facile Buffy, tu ora lo
prendi e dici…
<< Parla Buffy Summers. >> disse gioiosamente, con un sorriso, come se la
persona dall’altra parte del filo, potesse sentirlo dalla sua voce.
<< Mi stavo chiedendo se hai ancora il mio brolly. >>
Il sorriso di Buffy s’allargò, sentendo la sua voce melodiosa. C’era una punta
di allegria che lei non aveva notato prima.
Mettendo i piedi sulla scrivania di quercia davanti a sé, William si dondolò
sulla poltrona di cuoio del suo ufficio e chiuse gli occhi, mentre lei
ridacchiò, era il paradiso puro, proprio come si aspettava sarebbe stato.
<< Brolly? Di che cosa stai parlando? >> chiese Buffy ridacchiando di nuovo e
ascoltò il sospiro di lui dall’altra parte del filo.
William accarezzò con un dito la cornetta del telefono e vi sorrise. Lei non gli
avrebbe mai parlato così, se avesse saputo chi era, non sarebbe stata per niente
rilassata, ma molto formale e molto “Si, signor Thornton”.
<< L’ombrello, love. >> l’ascoltò respirare profondamente, quando le disse le
paroline dolci al telefono. Si sentì lo stomaco come pieno di farfalle, mentre
aspettava che lei parlasse di nuovo. Non si immaginava di essere tanto colpito
da lei, voleva mantenere il controllo, ma non appena pensava a lei il controllo
usciva fuori dalla finestra.
E ragazzi, se aveva pensato a lei.
In tutta la settimana, aveva cercato in tutti i modi di farla uscire dalla
mente, ma vi era rimasta permanentemente. Aveva passato intere riunioni,
pensando solo a lei, mentre non ascoltava i suoi direttori che gli parlavano di
bilanci, piani e progetti. Tutto quello che voleva fare, era scendere quattro
piani e vederla, anche solo per un secondo.
Mercoledì, si era deciso a farlo, aveva fatto finta di andare a trovare uno dei
suoi direttori, ed aveva detto alla sua segretaria, la sempre deliziosamente
stupida Harmony, di non passargli telefonate per il resto del pomeriggio.
William non era uno sciocco, sapeva che gli sarebbe bastato vederla, anche solo
per un momento, e avrebbe mandato il malora i piani per l’intero pomeriggio, la
sua concentrazione sarebbe stata distrutta, ma lui doveva vederla. Era come se
avesse un fuoco dentro di sé, un bruciante desiderio che lo consumava. Non
voleva toccarla o parlarle, solo poterle gettare uno sguardo e ne sarebbe stato
soddisfatto per alcuni giorni, in modo da passare la settimana come aveva
programmato.
Stando sul suo piano, s’era appoggiato contro il muro vicino agli ascensori,
l’intero reparto di marketing, rimaneva dall’altra parte, ed in fondo, in un
angolo, a circa trenta passi da lui, c’era la scrivania di lei.
Ma lei non era lì.
Aveva aggrottato le sopracciglia.
Una risatina sciocca, ma piena di vita, aveva attirato la sua attenzione e dalla
piccola stanza del caffè, era uscita la sua ragazza, i suoi capelli biondo
miele, erano legati in una coda di cavallo, ed il suo volto era proprio come lo
ricordava, solo il sorriso sembrava più splendente. Sospirò e si premette una
mano sul torace, lei sembrava colpirlo sempre là, prendendo il suo respiro e
rubandoselo. Permettendosi di guardarla un po’ più a lungo, aggrottò duramente
le sopracciglia, vedendo un uomo che la seguiva, era più alto di lui e con i
capelli scuri. Restrinse gli occhi mentre lo guardava lasciarla alla sua
scrivania e camminare nella parte opposta dell’ufficio. L’espressione di
disgusto sul volto di lei, era stata impagabile, ed il modo in cui aveva fatto
di nascosto la linguaccia all’uomo, lo fece sorridere sollevato, la sua gelosia
se ne andò.
<< William? >>
Uscì dalle sue fantasticherie, quando sentì la voce di lei nel telefono.
<< Scusa, pet…stavo sognando ad occhi aperti. >>
<< Sognando ad occhi aperti? >> Buffy sorrise al telefono, mentre sperava
silenziosamente, che il suo sogno ad occhi aperti fosse su di lei. << Riguardo a
cosa? >>
<< C’è questa piccola tavola calda, all’angolo di questo edificio, ho intenzione
d’incontrare lì una ragazza, fra cinque minuti.>> William si tirò su bruscamente
e strinse più forte il telefono, cercando di sentire segni di delusione nella
sua voce.
<< Oh. >> Buffy sentì le spalle abbassarsi e trattenne il sospiro che stava per
fare.
<< Solo che c’è un problema….non l’ho ancora chiesto alla ragazza in
questione…sono un po’ distratto, così pensavo di chiederglielo ora. >> non
poteva fare a meno di sorridere; riusciva quasi a sentire come lei stesse
cercando, di non essere colpita dalle sue parole.
<< Dovresti fare quello che hai deciso, e che non hai fatto. >> Buffy diede di
nuovo un calcio all’ombrello e lo guardò male, probabilmente lui aveva un
appuntamento, con quella stupida ragazza bionda, alla quale stavano tutti
dietro, Harmony.
<< Okay…lo farò. Buffy, c’è una cosa che ho bisogno che tu faccia per me. >>
<< Che cosa? >> era sempre più difficile per Buffy fare l’indifferente, avrebbe
voluto dirgli cosa ne pensava dei suoi progetti per il pranzo e della sua
richiesta.
<< Devi scendere le scale ed uscire dall’edificio, svoltare a destra e camminare
fino a quando giungi ad un angolo, e girare a destra di nuovo. Continua a
camminare fino a quando non arrivi da Joe. Ci vediamo lì…non dimenticare il mio
brolly. >> sorrise sentendo il suo sospiro, era un suono leggero, come se le
fosse scappato nonostante avesse cercato di trattenerlo.
<< Stai chiedendo a me di andare a pranzo? >> non avrebbe voluto sembrare
così sorpresa, ma gli era uscito così.
<< A chi altri? Certo se è un problema….>> si alzò e prese la sua giacca dallo
schienale della sedia, sorridendo allegramente mentre aspettava la sua risposta.
<< No! >> Buffy si maledì, ora sembrava disperata. << Voglio dire…sarò là fra
cinque minuti. >>
Ridacchiando riappese il telefono, ignorò le occhiate strane che le fecero le
persone vicine e dopo aver preso borsa, giacca, e ombrello, si fiondò nella
toilette, per controllare se era a posto.
Prendendo un profondo respiro, Buffy uscì dall’edificio nell’accecante luce del
sole, l’aria polverosa e calda, le ricordò del temporale di venerdì scorso,
quando aveva incontrato William per la prima volta, ed ora stava per incontrarlo
di nuovo. Alzando leggermente la testa, socchiuse gli occhi, mentre godeva nel
sentire il sole sul volto, il modo piacevole in cui le scaldava la pelle, sembrò
far scomparire la tensione che provava all’idea di incontrare William.
-------------------------
Non le ci volle molto per trovare la tavola calda, che William aveva nominato.
Si trovava fra due snack bar, un po’ troppi per quella zona della città e
infatti erano entrambi vuoti. Anche la piccola tavola calda, aveva solo qualche
cliente e si chiese se fosse questa la ragione per cui lui l’avesse scelta, in
questo modo non sarebbero stati disturbati, mentre mangiavano. O forse quello
era il posto in cui lui andava abitualmente, visto che rimaneva vicino
all’ufficio.
Facendosi coraggio, socchiuse gli occhi e a testa alta, spinse la porta per
entrare. Sembrò aprirsi facilmente, come se non avesse peso. Alzando lo sguardo,
si ritrovò a fissare i due laghi blu che si sognava da una settimana, lui aveva
un piccolo sorriso sulle labbra, mentre le apriva la porta.
<< Oh…sei un tipo veramente cavalleresco, deve essere una dote innata o
qualcos’altro. >> esclamò Buffy facendogli un grosso sorriso, mentre gli passava
davanti per entrare nella tavola calda.
<< Solo una persona educata. >> disse William alzando le spalle, non era una
bugia, lui era sempre stato gentile con le ragazze, glielo aveva insegnato sua
madre.
Buffy guardò l’ombrello e glielo tese. << Concordo, grazie per il prestito. >>
<< Non c’è di che, love. >> disse William prendendo l’ombrello, mentre le
accarezzava leggermente le dita e cercava di ignorare il calore e la gioia che
la pelle morbida di lei, gli faceva provare. Accennando alla sua giacca,
aggiunse. << Perlomeno è servito a non rovinare la tua bella giacca, come
temevi. >>
Lei non riusciva ad impedire alle sue gambe di tremare, si stava sciogliendo
sotto l’intensità del sorriso che lui le faceva.
<< Già…>>
Non riusciva a credere che lui si ricordasse di cosa avevano parlato il venerdì
passato. Lei si ricordava ogni dettaglio di quello che aveva detto, ma non
pensava che lui avesse fatto lo stesso, che si ricordasse ogni più piccolo
dettaglio della loro conversazione. Si sentì lo stomaco sottosopra; soprattutto
quando lui le sorrise.
<< Pranziamo? >>
<< Si…>> facendo scorrere lo sguardo sul cibo di fronte a lei, Buffy si rese
improvvisamente conto, che poteva mangiare solo la metà, di quello che c’era lì.
Se il loro fosse stato un appuntamento poi, non poteva sembrare un maialino e
mangiare un panino, doveva scegliere qualcosa di più leggero, come un’insalata.
Anche se in effetti, anche se le aveva tenuto la porta aperta e si ricordava i
dettagli del loro primo incontro, non aveva dato segnali che quello fosse un
appuntamento, forse era solo un pranzo fra amici. Aggrottando la fronte,
resistette al desiderio di piagnucolare.
<< C’è qualcosa che non va? >> le chiese William vedendola corrucciata. Doveva
essere turbata per qualcosa, o forse solo indecisa.
<< No…solo…>> disse girandosi a guardarlo e quando lo vide negli occhi, il suo
pensiero passò dal cibo a lui. Prese una decisione, anche se lui non lo sapeva,
quello era un appuntamento. << Un’insalata…penso che prenderò un’insalata. >>
William sorrise dell’espressione decisa del suo volto, qualunque fosse il dubbio
che prima l’aveva turbata, ora era sparito.
Scorrendo le vaschette presenti, scelse un’insalata di pollo e si avviò alla
cassa per pagare.
<< E insalata sia. >> disse lui prendendogliela dalle mani e vedendo che lei si
corrucciava, esclamò. << Cosa? Pensavi che non avrei pagato per te? >>
<< Ma…posso farlo io…non c’è bisogno che lo faccia tu…posso pagare da sola. >>
disse Buffy, in punta di piedi cercando di riprendere la vaschetta, ma lui la
teneva in alto, sfruttando il fatto che era un po’ più alto di lei.
Ridacchiando fra sé e sé, pensava che lei era bella, anche quando faceva la
testarda. Si divertì a camminare tenendo la vaschetta leggermente fuori dalla
sua portata.
<< Insisto…e non prendo un no per risposta. >> le disse corrucciato e Buffy
smise di cercare di prenderla.
Guardandolo negli occhi, potè capire che lui stava dicendo la verità, non aveva
mai preso un no, per risposta, e nessuno sarebbe stato in grado di convincerlo a
farlo. Lo seguì con lo sguardo, mentre tirava fuori i soldi dal portafoglio per
darli all’uomo alla cassa.
Aggrottò le sopracciglia improvvisamente, quando si rese conto, che c’era
qualcosa da guardare oltre a William. Chi è che paga, il conto il conto di 5
dollari d’insalata, con una banconota da cento dollari? Forse lui non aveva
trovato da cambiare, ma tutte le banconote che aveva, erano da cento dollari.
Capitolo
quattro.
Come William le tese l’insalata, Buffy la prese con un sorriso e poi notò che le
sue mani erano vuote.
<< Tu non mangi? >> chiese guardandolo negli occhi e finendo di nuovo per
perdersi in loro, dimenticando la domanda che gli aveva posto.
<< Ecco…>> William la prese per un braccio e la portò verso i tavolini,
sull’altro lato della stanza. << …lo scopo di quest’incontro, era offrirti il
pranzo e riprendere il mio ombrello, e ci sono riuscito. Ora sono più
interessato a fare una piccola ricerca, mentre cerco di saperne di più sulla
signorina Buffy Summers. >>
Buffy ridacchiò, mentre si metteva a sedere su uno dei divanetti, e posata
l’insalata, scartò la forchetta, e lo guardò mettersi a sedere di fronte a lei.
<< Quindi, stai solo facendo una ricerca su di me, o hai qualche altro
obbiettivo segreto, per avermi invitato a pranzo? >>
<< Obbiettivo…>> Lui ridacchiò e chinò la testa, mentre faceva un timido
sorriso.
Buffy cercò di memorizzare il suono della sua risata, sembrava proprio
divertita, una risata bassa e profonda che si sentì rimanere dentro, e la fece
sorridere insieme a lui. Gli fece un caldo sorriso, quando alzò la testa e la
guardò.
Appoggiandosi al divanetto, cercò di rilassarsi. Per qualche strana ragione, era
stato calmo, fino a quando i suoi occhi non si erano posati di nuovo su di lei,
ed ora gli sembrava di avere un tornado nello stomaco. Cercò di dire a sé
stesso, che lui era più forte di così, che poteva controllarsi, non poteva
permettersi di essere dominato, era lui ad avere il controllo, non i suoi
sentimenti.
William, prese un profondo respiro e la guardò iniziare a mangiare l’insalata.
Ora, tutto quello che doveva fare, era pensare a cosa dire. Non poteva
continuare la conversazione dal punto in cui si era interrotto, o altrimenti lei
avrebbe pensato che fosse un po’ strano, considerandola come un obbiettivo,
anche se quello era il modo, o almeno la parte di lui che pensava in termini di
affari, in cui la vedeva.
Tutto quello che doveva fare era parlare, in fondo non era come se non lo
avessero mai fatto, ma ora era sempre più difficile rompere quell’assordante
silenzio, in cui erano caduti.
Era facile. Considerando che non aveva un appuntamento da qualche anno, non per
questo si era dimenticato come si faceva. Era un po’, come andare in bicicletta,
una volta imparato non lo scordi più, non appena avesse saputo come iniziare,
sperava di ricordarsi cosa fare dopo.
E poi, la bella espressione di curiosità, che lei aveva negli occhi, doveva
voler dire che gli piaceva, o che pensava già, che fosse un po’ strano.
<< Quanti anni hai? >> chiese Buffy, piegando la testa da un lato e
spilluzzicando l’insalata.
Per poco, William, non si guardò alle spalle. Non si aspettava che lei parlasse
per prima, e soprattutto non si aspettava quella domanda. Bloody Hell, e quella
da dove è uscita?
<< Mi hai preso di sorpresa, love. >>
Buffy fece un risolino e cercò d’ignorare la sensazione di calore nello stomaco,
che le aveva dato il suo vezzeggiativo.
<< Beh, lo sai, uno di noi due, deve pur parlare. Intendo dire, è molto bello
stare qui seduta con te, in silenzio, ma io voglio sentire il tuo favoloso
accento. >> cercando di non arrossire, lei guardò gli occhi di lui che si
allargavano, mentre prendeva atto di quanto gli era stato detto.
Batté piano le palpebre, mentre la bocca gli diventava secca. Certo, doveva
esserci stato un tempo, in cui era uscito con una ragazza, ma non riusciva a
ricordare nessuna, che avesse flirtato, in modo così rilassato con lui.
Sorrise piegando la testa da un lato, mentre fissava lo sguardo su di lei e
vide, che nonostante il suo modo di parlare impertinente, arrossiva leggermente
sotto il suo sguardo.
<< Quindi facciamo il gioco, delle venti domande? >>
Buffy, arrossì decisamente, nonostante avesse cercato di evitarlo. Il tono basso
con cui aveva detto quelle parole, ed il modo in cui aveva stretto lo sguardo su
di lei, aveva fatto diventare le sue gambe di gelatina, e fatto venire il
batticuore.
<< Non esattamente, pensavo di iniziare con qualcosa di piuttosto facile. Avrei
potuto chiederti qualcosa di più difficile, come…quanto è lungo il tuo membro,
e…devi misurarlo? >>
Fece un sorriso tremulo, mentre si malediceva silenziosamente, per aver detto
davvero quelle cose. Si fece piccola, quando capì che la sua tensione, doveva
aver raggiunto un punto tale, che era andata completamente fuori di cervello,
dal desiderio.
William ridacchiò ghignando. Si rilassò nel divanetto e le alzò un sopracciglio,
vedendo come lei lo guardava timidamente.
<< Trentadue pollici, e mi spiace, devo dire di no alla tua offerta, non penso
che sia lo spettacolo adatto da dare in un luogo pubblico. >>
Buffy sventolò una foglia d’insalata e fece un risolino sciocco, stupita di come
lui fosse rilassato con lei, come se si conoscessero da anni.
<< Live a little. >>*
Quelle parole frivole, lo turbarono. Questo era ciò che cercava di fare, live a
little *, se lei lo avesse aiutato, gli avrebbe mostrato, come intendeva farlo.
(* Nota della traduttrice: questo è un modo di dire, che può essere interpretato
in due modi; letteralmente, vuole dire proprio, “vivere un po’”; mentre in altri
casi, viene utilizzato in slang, per un’esclamazione superlativa, del tipo
“evviva il piccolo” “per la miseria” e roba del genere. Per questa ragione ho
preferito lasciarlo così com’è, per non cambiare troppo il discorso.)
Vedendo che aveva smesso di sorridere, lei decise di provare a parlargli, così
qualunque cosa fosse ciò che lo aveva turbato, scomparisse di nuovo.
<< Allora, quanti anni hai? >>
<< Sono più vecchio di te. >> William la vide dargli un’occhiata, che
significava che non era contenta, i suoi sopraccigli si alzarono e roteò gli
occhi.
<< Questo me lo immaginavo. Sii serio…a meno che non ti vergogni…>>
<< Trentadue. >> fece lui serio e lei sembrò soddisfatta della sua risposta.
<< Dunque, come il tuo membro? >> Buffy rise scioccamente, quando lui aggrottò
le sopracciglia e poi sorrise.
<< Scommetto che non indovini, quanti anni ho io. >>
<< Ventidue a gennaio. >> disse lui tranquillo.
Gli occhi di Buffy si allargarono, come diavolo faceva a saperlo?
<< Ho guardato la tua scheda….>> esclamò William alzando e abbassando le
sopracciglia e ghignando quando vide gli occhi di lei, che si allargavano ancora
di più. << …Uno dei privilegi di lavorare ai piani alti. >>
<< Non è giusto…>> disse Buffy facendo il broncio.
<< Allora, com’è il reparto di marketing? Ti trattano bene, spero? >>
<< Non c’è male. E’ molto più competitivo di quanto mi aspettassi, ma dammi due
settimane e ti farò vedere, cosa riesco a fare. Inoltre, ho già conosciuto delle
persone simpatiche…e altre che non lo sono. >>
<< Parlamene. >> William resistette al desiderio di appoggiare i gomiti sul
tavole e posare la testa sulle mani, mentre la guardava interessato la sua
insalata. Invece si appoggiò di nuovo contro il divanetto e cercò di non
sembrare troppo interessato.
<< Allora, all’inizio ho conosciuto Angel. E’ un bell’uomo. >> Buffy scoccò uno
sguardo a William e sorrise internamente, vedendo il cipiglio che aveva assunto.
Di certo, lui conosceva Angel, ed anche se l’uomo in questione non le piaceva,
era bello sapere di poter ingelosire William. << Ma è anche un po’ viscido con
me. Lui praticamente lascia una scia di viscidume per tutto l’ufficio. Deve
essere il gel per capelli. >>
William ghignò, nello stesso momento in cui lo faceva lei.
<< Poi ho incontrato Tara. Lei è veramente molto dolce, ed è stata la prima a
mostrarmi che è in grado di lavorare in ufficio, senza cercare di ammaliare il
suo capo. >> disse tranquilla Buffy, mentre prendeva una forchettata d’insalata
e non vedeva l’espressione di disagio, che era improvvisamente affiorata sul
volto di William.
Lui cercò di convincere sé stesso, che non era questo che stava facendo con lei.
Non era uscito con lei, per promuoverla per servizi resi o per qualcosa del
genere. Non era mai stato il tipo di uomo, da fare quelle cose, Harmony, lo
aveva imparato velocemente, quando aveva iniziato a lavorare come sua
segretaria.
Il pensiero che lei potesse fare una cosa del genere, gli fece rivoltare lo
stomaco.
<< Ti senti bene? >> chiese preoccupata Buffy, quando lo vide portarsi una mano
allo stomaco.
<< Non è niente, devo essere affamato, immagino. >> disse la prima scusa che gli
venne in mente e poi sorrise rassicurante, quando lei gli porse una forchettata
d’insalata.
<< E’ cibo da conigli, lo so, ma meglio di niente, giusto? >> esclamò Buffy
continuando ad offrirgli il suo cibo, ma lui rifiutò scuotendo la testa. << Gli
uomini non mangiano veramente l’insalata….dov’ero? >>
<< Tara Maclay. >> William cercò a fatica una posizione più comoda e vide come
lei si corrucciava, mentre cercava di ricordare cosa stesse dicendo in
proposito.
<< Oh…bene…già, lei è veramente dolce. A Willow piacerebbe. >>
<< Willow? >> Aggrottò le sopracciglia, sentendo un nome che proprio non
conosceva.
<< Si, lei è la mia compagna di stanza. Siamo venute via insieme. E’ stata lei a
convincermi a venire a New York, dopo che ci laureammo. >> disse Buffy,
giocherellando con l’insalata, poi alzando lo sguardo, lo vide fare un ampio
sorriso.
William si fece una nota mentale di ringraziare Willow, un giorno o l’altro, per
avergli portato Buffy, inoltre era felice di sapere che lei viveva con una
ragazza.
<< E chi altri hai incontrato? >> la incitò lui.
<< Un disegnatore del piano di sopra, Oz. E’ veramente piacevole, divertente. Se
ne esce con la roba più incredibile, nel suo lavoro. >>
William accennò appena con la testa concordante. Non è che non avesse niente da
dire sulle persone che lei stava menzionando, era solo che lei, era stata nei
suoi pensieri per tutta la settimana. Ed ora, tutto quello che voleva, era stare
ad ascoltarla. Voleva ricordarsi il modo in cui lei, aveva parlato, la sua
piccola risata e tutte le espressioni facciali che gli aveva mostrato.
<< Oh, ed ho visto molto spesso, la bella bimba bionda del piano di vetta, che
si chiama Harmony. >> Buffy agitò la forchetta, in modo da disegnare la
silhouette della ragazza, mentre lo guardava birichina.
Lui avrebbe dovuto immaginarsi l’effetto, che la sua assistente personale
avrebbe fatto a Buffy. Buffy era quel genere di persona attenta, il tipo che
poteva conoscere una persona senza doverne graffiare la superficie.
Si chiese che cosa avesse visto in lui.
<< E tu sai… >> Buffy, spinse via la sua insalata mangiata a metà, mentre con
gli occhi allegri guardava William, il quale si fece improvvisamente attento nel
vederla così eccita da qualcosa. << …tutti la pensano allo stesso modo, sui
boss. A quanto sembra, sono tutti dei completi bastardi. Alcune persone con cui
ho parlato, mi hanno detto, che tutti i direttori sono in realtà dei burattini,
e che William il sanguinario, è il vero demone burattinaio. >>
Il viso di William si accigliò improvvisamente, sentendole dire il suo
soprannome, che gli era stato dato da dei concorrenti, ed ora era usato da parte
del suo personale. Si sorprese che lei non avesse fatto il collegamento fra i
nomi; era possibile che lei avesse immaginato che William fosse un nome
piuttosto comune, e che potessero essercene due a chiamarsi così.
La cosa che non gli piacque, era che lei sembrava essere d’accordo con gli
altri, e la loro opinione su di lui, invece di aspettare a farsi un’idea
propria.
Buffy si corrucciò, mentre lo guardava e gli chiedeva. << Perché William il
sanguinario? >>
William distese il volto e le fece un sorriso. << Dicono così, perché lui
acquisisce molte società, per espandere il suo impero. Non prende prigionieri,
si muove rapido per uccidere, e poi si concentra su un’altra vittima. >>
Si aspettava di vederla intrigata, alla fine del discorso, ma lei seduta, aveva
a malapena alzato le sopracciglia, nessun segno di averla scioccata.
<< Ed è tutto? >> chiese Buffy, mentre si appoggiava di nuovo indietro. <<
Queste persone, hanno bisogno di uscire da New York. Tutti i boss, sono così a L
A , o almeno mio padre lo è, lui è un tipo piuttosto tosto. >>
Era la volta di William, di essere intrigato. << Tuo padre? >>
Disegnando con il manico della forchetta sul tavolo, lei sospirò tenendo un tono
di voce casuale, mentre invece pensava che gli stava già parlando della sua
famiglia, disse. << Si, lui lavora in uno studio legale. >>
<< Questo spiega come Buffy, sia così intelligente. >> le fece di nuovo un
sorriso e questa volta colse nel segno, provocando nella ragazza in oggetto,
arrossisse di un bel colore rosa.
Doveva ammettere che era contento, che Buffy non fosse della stessa opinione
degli altri e che stesse iniziando a farsi un’opinione personale su di lui.
Infatti, non gli sarebbe piaciuto che lei fosse quel genere di persona che si
faceva influenzare, dagli altri. Voleva che lei potesse pensare da sola, essere
aperta a tutto e in grado di decidere degli avvenimenti che la vita le
riservava.
Come nel suo caso.
Sedette silenzioso, a guardarla giocherellare con la forchetta, facendo dei
disegni sul tavolo e appoggiata alla tavola, con una mano che le sorreggeva la
testa.
<< Credi che lui sia veramente cattivo? Voglio dire…non può esserlo sempre,
vero? >> rimuginò Buffy fissando in modo assente la tavola, la sua mente
lavorava ad un miglio al minuto, mentre cercava di capire, perché tutti
parlassero male, del proprietario della società in cui lavorava.
A William gli ci volse un minuto, per capire che stava parlando di lui.
<< Qualche volta. >> rispose onestamente, mentre si godeva la calma che era
scesa fra di loro, un piacevole silenzio. Non si sentiva così rilassato da anni,
da quando aveva preso in mano la società.
<< M’immagino che lui debba esserlo. >> disse Buffy alzando gli occhi per
incontrare quelli di lui, rilasciando un piccolo sospiro, quando incontrò quelle
profondità blu. << Voglio dire, in genere mio padre è una brava persona, sai? Ma
ha decisioni difficili da prendere ogni giorno, ed è sempre preso dagli affari.
Non so, io non credo che sarei in grado di farlo…sembra tutto così difficile.
Stressante. >>
William sospirò internamente, quando lei gli sorrise. Per la prima volta nella
sua vita, sentì veramente che qualcuno era dalla sua parte, non come lo show,
che gli facevano i suoi direttori. Questo scricciolo di ragazza di fronte a lui,
sapeva quello che lui doveva affrontare veramente ogni giorno, aveva visto suo
padre fare di tutto, fra sé e sé si sentì rassicurato, forse le sarebbe
piaciuto, se l’avesse fatta entrare nel suo mondo.
Forse.
Buffy piegò la testa da un lato, vedendo che William era diventato molto
tranquillo, come lo era lei. Non si era agitata come pensava, stare lì a sedere
insieme, con o senza parlare, era il paradiso puro. Vedendolo tranquillo, fece
scivolare lentamente il suo sguardo sulla sua pelle liscia e pallida, esaminando
i lineamenti del suo volto, mentre lui fissava malinconico la tavola. Il suo
sguardo si spostò verso il suo collo e le forti spalle e da là si ritrovò a
seguire la curva delle sue braccia.
Quando il suo sguardo giunse alle mani, alzò le sopraccigli. Lui aveva delle
belle mani, mani forti, proprio come se le ricordava.
Il ricordo di lui che le toccava la mano, le fece venire un brivido alla spina
dorsale, che la riscosse dai suoi sogni ad occhi aperti, vedendo l’orologio che
portava.
<< Oh cavolo! >> mormorò Buffy afferrando le sue cose e facendo fare un salto a
William.
<< Cosa? >> esclamò guardandola di sott’occhi. Si stava godendo una bella
fantasia, aveva detto a Buffy chi era veramente e lei lo aveva accettato bene,
più che bene in effetti, lei gli aveva gettato le braccia al collo e lo aveva
baciato, ma il suo scatto, gli aveva fatto capire che era solo una fantasia.
Lei non lo avrebbe accettato se avesse saputo chi era.
<< Sono quasi le due! >> esclamò Buffy affrettandosi a mettersi in piedi e
William ridacchiò fra sé e sé, per la sua osservazione precedente. << Arriverò
in ritardo. >>
<< Va tutto bene, love. >> disse prendendole una mano, quando lei uscì dal
tavolo.
Buffy si bloccò e guardò le loro mani, il modo in cui lui la stringeva forte. Le
mancò il respiro e sentì un calore che le saliva su per le braccia, mentre il
suo stomaco ballava.
William respirò bruscamente, quando guardò la mano di lei nella sua. La sentì
così calda e morbida, sotto le sue dita, tutto quello che voleva era tirarla di
nuovo a sedere vicino a lui e passare le successive tre ore a esplorare e
memorizzare ogni sfaccettatura delle sue piccole ma perfette mani.
Invece la lasciò velocemente e le fece un sorriso goffo.
<< Um…>> Buffy cercò qualcosa da dire, quando si ritrovò di nuovo prigioniera
dei suoi occhi. << Mi spiace, ma devo correre, non voglio arrivare in ritardo,
c’è molto lavoro da fare, prima che io possa tornare a casa. Non devi andare
anche tu?>>
<< Ho ancora qualche minuto. >> disse giocherellando con la forchetta che lei
aveva lasciato sul tavolo, mentre la fissava negli occhi, William si trovò a
prendere in considerazione l’idea di prolungare la pausa pranzo del venerdì,
un’ora non era abbastanza per stare con Buffy. Prese un profondo respiro e
finalmente sorrise, quando pensò a come era stato bello, dopo aver passato tutta
la settimana a pensare a lei, averci potuto passare almeno un’ora rubata. << E’
stato bello. Dovremmo rifarlo, una volta o l’altra. >>
Il cuore di Buffy perse un colpo, quando comprese cosa lui avesse detto, che
dovevano farlo di nuovo, come a dire, che lui voleva rivederla di nuovo.
Resistette al desiderio di ghignare felice, mentre stava in piedi di fronte a
lui, e prendendo la sua borsetta, lo fissava negli occhi.
<< Certo…Lunedì? >> il secondo dopo aver parlato, si maledì per essere suonata
troppo ansiosa.
William le sorrise apertamente mentre si alzava lentamente in piedi << Mi
piacerebbe, ma avrò delle riunioni per tutta la settimana, fino a venerdì,
lunghe riunioni…riunioni molto lunghe e noiose.>>
<< Aww. >> lo stuzzicò Buffy facendo la comprensiva e cercando di non ridere.
William alzò un sopracciglio verso di lei e si appoggiò al tavolo, incrociando
le braccia sul torace. Sorrise internamente, quando lei ridacchiò del suo
comportamento. La sua risata era qualcosa che non si sarebbe mai stancato di
sentire, sperava di conservarne il ricordo, durante qualche riunione.
<< Venerdì allora, offro io e non prendo un no per risposta. >> disse lei
cercando di fare del suo meglio per sembrare intransigente, quando lui alzò le
sopracciglia in uno sguardo incredulo a sentirle dire così.
William era definitivamente cotto di lei. Non solo lei era bella, ma anche
determinata come lui, quando si metteva in testa una cosa.
Adesso lui, era semplicemente grato, grato di essere lui quella cosa.
<< Venerdì, allora. >> annuì con la testa d’accordo con il suo programma, ed
inclinò la testa da un lato, quando la vide lottare per contenere il suo
sorriso.
<< Ci vediamo, allora. >> Buffy si morse il labbro, mentre si avviava verso la
porta, mentre si godeva il modo in cui lui la guardava, con un luce di gioia
così ovvia negli occhi, che lei non voleva separarsi da lui.
Arrivando alla porta si fermò un secondo, prima di uscire nella luce del sole.
L’istante dopo che fu fuori nella strada, ghignò apertamente e soffocò il
desiderio di strillare dalla gioia.
Quella settimana si era conclusa alla perfezione.
Ora tutto quello che doveva fare, era aspettare il prossimo venerdì.
Capitolo cinque
Buffy fissò senza una ragione la tazza di fronte a lei, mentre con gli occhi
seguiva il cucchiaino con il quale girava il caffè. Era la prima pausa che si
prendeva quel giorno, e non si preoccupò se avesse dovuto lavorare fino a tardi
per finire il lavoro, doveva ancora andare a pranzo.
Pranzo.
Un sorriso le spuntò sul volto, quando pensò al piacere che quella piccola
parola le dava. Si sentì tutto il corpo pieno di forza, come se la stanchezza di
tutta la settimana fosse miracolosamente scomparsa, ed ora ne fosse libera.
Gettò uno sguardo all’orologio.
C’era solo un’altra ora prima d’incontrare William.
Sospirò a quel pensiero. Lui era stato nella sua mente per tutta la settimana,
ogni pranzo che lei aveva dovuto saltare per lavorare, lo aveva passato a
fissare assente lo schermo del computer, mentre le parole le ballavano davanti
agli occhi, lei pensava a William.
I suoi occhi blu, il suono della sua voce, la sua risata.
Il modo in cui il suo sorriso gli illuminava tutto il volto, ed il modo in cui
l’aveva guardata mentre usciva dalla tavola calda, come se stare a sedere e a
parlare , fosse stato meraviglioso per lui come lo era stato per lei.
Le scappò un altro sospiro dalle labbra e sorrise trasognata nella tazza.
<< Non dovrebbe essere da un’altra parte? >> disse una voce alle sue spalle,
gelandola.
Girandosi lentamente, Buffy fece ad Anya il suo più bel sorriso. << No, affatto.
Stavo solo prendendo qualcosa per riattivare i miei sensi. >>
<< Bene! Perché c’è ancora molto lavoro da fare. >> le disse Anya, guardandola
severamente, e poi sospirò, vedendo che la caraffa del caffè era quasi vuota. La
prese e la sventolò sotto il naso di Buffy, indicando con un dito la linea della
caraffa.
<< Quando arriva a questo punto, si presuppone che debba essere fatto di nuovo.
>>
Buffy annuì con la testa silenziosamente. Lo scoppio d’ira di Anya, era
certamente dovuto più allo stress, che al caffè. Per tutta la settimana, lei era
stata sul caso di Buffy per valutare il suo rendimento, e anche se, Buffy sapeva
di star lavorando più di chiunque altro nell’ufficio, non disse mai niente.Adesso
Buffy aveva l’impressione che questa settimana, Anya avesse deciso di stressare
lei. Glielo aveva già visto fare con Jane, la ragazza della scrivania accanto
alla sua, la settimana precedente.
Si chiedeva se Anya, stressasse gradualmente tutto l’ufficio o se avesse una
specie di roulette sul suo tavolo, che le dicesse chi stressare quel giorno.
Lo squillo di un cellulare la riportò alla realtà.
<< Cristo, mi lascerà mai in pace? Mi sono allontanata dalla scrivania solo da
due secondi….>> ringhiò Anya verso il telefonino e Buffy immaginò, che mentre se
ne andava borbottando << Crede di essere un dono di dio…>>, si stesse strappando
i capelli.
Angel stava sulla porta, guardando Anya che camminava furibonda verso la sua
scrivania, mentre parlava dolcemente al telefono, come se non fosse per niente
stressata.
<< Che succede? >> si girò verso Buffy e le sorrise.
<< Non chiedermelo a me. Un minuto prima, stava per spaccarmi in testa la
caraffa del caffè, e un minuto dopo, stava imprecando, su un ragazzo che non la
lascia mai in pace, e di come si fosse allontanata solo un momento dalla sua
scrivania.>> Buffy sorseggiò il caffè, mentre ispirandone il dolce aroma,
chiudeva gli occhi e si rilassava.
<< Il signor Thornton. >> disse Angel, mentre si versava il caffè rimasto, in
una tazza e riempiva di nuovo la macchina.
<< Huh? >>
<< Il grande cattivo? Proprietario di questa società? Io sono vicino al suo
ufficio. Tutte le settimane, le rompe le scatole per una cosa o per un’altra.
Credo che alla fine diventerà matta! >>.
<< Oh! Io avevo sentito solo il suo soprannome. Ma penso che abbia senso,
Thornton e Black. >> disse, mentre si accorgeva che Angel si stava avvicinando a
lei. << Adesso, devo veramente andare. >>
Angel la prese per un braccio, quando cercò di sorpassarlo. << Pensavo a
stasera, tu ed io, il mio piccolo appartamento con vista? >>
Buffy roteò gli occhi disgustata, prima di guardarlo da sopra la spalla e
cercando di sfuggire alla sua presa.
<< Penso proprio di no! >> gli disse piattamente e vide il suo sorriso sicuro,
scomparire dal suo volto.
<< Perché no? >>
Buffy rise internamente, vedendolo così insicuro. Il rifiuto alla sua offerta,
era di certo il primo che riceveva, e questo servì solo a rendere quel giorno
migliore. Sorrise apertamente quando si ricordò, che fra cinquanta minuti,
poteva rivedere William.
<< Perché mi vedo già con un’altra persona. >> gli disse facendogli uno
splendente sorriso, e poi uscì dalla porta.
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William si piegò di nuovo sulla sedia e ringhiò al soffitto. << Per la
milionesima volta gente, questa acquisizione andrà avanti. Ho mai fallito? >>
<< No. >> risposero tutti in coro, facendo sì, che il suo mal di testa
aumentasse.
Batté la penna sul tavolo impaziente, mentre li guardava ad uno ad uno. Odiava
le riunioni con i suoi ragionieri, erano sempre preoccupati, che la prossima
acquisizione, che aveva programmato andasse male, ed in qualche modo, riuscivano
sempre a piantargli i semi del dubbio nella mente.
In questo caso, erano loro dei grossi semi; erano dei semi di cocco.
Osservavano ogni sua mossa con l’attenzione di un falco, ciascuno di loro era
interessato ai suoi piani, per i propri tornaconto. Visto come faceva fruttare i
soldi, nessuna delle sue acquisizioni, avrebbe dovuto infastidirli.
Più velocemente si sbarazzava dei ragionieri di suo padre, meglio era. Avrebbe
voluto sostituirli tutti, il secondo dopo aver preso in mano la società, ma era
stato sconsigliato da uno dei soci. Li tenga tranquilli, li tenga desiderosi, ed
il secondo dopo che sembreranno sicuri, il momento in cui penseranno di averla
in pugno, li lasci cadere.
Consiglio che lui aveva attentamente valutato. In poche parole, doveva tenersi
gli amici vicini e i suoi nemici, ancora più vicino. L’unica cosa che William
odiava, era il fatto che il numero dei nemici stava superando quello degli
amici.
<< Siete ancora qui? >> li congedò lui, con espressione annoiata, mentre
continuava a battere con la penna contro il tavolo della sala riunioni.
Un esodo, di uomini vestiti di nero, seguì la sua osservazione, rumore di carta
e di serrature delle loro borse che si chiudevano, si udì nella stanza.
Lui chiuse gli occhi e tirò indietro la testa, appoggiandosi contro il morbido
cuoio imbottito della sua poltrona a capotavola.
Quando la porta della sala riunioni si chiuse, e ci fu il silenzio, fece un
lungo sospiro e crollò sulla poltrona, mettendo i piedi sulla tavola. Aprendo
gli occhi e alzando le sopracciglia, guardando l’orologio. Ancora cinquanta
minuti, prima di poter pranzare con Buffy.
Ghignò quando vide il telefono accanto a sé. Prendendolo, ridacchiò mentre
componeva il numero di Anya, se c’era una persona a cui amava rendere la vita un
inferno, era lei.
Lei la prese così bene.
Lui ghignò mentre teneva la cornetta all’orecchio e l’ascoltava blandirlo.
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Buffy camminava nervosa fuori della tavola calda. Guardò di nuovo il suo
orologio e poi si morse le labbra guardando di nuovo la strada.
Lui era in ritardo.
Era qui da almeno cinque minuti e non c’era segno di lui. Il panico la fece
arrossire, mentre la voce della sua mente iniziava a farsi insistente.
Lui non si sarebbe fatto vedere.
Girando sui tacchi, riprese a camminare su e giù, fuori del negozio, mentre
continuava a mordersi il labbro. Di certo lui non si sarebbe fatto vedere, in
fondo, era stata una sua idea, lui le aveva detto che avrebbe avuto riunioni per
tutta la settimana. E se non fosse riuscito a venire via? E se lui non avesse
voluto rincontrarla?
<< Scusa, sono in ritardo. >> una voce accentata e profonda, le giunse da dietro
e si girò per affrontarlo con un sorriso spontaneo.
<< Stavo iniziando a pensare che non ti avrei visto. >> disse cercando di
sembrare arrabbiata, incrociando le braccia sul petto.
<< Ehi, ehi…non potevo uscire dalla riunione, così velocemente come mi sarebbe
piaciuto fare. >> fece un lungo sospiro ed alzò lo sguardo al cielo azzurro, che
era sopra di loro, mentre si rilassava. << Questa settimana, è stata infernale.
>>
<< Potrei dire lo stesso. >> brontolò Buffy, mentre spingeva la porta della
tavola calda ed entrava.
<< Sembra che la tua settimana, sia stata come la mia. >> aggrottò le
sopracciglia, mentre entrava la seguiva nel negozio e si fermava vicino a dove
lei, stava guardando le pietanze.
<< Non ci sono parole per descriverla, se posso essere franca. Questa settimana,
ho saltato il pranzo per lavorare, tutti i giorni. E la sera ho lavorato almeno
fino alle otto, se non più tardi. Willow, ha iniziato a pensare che il mio
lavoro sia duro come il suo…e questo è tutto dire. >> Buffy comprese di avere
bisogno di un bello sfogo a riguardo della sua settimana, ed il fato aveva
destinato William, per essere quello che l’ascoltava.
Lo guardo, vicino al frigorifero, che esaminava le bibite che conteneva. Era
vestito di scuro, nella poca luce della tavola calda, i suoi vestiti sembravano
neri, ma avendolo visto alla luce del sole, sapeva che erano blu scuro. Sulla
camicia bianca, aveva un’elegante cravatta di seta blu e lei si rese conto che
era dello stesso identico colore dei suoi occhi.
William prese una lattina di coca cola e si gelò quando si sentì osservato.
Girandosi bruscamente verso di lei, sorrise quando la vide distogliere lo
sguardo e far finta di scegliere cosa mangiare.
Lei era stupenda, con una piccola camicia nera e pantaloni colo cioccolato.
Accentuavano perfettamente la sua figura, ed il modo in cui teneva la camicia,
leggermente sbottonata, che faceva intravedere un po’ della sua pelle liscia,
gli fece battere il cuore. Si era di nuovo legata i capelli in una coda di
cavallo, ed il suo volto così scoperto, era ancora privo di trucco, proprio come
lo ricordava.
Le si avvicinò e le rimase accanto, fissandole il profilo, mentre lei sceglieva
cosa mangiare.
Buffy sentì che lui la guardava, poteva sentire i suoi occhi che le fissavano il
viso, attenti ad ogni suo movimento, facendole tremare il corpo. Fece scivolare
il suo sguardo alle sue mani, mentre non desiderava altro che sentire le sue
lunghe dita, passarle fra i capelli, o accarezzarle la guancia.
Deglutì rumorosamente.
<< Penso che prenderò un’insalata, qui le fanno veramente buone. >> disse
assente, mentre continuava a fissagli le mani. Era anche spaventata dall’idea di
guardarlo negli occhi, da una parte, per paura di non trovarvi emozioni, e
dall’altra, di trovarli pieni di passione, come li aveva visti per un attimo la
settimana precedente. Dentro di sé tremava sentendolo così vicino, così vicino
che poteva sentire il profumo del suo dopobarba, e si sentì come se stesse
bruciando dal desiderio.
<< Veramente? >> William guardò affascinato le sue guance che iniziavano a
colorarsi, un rossore che cresceva piano, piano, e gli faceva chiedersi a cosa
lei stesse pensando.
Guardando verso il basso, vide che i loro piedi, quasi si toccavano. Mosse la
mano, flettendo le dita, mentre la tirava su e quasi le spingeva una ciocca di
capelli dietro l’orecchio. Invece, la passò attraverso i suoi, un povero
sostituto, di quello che avrebbe provato a sentire i serici capelli di lei,
sotto le dita. Prese la stessa insalata che aveva preso lei la settimana prima e
le fece uno sguardo intrigante.
<< Cibo per conigli…>> mormorò William e vide Buffy che lo guardava negli occhi
ghignando. << Non è esattamente il pasto adatto ad un uomo. >>
<< Ti farebbe bene, invece, ed io presumo che tu non mangi molta verdura.
M’immagino, seppur conoscendo poco l’enigma che è William, che per quanto ne so,
tu sei sempre troppo occupato per pensare al tuo benessere. Scommetto che non
mangi nel modo giusto. >> Buffy prese l’insalata dalle sue mani e guardò di
nuovo nello scaffale.
William, la guardò alzando le sopracciglia, mentre lei esaminava tutti i tipi
d’insalata, scegliendone finalmente una che sembrava contenesse un po’ di tutto.
<< Tu non hai idea di quanto sia stato occupato, fuggirei dai miei dannati
panni, questa settimana. >> disse prendendo l’insalata da lei, e sospirò mentre
ripensava a quello che gli aveva detto. << E’ una cosa allucinante, hai ragione.
La mia dieta consiste in qualsiasi cosa che possa mangiare velocemente. E’
carburante, qualcosa per aiutarmi durante il giorno. >>
<< Carburante? >> Buffy riprese l’insalata da lui e la posò sul banco, vicino
alla sua e alle bibite. Pagò il conto al cassiere e poi riprese il loro pranzo,
William intanto si dirigeva verso il tavolo, dove si erano seduti la settimana
prima. << Come puoi dire così? Il cibo è fatto per essere goduto, può farti
sentire bene, ti restituisce l’energia persa durante il giorno. Nessuno ama
veramente mangiare l’insalata, si ama come ti fa sentire. >>
<< Ti fa sentire? >> chiese William, mentre si rigirava con diffidenza, la
vaschetta d’insalata fra le mani.
Buffy capì che doveva essere più convincente.
<< Quando mangi un’insalata, ti senti sano, rinvigorito. Ti senti come se stessi
facendo qualcosa di buono per il tuo corpo, e che di volta in volta, allevia un
po’ di tensione, dissolve un po’ di stress. Ti senti più a posto con te stesso,
ti fa diventare più ottimista. >> gli disse, prendendo una foglia di lattuga con
la forchetta e sorridendogli, la mangiò.
Lui suppose che lei avesse ragione. Le cose che di solito mangiava, erano
piuttosto pesanti da digerire, e di solito non c’erano molte verdure o frutta
coinvolti.
Prendendo la forchetta, lui punzecchiò l’insalata che aveva davanti, ma continuò
a essere malinconico.
Le donne, erano veramente cambiate da quando, otto anni prima, ci usciva
insieme. Sembrava che Buffy lo stesse cambiando, piuttosto che essere lui a
cambiare lei. La cosa strana, era che glielo lasciava fare. Stava dando il
benvenuto a tutti i piccoli cambiamenti, che lei stava facendo alla sua vita,
perché ogni volta che ne faceva uno, lui si sentiva un milione di volte meglio.
Incontrarla il venerdì a pranzo, aveva reso la cena del venerdì con i suoi
direttori, più sopportabile. Aveva sorriso sinceramente a tutti loro e si era
unito alla loro stupida conversazione.
Incontrarla oggi, gli aveva fatto capire, che doveva veramente stare più attento
a quello che mangiava. Cercò di masticare una forchettata della sua insalata e
capì una cosa, Buffy aveva ragione al riguardo. Sentì come se stesse facendo
qualcosa di buono per sé stesso.
E si sentì benissimo.
Ora però voleva capire come lei, riuscisse a cambiarlo, quando lui sembrava non
avere la stesso effetto su di lei, a parte essere capace di farla arrossire. La
sua fermezza sembrava sciogliersi, quando lei gli era vicina, tutto quello che
voleva fare, era stare seduto ad ascoltarla parlare animatamente dei suoi amici
e di quello che aveva fatto durante la settimana.
E la cosa strana era, che gli piaceva. Gli piaceva stare anche solo ad
ascoltarla, gli piaceva il modo in cui lei sembrava volergli bene, tanto da
cercare di migliorare il suo modo di vivere, così come quando arrossiva se le
sorrideva.
Gli piaceva stare con lei, anche solo vederla per pochi minuti, gli faceva
passare bene tutta la settimana.
Il suo cuore perse un battito.
Era amore, quello che sentiva?
Capitolo sei
William lo scartò istantaneamente, quello che sentiva non era amore. Ma poi non
poteva considerarlo come lussuria. Concesso, che la desiderava più di qualsiasi
altra cosa, ma, in quel momento, lui era felice di essere seduto di fronte a
lei, a discutere di abitudini alimentari, esattamente come lo sarebbe stato, se
avesse fatto l’amore con lei.
Ma non era amore.
E poi ancora, che cos’era l’amore, se non godere della compagnia dell’altro, se
non stare solo con qualcuno, in modo da poterne vedere i sorrisi e poterne
sentire le risate? Voleva dividere la sua vita con lei, ascoltando i suoi
momenti felici e quelli tristi, dando consigli quando poteva e conducendola ad
una vita, che un angelo come lei si meritava.
Lui tremò mentre fissava la ciotola d’insalata.
Forse questo era amore.
E’ solo, che non si era mai sentito così prima, non era mai stato innamorato,
non aveva mai avuto il tempo per esserlo. Gli ultimi otto anni della sua vita,
erano stati tutti spesi negli affari, i primi tre, li aveva spesi lavorando per
suo padre e cercando di farsi valere, gli altri cinque, spesi per controllare i
suoi successi. Non aveva avuto il tempo per un appuntamento, o per innamorarsi,
e se voleva essere onesto con sé stesso, lui non aveva avuto il tempo di fare
quello, nemmeno quando era all’università.
La sua intera vita, era stata rivolta sull’impero di suo padre, la sua eredità.
Lo odiava per questo.
Buffy non poteva smettere di fissare continuamente il volto di William. Lui
stava fissando la sua insalata da almeno tre minuti, non movendosi mai e lei
stava iniziando a preoccuparsi. Sembrava essere su un altro pianeta, preso dai
suoi pensieri.
Mangiava la sua insalata, in silenzio, mentre lo guardava. Qualunque cosa fosse
quello a cui pensava, doveva essere profondo e lei non voleva interromperlo.
Ogni volta che le capitava di cadere in cattivi pensieri, non le piaceva essere
disturbata, così lei si era presa l’impegno di non disturbare mai gli altri,
quando si perdevano nei loro pensieri.
Dopo dieci minuti lui si riscosse, portandosi le mani agli occhi e
massaggiandoli, mentre sospirava, questo le disse che qualunque cosa fosse,
quello a cui aveva pensato, non sarebbe andato via tanto facilmente.
<< Stai bene? >> gli chiese Buffy, mentre apriva la sua acqua tonica e gli
faceva un caldo sorriso.
<< Scusa. >> William scosse la testa, mentre cercava di scacciare quei pensieri.
<< Solo…una lunga settimana. >>
<< Parlamene. >> Buffy si appoggiò con i gomiti alla tavola e bevve la sua
bibita con la cannuccia.
William comprese che lei non stava facendo la comprensiva del tipo “tanto lo so
che vuoi dire”, lei gli stava davvero chiedendo i dettagli, di sfogarsi.
<< Troppe riunioni. >> sospirò, mentre apriva la sua bibita e ne prendeva una
sorsata.
<< Allora…parlamene. >> insistette un po’ lei, sperando che lui si aprisse un
po’. Gli era sembrato così giù, per tutto il tempo del pranzo e tutto quello che
voleva fare, era restituirgli il sorriso sul volto, e poi le piaceva ascoltarlo,
amava sentire il suo accento e vedere il modo in cui cambiava espressione,
mentre parlava.
<< Okay, non hai bisogno d’insistere. >> ghignò lui mentre si appoggiava al
divanetto e si massaggiava la schiena. << E’ stata una settimana infernale.
Riunioni dopo riunioni, proprio ora che è estate. Vedo un tempo fantastico fuori
della mia finestra e devo passare cinque ore ad ascoltare dei soffocanti
ragionieri che ronzano su un sacco di stupidaggini. >>
Buffy aggrottò le sopracciglia e si chiese di nuovo che cosa facesse
precisamente lui per vivere. << Sembri aspro. Willow ha sempre delle riunioni,
mi racconta tutto, fino al più piccolo dettaglio. Sembra che possano essere
molto noiose. >>
William sorrise. << Rischio di essere sfacciato, ma vorrei chiederti di dirmi di
più su di te e questa ragazza, Willow. >>
Lei ridacchiò sentendo come era diventato improvvisamente formale e prese un
altro sorso della sua bibita. << Willow? Okay…la conosco da anni, siamo
cresciute insieme in California. >>
<< California? >>
<< Yep, io sono una ragazza californiana. Da generazioni e generazioni. Willow è
stata la mia migliore amica da quando ero piccola. Siamo andate a scuola e
all’università insieme. Io vengo da Sunnydale, un po’ più a sud di L A. Mio
padre lavora là, come ti dissi. Mamma possiede una piccola galleria d’arte in
città. Io sto cercando di convincerla a venire a New York per avviare un’altra
galleria qui, ma lei dice che non riesce a trovare un finanziamento. >> Buffy si
rese conto che stava parlando a raffica, senza prendersi nemmeno una pausa per
respirare, ma non se ne curò, era bello parlare così con William e lei non
voleva fermarsi a parlare solo della sua famiglia, lei voleva parlargli di
tutto.
<< Allora, com’è la California? >> lui si piegò leggermente verso la tavola,
mostrandosi interessato.
<< Non ci sei mai stato? >> lei lo guardò scuotere la testa negativamente e
sorrise << C’è sempre il sole, piove a malapena dove sto io, ma a L A ci sono
dei veri acquazzoni. E’ più tranquillo, più rilassato. Lunghi, caldi e pigri
giorni d’estate, passati a sognare ad occhi aperti, nei campus dell’università.
Mi mancano. Qui tutto è frenetico e rumoroso. Come mai, non sei mai stato in
California? >>
Lui sorrise del modo in cui lo aveva detto, come se fosse un’azione criminale,
il fatto che non fosse mai stato nel suo paese e non avesse visitato il suo
stato.
<< Sono stato solo sulla costa est. >> rispose sinceramente, mentre si diceva
che considerato il fatto, che le nascondeva la sua posizione nella società,
poteva farle almeno la cortesia di essere onesto su tutto il resto. Era passato
tuttavia, molto tempo da l’ultima volta che aveva parlato della sua famiglia. <<
Mio padre, mi portò in America quando avevo sedici anni, mi mandò a scuola e poi
a lavorare. Mia madre venne qui e alcuni anni più tardi, loro si separarono,
quando avevo venti anni e per quattro anni non vidi più mio padre. Tornai a
lavorare con lui, quando ne avevo ventiquattro e tre anni dopo, lui morì. >>
<< Oh, mi dispiace. >> disse Buffy con tono di afflizione, ma William le fece un
gesto derisorio.
<< Le persone dicono sempre “mi dispiace”. Tu non lo hai conosciuto, se lo
avessi fatto, non saresti dispiaciuta che se ne sia andato. >> disse lui
prendendo un profondo respiro e cercò di scacciare via il biasimo, che era
evidente nella sua voce. << Mi dispiace, sono un po’ sensibile a quanto
“meraviglioso”, fosse mio padre. >>
<< Io non intendevo…non sapevo, stavo solo…>> Buffy non sapeva cosa dire, mentre
lo guardava, lo spettacolo di rabbia silenziosa che aveva visto nei suoi occhi,
era stato abbastanza per farle capire, che lui non aveva avuto un bel rapporto
con suo padre, non doveva averne dei ricordi felici.
<< Dove eravamo rimasti? >> chiese lui, facendole un piccolo sorriso e
mordendosi il labbro allo stesso tempo, cercando di farle vedere che era
dispiaciuto.
<< Allora, da dove vieni veramente? >> Buffy chiese l’unica cosa alla quale
riuscì a pensare, per spostare il discorso da suo padre.
William sorrise internamente, su quanto lei fosse diplomatica quando voleva
esserlo. La maggior parte delle altre persone, avrebbero insistito su quell’argomento
e avrebbero cercato di sapere, perché non gli piaceva suo padre, ma lei invece,
decise di rispettare i suoi tempi, come se sapesse che un giorno o l’altro, lui
gliene avrebbe parlato. E lui lo avrebbe fatto, quando si fosse sentito pronto.
<< Londra. Un inglese a New York e tutta la sua rot. >>
<< Rot? >> chiese Buffy confusa.
<< Significa….>> fissò il soffitto come se potesse dargli una risposta. <<
Spazzatura, immondizia…rot. >>
Buffy rise scioccamente di quella parola e scosse la testa. << Rot, dovrò
ricordarmelo. Tu continui a dirmi cose che mi lasciano confusa o divertita.
Brolly, broke, pet, love, rot….>>
William ridacchiò e si piegò di nuovo al suo posto. << Allora, inglese a parte.
Sono cresciuto là, finii la scuola e venni negli Stati Uniti, con la mia
famiglia. All’inizio non mi piaceva. New York, come hai detto tu, era troppo
frenetica anche per me. Sembrano tutti sempre stressati. >>
<< Come te. >> gli sorrise lei e lui alzò un sopracciglio.
<< Allora che mi dici di te? Hai detto che anche la tua settimana è stata un
inferno! >> le accennò con la testa e lei scuotendo semplicemente le spalle,
fece un sospiro.
<< E’ il mio capo, Anya. Mi ha messo sotto per tutta la settimana, voglio dire,
con il lavoro. Credo seriamente che lo abbia fatto apposta, sommergermi con così
tanto lavoro, che io ero quasi sicura di stare per affogare. >>
William sorrise di come lei fosse melodrammatica. Se avesse visto quanto lavoro
doveva fare lui, in una settimana, avrebbe pensato che la sua era stata una
passeggiata nel parco.
Ridacchiò a quel pensiero.
<< La signorina Jenkins, ce l’ha con te, allora? Forse è gelosa, pet. Una bella
ragazza come te, è destinata a creare qualche rivalità in ufficio! >> si sentì
salire la temperatura, quando lei ridacchiò e arrossì.
Il cuore di Buffy prese a battere frenetico, quando gli sorrise nervosa. Il suo
complimento era stato, così inaspettato, che avrebbe giurato che sarebbe caduta,
se non fosse stato che era seduta. Cercò d’ignorare il tremolio delle sue gambe
e del suo stomaco, lui pensava veramente che lei fosse bella.
Cosa diavolo doveva rispondere, in proposito?
<< Um….>> cominciò e poi rise scioccamente di nuovo, quando vide l’espressione
che l’espressione di lui si era ammorbidita. << Io penso che lei, si stia solo
sfogando, tutto quello che le fa passare il suo capo, lei poi lo fa scontare a
me.>>
William si fece una nota mentale, di andarci più leggero con Anya, così lei a
sua volta, sarebbe andata più leggera sulla sua ragazza.
Si gelò, mentre beveva.
La sua ragazza?
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Ora gli era chiaro, che quello che era iniziato, come un desiderio di averla, di
farla sua, era velocemente diventato il desiderio di appartenerle a sua volta.
Non la considerava più un affare, lei non era qualcosa che se voleva, poteva
avere.
Lui voleva conquistarla, voleva che fosse sua, perché lui le piaceva, voleva che
lei lo amasse.
Un brivido di freddo, gli serpeggiò nella spina dorsale.
Lei non lo avrebbe mai amato, se avesse saputo chi era, e come lui aveva omesso
di darle questa informazione. Le aveva mentito sin dal primo istante che l’aveva
conosciuta, ed ora lui voleva avere una relazione?
La sua mente considerò, come le cose sarebbero potute essere diverse, se non le
avesse trovato lavoro, avrebbe potuto essere onesto con lei, ed avrebbero potuto
avere una vera relazione, piuttosto di quella che ora stava costruendo su
fondamenta instabili.
Il suo cuore gli disse che le cose non sarebbero durate così, non avrebbe potuto
tenerle nascoste certe cose per sempre.
Un giorno lei, lo avrebbe scoperto.
Sperava solo che non la prendesse male, come aveva paura che succedesse.
<< E sei di nuovo, partito per lo spazio! >> esclamò Buffy ridacchiando, ma si
fermò quando vide nei suoi occhi una profonda tristezza. Appoggiandosi alla
tavola gli prese la mano e lo scosse, per risvegliarlo dai suoi pensieri. << C’è
qualcosa che non va? >>
Lui cercò di farle un piccolo sorriso e accarezzò con il pollice la mano di lei.
Il suo sguardo cadde sulle loro mani unite, e cercò di convincersi che sarebbe
finita bene, doveva far valere anche il poco tempo che passava con lei. <<
Solo….una lunga settimana. >>
<< Io so di cosa avresti bisogno. >> gli sorrise Buffy.
<< Lo sai? >> William la guardò negli occhi e si piegò leggermente verso di lei.
<< Yep! Hai bisogno di uscire di più. >> ghignò lei , quando lui le sorrise e
scosse la testa.
<< Probabilmente hai ragione. >>
<< Così…? >> Buffy gli diede una cauta occhiata e poi alzò le sopracciglia.
<< Cosa? >>
<< Ecco, Willow ed io andiamo in un locale stasera, lo sai, è venerdì e…forse
potresti venire con noi. >> si chiese se avesse potuto sentire la sua ansia
mentre glielo chiedeva.
William per poco non soffocò, bevendo la sua bibita.
Gli stava chiedendo di uscire come un amico…o come un appuntamento?
La realizzazione lo colpì come una tonnellata di mattoni.
<< Non posso. >> le rispose grave, mentre si agitava un po’ sul posto.
Buffy non si preoccupò di nascondere quanto fosse delusa. Una vocina nella sua
mente le diceva, che forse lui aveva un altro appuntamento, ad un bel ragazzo
come lui, non dovevano mancare delle ragazze con cui uscire.
William, provò come se il suo cuore si fosse fatto di piombo e dal peso lo
stesse trascinando giù. Dopo anni, qualcuno gli aveva offerto, per la prima
volta, la possibilità di fare qualcosa di diverso, dalla sua solita cena con i
suoi direttori, e lui aveva automaticamente rifiutato. Avrebbe avuto voglia di
dirle, che lei non era la sola ad essere delusa.
Buffy, cercò di far sì che il suo rifiuto, non la buttasse giù, ma il modo così
repentino, con cui lui aveva rifiutato la sua offerta, la privò di ogni briciola
di felicità. Gettando uno sguardo all’orologio, mentre finiva la bibita e
cercava di nascondere i suoi sentimenti a William.
Aveva pensato di piacergli veramente, dopo che le aveva detto che era bella, ed
il modo in cui avevano parlato apertamente fra di loro. Ora però, si sentiva una
sciocca ad aver pensato che sarebbe uscito con lei, lui sicuramente aveva già la
ragazza e questi pranzi, gli servivano solo per farsi bello, avendola aiutata a
trovare un lavoro.
Se le cose stavano così, lei desiderava che lui la smettesse e la lasciasse in
pace. Sentì le lacrime che minacciavano di spuntarle e lottò per mantenere la
calma, mentre si fissava le mani.
<< E’ meglio che io vada. Ho un mucchio di lavoro da fare ed è meglio che mi
sbrighi, se non voglio fare notte, non vorrei tornare tardi a casa. >>
William la guardò confuso, mentre lei afferrata la borsa, scomparve dalla porta,
prima che lui potesse rendersi conto di cosa stesse facendo.
Gettandosi fuori dalla porta, si fermò a mezza strada e per un momento considerò
l’idea di non seguirla, la possibilità che qualcuno potesse vederli, era troppo
grande, ed era un rischio. Bestemmiando silenziosamente e non curandosi se
qualcuno li vedeva, le corse dietro e afferratola per un braccio la girò per
affrontarla.
<< Aspetta. >> ansimò cercando di riprendere fiato. << Sabato. >>
Buffy alzò le sopracciglia e chiese. << Huh? >>
<< Mi prenderò un giorno libero, potremmo andare insieme al Central Park.
Parlare un po’, dare da mangiare alle anatre, e altre cose stupide….tu potresti
mostrarmi tutto quel genere di cose, che servono per rilassarsi e gettare via
tutti i pensieri. >> Lui abbassò la testa e la guardò negli occhi, mentre
sperava che lei accettasse, perché si sentiva il cuore in gola da come stava
battendo forte.
Un battito.
<< Lavori anche di Sabato? >> chiese Buffy incredula e quando lui non rise,
comprese che se lavorava di sabato, probabilmente lavorava anche stasera.
<< Io lavoro anche di domenica. >> rise di sé stesso, mentre lei ridacchiava e
scuoteva la testa stupita.
<< Non c’è da stupirsi se sei così stressato. Esiste un giorno, chiamato di
riposo, non lo sai? Il lavoro non è tutto. Qualcuno deve insegnarti come vivere.
Allora, lavorerai anche stasera? >> rischiò lei.
Lui annuì con la testa, il rammarico che era presente nei suoi occhi le disse,
che gli sarebbe piaciuto uscire con lei. << Ma domani mi libero, e tu potrai
mostrarmi come si vive. >>
<< E’ una promessa? >> lo stuzzicò lei e lui ghignò.
<< Assolutamente. Esci con me domani. Puoi portare anche i tuoi amici. >>
Adesso, era disposto a farle portare chiunque volesse, basta che gli dicesse di
sarebbe venuta.
Buffy ghignò e quasi si mise a saltellare dalla felicità e dal calore che
sentiva. Improvvisamente i pensieri che lui potesse avere la ragazza, saltarono
fuori dalla finestra e non poteva smettere di essere incredibilmente felice.
<< Okay. >> rispose lei contegnosa, mentre riprendeva il controllo. << A me e a
Willow, piace passeggiare nel parco a scherzare e a parlare di quello che
abbiamo fatto nella settimana. Ci vediamo alle dieci, fuori del museo. Non
arrivare in ritardo! >>
Il batticuore di William gli pulsava dolorosamente nella gola, quando le fece un
sorriso tremulo e poi la guardò allontanarsi. Non era esattamente quello che
aveva sperato che succedesse fra di loro, ma era stato costretto ad agire così
su istinto, quando lei si era allontanata, si era sentito disperato a stare
senza di lei.
Sapeva che era una mossa azzardata, c’era la possibilità che qualcuno potesse
vederli, ma lui voleva poterla vedere fuori dall’ambiente lavorativo, voleva
passare un giorno con lei, facendo le cose normali che di solito, fanno le
persone normali. Voleva vedere come lei vivesse.
Voleva vederla.
Capitolo sette
Erano ormai le sette, quando Buffy tornò a casa, ed il suo entusiasmo sull’idea
di passare la nottata fuori in città, era morto cinque ore prima. Spinse
stancamente la porta del suo appartamento per aprirla ed entrò, facendo al
contempo un lungo sospiro. Tutto quello che ora lei avrebbe voluto fare, era
starsene per un ora a farsi un bagno caldo e riposare la sua mente dal lavoro.
E pensare a William.
Non gli importava che lui avesse visto come era rimasta delusa, quando aveva
rifiutato la sua proposta, di passare la serata insieme, perché era stato grazie
al fatto che aveva visto come il suo rifiuto l’aveva colpita, che l’aveva
portato a rincorrerla. Un piccolo sorriso si attardò sulle sue labbra per un
momento, proprio come in uno di quegli scadenti romanzetti rosa che le piaceva
leggere. Quando lui le aveva chiesto di uscire con lei domani, era sembrato così
insistente, ma al contempo così vulnerabile e lei doveva ammettere, che le era
piaciuto, quello sguardo leggermente insicuro ma ansioso, che aveva avuto negli
occhi, mentre aspettava la sua risposta.
Come se lei potesse dire di no?
Rise scioccamente di sé stessa, su quanto fosse ridicola quella cosa e chiuse la
porta.
<< C’è un suono, che non ho sentito da molto tempo. >>
Buffy si gelò con la mano sul pomello della porta, non appena sentì quella voce
maschile. Il secondo dopo averlo fatto , il suo sorriso andò da orecchio a
orecchio. Girandosi velocemente, allargò gli occhi dalla sorpresa e si gettò
verso di lui, abbracciandolo stretto.
<< Xander! >> esclamò felice Buffy, era passato troppo tempo da quando si erano
visti l’ultima volta, sentì come se tutti quei mesi passati, fossero
un’eternità. << Perché? Sei venuto? Perché? >>
Xander rise e abbracciò ancora più stretta la sua schiena, così come faceva lei
con lui.
<< E’ una lunga storia, ma sono pronto a raccontarti in un altro momento, questa
brutta storia. >> le rispose, facendogli un gran sorriso e lasciandola andare.
<< Volevo dire…che tutto questo, è stata una meravigliosa sorpresa, proprio
quello di cui avevo bisogno dopo aver passato una settimana infernale. >> Buffy
posò la borsa dietro il divano e vide che Willow sembrava curiosa.
<< Allora, William non verrà? >> le chiese, mentre raccoglieva la borsa di Buffy
e l’appendeva sull’attaccapanni, vicino alla giacca.
<< No…deve lavorare. >>
<< Di venerdì? >> Willow la guardò incredula.
<< Chi è William? >> Xander diede ad entrambe un’occhiata confusa.
<< E’ quello che ho detto anch’io, ma lui mi ha detto che si prenderà libero
domani, e noi potremo andare al Central Park, tutti e tre…cioè…tutti e quattro,
m’immagino. >>
<< Central Park? Buffy, è decisamente meglio di un appuntamento casuale in un
night club. >> strillò quasi Willow, saltellando emozionata, poi però vide che
Buffy non sembrava così eccitata. << Qualcosa non va? >>
<< Lo so, dovrei entusiasmarmi, giusto? Allora perché mi brucia ancora il fatto,
che lui non possa venire stasera? >> disse Buffy lasciandosi cadere sul divano e
fece il broncio, mentre guardava i suoi amici.
<< Chi è William? >> ripetè Xander e finalmente ebbe la loro attenzione.
<< E’ un ragazzo che Buffy ha conosciuto. Lavora nella stessa ditta in cui
lavora lei, le prestò il suo ombrello quando la conobbe dopo il colloquio che
lei aveva avuto lì. Da allora si sono incontrati due volte per pranzo e noi
speravamo che accettasse di uscire con noi stasera, ma sembra che il fato abbia
deciso che domani andremo tutti, a prendere un po’ di sole.>> Willow cercò di
spiegare velocemente la cosa a Xander. << E poi, io voglio vedere se lui è
veramente così grazioso come Buffy dice che sia. >>
<< Hey, un momento….grazioso? Stai incontrando degli uomini graziosi a New York?
Mi sa che è stato un bene che io sia arrivato….>>
Buffy sembrò confusa. << Non ti capisco. >>
<< Buffy, gli uomini possono essere qualsiasi altra cosa, ma non graziosi. A
meno che loro non siano gay…non è gay, giusto?>>
Lei scosse freneticamente la testa per dire di no. << Lui è lontano dall’essere
gay, come se ci fosse un universo di mezzo. Lui non è grazioso, io non ho mai
detto così, io ho detto che era bello. >>
Xander e Willow si guardarono l’un l’altra, mentre lo sguardo di Buffy si faceva
trasognato, i suoi occhi erano come appannati, mentre fissava il muro lontano e
compariva, un leggero sorriso sulle sue labbra.
<< Okay, ora mi stai facendo paura. >> Xander schioccò le dita davanti al volto
di Buffy, e sia lui che Willow risero quando Buffy li guardò in un modo come a
dire “huh?”.
<< Allora lui ha rifiutato, ma ti ha proposto un appuntamento al Central Park,
Buffy…ti basteranno un paio di drink e ti tirerai su, penserai a quello che
farai domani invece di preoccuparti di oggi. >> disse Willow accarezzandole il
braccio e poi guardò Xander, per invitarlo a dire qualcosa d’incoraggiante.
<< Um, yeah, Buffy…tutto questo ti sembrerà un piccolo monticello di terra,
quando vedrai la montagna di dolore che io sto passando. >> Xander vide gli
occhi di Buffy allargarsi, mentre lo guardava, e seppe che lei aveva capito cosa
era successo, senza bisogno che lui glielo raccontasse.
<< Oh…no…Cordy? Quella cagna…Ti ho sempre detto che eri troppo buono con lei.
Okay…andiamo, sarà come ai vecchi tempi a Sunnydale, solo senza il Bronze e ora
potremo affogare i nostri dolori veramente, invece di eccitarci con solo delle
banali bibite. >> Buffy sembrò risoluta, mentre si alzava di scatto dal divano e
si dirigeva verso il bagno. << Io mi faccio una doccia, c’è una bottiglia di
vino nella mia borsa, apritela e inizieremo subito a darci da fare. >>
Willow sorrise a Buffy, mentre scompariva nel bagno. Era stata una strana
giornata, prima il fatto di aver trovato Xander seduto fuori del loro
appartamento, poi Buffy che era delusa pur avendo un vero appuntamento con
William. Scuotendo la testa, estrasse il vino dalla borsa di Buffy e ringraziò
il cielo silenziosamente, la sua vita non era così complicata, tutto quello che
doveva fare era occuparsi del suo lavoro. Niente amici e niente appuntamenti,
rendevano la vita semplice.
William camminò velocemente per la strada, l’asfalto sotto i suoi piedi era
bagnato, ma aveva smesso di piovere lentamente, alcuni minuti prima che
decidesse di lasciare il ristorante. Aveva pensato a Buffy per tutta la serata,
non si ricordava di aver detto più di due parole, durante tutta la riunione del
pranzo. Inoltre, quelle due parole erano state “salve” e “arrivederci”.
Alzò finalmente lo sguardo e aggrottò le sopracciglia, vedendo una coda di
persone fuori in fila davanti ad un bar. Non riusciva veramente a ricordarsi
quando fosse stata l’ultima volta che era davvero uscito fuori per farsi un
drink, di solito si faceva uno o due bicchieri di vino, mentre lavorava a casa,
ma quello era tutto. L’ultima volta che aveva veramente bevuto qualcosa di
forte, era stato il giorno del funerale di suo padre. Non riusciva a ricordarsi
perché lo avesse fatto, probabilmente era in parte per darsi una ragione per non
presenziare e in parte per diminuire il dolore che aveva sentito nel suo
stomaco, quando aveva saputo che suo padre era morto e gli aveva lasciato la
società.
Aveva odiato così tanto suo padre, che l’ultima cosa che avrebbe voluto, era
possedere la società che lo aveva inevitabilmente condotto alla morte. Avrebbe
preferito, che fosse vissuto più a lungo, in modo da trovare un acquirente, come
lui aveva inteso fare.
Si rese conto di stare fermo in piedi, da solo, davanti al club, mentre fissava
l’insegna e sentiva la leggera pioggerellina stava per diventare un acquazzone
più forte. I suoi occhi si restrinsero quando abbandonando l’insegna al neon, si
fissarono su qualcosa di grosso.
<< Vuole entrare? >> Un uomo grande e grosso, vestito tutto di nero dalla testa
ai piedi, stava guardandolo starsene fermo nella strada.
Voleva entrare?
Perché si era fermato qui?
La prospettiva di qualcosa di forte lo allettava, il calore di sentir scivolare
dolcemente il liquido nella gola, sentirsi completamente riscaldato, rinfrancato
dai suoi problemi.
L’altra ragione per la quale annuì affermativamente, era il fatto che lui voleva
vedere qualcosa di diverso dai suoi soliti venerdì sera, e starsene a sentire
parlare i suoi direttori che blateravano su come era andata la settimana. Voleva
vedere come Buffy passava i suoi venerdì sera e quello che si era perso in tutti
questi anni.
Prima di rendersi conto di quello che stava succedendo, il grosso uomo, si era
fatto da parte e gli aveva aperto la porta, facendolo entrare. William non
sapeva se si era immaginato di ringraziare l’uomo per la sua cortesia o se gli
aveva dato una mancia per avergli fatto saltare la fila. Questi lo ringraziò con
un sorriso, mentre lui lo sorpassava e si inoltrava nell’oscurità del locale.
L’aria era densa di fumo, l’indaco delle luci blu appese a dei travetti sul
soffitto, sembrava tagliarla con dei raggi laser, mentre lui attraversava la
folla. Tenne gli occhi fissi su dove volesse andare, non permettendo, che le
danze e i sorrisi di alcune ragazze gli facevano, di distrarlo. Lui non era qui
per loro, lui era qui per trovare qualcosa che mandasse via il suo dolore e lo
lasciasse in pace.
Giungendo al bancone del bar, scivolò su di uno sgabello libero e alzò la mano
per richiamare l’attenzione di una cameriera. Lei gli fece un sorriso amichevole
ma lui tenne la faccia impassibile.
<< Bourbon, liscio….fammene due. >> disse alzando la voce, per superare il
rumore della sala, la musica era così alta, che si chiese come qualcuno
riuscisse a comunicare in quel posto.
Un rapido sguardo alla pista da ballo che era piena di persone che si
contorcevano, gli disse che di questi tempi c’erano altri modi per comunicare,
mentre usare la bocca era passato di moda.
Diede un breve sorriso alla cameriera, quando lei fece scivolare attraverso il
bancone i due bicchieri di bourbon, prendendo i soldi. Fissando uno che aveva
degli occhiali scuri, si fermò un momento ed inspirò il profumo del liquore.
C’era qualcosa di confortante nell’aroma pieno che emanava, era una specie di
buon augurio per il futuro, ed il ricordo di tempi passati quando ne aveva
bevuto.
Fin da quando aveva rifiutato l’invito che gli aveva fatto Buffy, aveva passato
il resto del tempo a pensare a lei, a come era rimasta male da quel rifiuto.
Tirò indietro la testa bevendo e chiuse gli occhi, mentre inghiottiva il
liquore. Leccandosi le labbra, non potè negare che avesse un buon sapore e si
sentì decisamente meglio.
Alzando lo sguardo alla fila di bottiglie poste sopra lo specchio, si chiese
quanti tipi diversi di liquori, avrebbe potuto comprare in un posto simile. Ogni
bottiglia sembrava essere di un colore diverso, era un intero arcobaleno di
superalcolici, e per una varia serie di ragioni, si senti tentato a rimanere lì
a sedere e a provare a bere ciascuno di essi.
Il suo sguardo si fissò sul grande specchio, che rifletteva il mondo che gli era
dietro, ed i suoi occhi si allargarono leggermente. Guardò di nuovo al suo
bicchiere vuoto e poi di nuovo nello specchio.
Evidentemente, stava pensando troppo a Buffy, perché lei era là, nello specchio.
Si girò di scatto per vedere se la sua mente gli stesse giocando brutti scherzi
e aggrottò le sopracciglia quando non la vide. Voltandosi di nuovo verso lo
specchio, la intravide ancora fra mezzo alla folla e guardò oltre la sua spalla.
Lei era lì veramente.
Si alzò, ma si fermò quando notò che lei stava ridendo, e comprese che lei non
era da sola. I suoi occhi si restrinsero sull’oggetto della sua attenzione, ed
un cipiglio si formò nei suoi lineamenti. Prendendo il bicchiere ancora pieno,
fece poi un segno alla cameriera di fargliene un altro. Lei rispose sollecita e
dopo pochi secondi, con un bel sorriso gli presentò altri due bicchieri.
Non poteva credere a quello che stava vedendo. La sua ragazza stava ridendo,
sorridendo, mostrando tutta la sua dolcezza ad un altro uomo, e questo, solo
poche ore dopo che lui aveva rifiutato di uscire fuori con lei. Provava dolore
allo stomaco quando la guardò e, per un momento, si strofinò gli occhi
increduli, per essere certo che la visione di lei, che durava da un po’, non
scomparisse.
Quando lei si avviò verso la pista da ballo per andare a ballare, tenne i suoi
occhi puntati su di lei, ignorando l’uomo che lei stava tirandosi dietro per una
mano. Bevendo i due bicchieri di bourbon uno dietro l’altro, la seguì con lo
sguardo quando prese a ballare ai limiti della pista.
Non avrebbe dovuto rifiutare l’invito di lei.
Questa era la vita che gli stava dando un veloce calcio nelle palle, per aver
rinunciato alla possibilità che aspettava da una vita, la possibilità di
divertirsi il venerdì sera, facendo quello che le persone della sua età di
solito facevano.
William rise silenziosamente quando si guardò allo specchio; tutto demoralizzato
perché la ragazza che lui voleva, aveva osato guardare un altro uomo.
Questo non era lui. Questo uomo debole e patetico, che si stava rimirando, non
era lui. Lui non poteva starsene fermo in quel modo, non avrebbe mai permesso
che qualcosa lo colpisse e non doveva pensare di lasciare Buffy, solo perché un
bamboccio aveva attirato la di lei attenzione.
C’era solo una cosa che poteva fare.
Doveva andare lì e riprendersela indietro, riprendersi i suoi bei sorrisi e
portarla via da quel ragazzo.
Un sorriso perfido apparve sulle sue labbra, quando guardò di nuovo verso la
pista da ballo. Questo era ciò di cui aveva bisogno. Bene quindi, non intendeva
perdere il suo affetto, proprio ora che lo aveva, la sua possessività si fece
avanti, mentre traeva forza da essa.
Lei era sua, che lei lo sapesse o no, lei era sua.
Scivolando dal suo sgabello, William allentò la sua cravatta e si avviò
attraverso la folla verso la pista da ballo. Se tutto fosse andato secondo il
suo piano, il suo piccolo amico, non sarebbe stato più nessuno, ed avrebbe fatto
meglio a scomparire finché era in tempo.
Buffy muoveva le braccia, quando lasciò che la musica la guidasse nella danza.
Rise quando Xander iniziò a fare il suo ballo della scimmia e tantissimi bei
ricordi, di quando era al Bronze con i suoi amici, la invasero di nuovo.
<< Allora, parlami di questo William. >> gridò Xander per superare la musica e
Buffy accennò con la testa.
<< Ti piacerebbe….>> gli gridò di rimando e ballò un po’ più vicino a lui in
modo da parlagli più facilmente. << E’ un bel ragazzo, divertente, sincero….>>
<< Ricordati solamente, che noi bei ragazzi, possiamo sembrare tranquilli, ma
che siamo in grado di mordere. >> Xander digrignò i suoi denti con enfasi e poi
ghignò. << Ho fatto vedere l’inferno a Cordy, quando la beccai assieme a quel
Doyle. Penso seriamente che lei abbia creduto che l’avrei fatta fuori, vedendola
con un altro uomo, ma non l’ho fatto. Continuo a ripetere che è stata lei a
scaricarmi, ma penso invece di essere stato io a scaricarla…calciandoli via
insieme dall’appartamento, tu non credi? >>
Buffy rise. << Li hai calciati fuori? Bravo Xan. Io so che tu saresti voluto
venire a New York con noi….adesso io e Willow possiamo essere presenti a tutti i
tuoi appuntamenti. >>
Xander ridacchiò. << Posso venire anch’io ai tuoi? Posso giocare a fare lo
chaperon, ad esempio domani? >>
<< Certo che puoi venire con noi. Lui aveva invitato Will a venire, ora tu sei
qui e verrai anche tu, anche se….vorrei passare del tempo con lui da sola. >>
disse guardando Xander, che fece un sorriso girandosi sul posto. << Per quanto
riguarda lo chaperon…io non penso che lui cercherebbe veramente di farti del
ma….>>
Xander si rigirò e scoprì che Buffy era sparita.
Buffy lottò con forza quando delle mani forti, l’afferrarono alla vita,
tirandola via dalla folla della pista da ballo.
<< Mi lasci andare…>> fece lei ringhiando, quando cercò di liberarsi la vita da
quelle dita offensive e poi venne docilmente rigirata per affrontarne il
proprietario. I suoi occhi si allargarono dalla incredulità. << William? >>
<< Ciao, cutie. >> disse lui facendole le fusa e comprese che c’era qualcosa di
diverso nel suo modo di fare. Le sua aria amichevole non c’era più, sostituita
da eccitazione, i suoi occhi sembravano brillare a lampi e le sue labbra avevano
assunto una curva seducente.
Lei era andata da amichevole a tentatrice, in un colpo solo.
Sorrise quando le sue guance si scurirono.
<< Cosa diavolo stai facendo? Voglio dire..sei qui quando dicesti che non
saresti…e in ogni caso, come mi hai trovato, New York è abbastanza grande…e come
sei vestito? >> gli occhi di lei scintillarono verso il suo abbigliamento e
comprese che era lo stesso vestito che lui portava a pranzo. << Wow…hai
veramente lavorato fino a tardi. >>
William le prese una mano e l’attirò verso di sé, mentre con l’altra l’avvolse
assieme al braccio intorno alla vita di lei, stringendola. Lui le sorrise negli
occhi << Ti avevo detto che lavoravo, love. >>
Buffy ingoiò rumorosamente quando si concentrò sulla sensazione delle mani di
lui sul suo corpo. Cercò di ricordarsi come se lo era immaginato, ma comprese
che questa sensazione, andava oltre alla sua immaginazione. Sentì come una
scossa elettrica al suo tocco, dovunque le sue mani si posassero sulla sua
pelle, ne gioiva deliziata. Si inclinò nel suo abbraccio e si concentrò sul suo
volto e i suoi occhi.
Lui le stava sorridendo, gli angoli della sua bocca la stuzzicarono
perfettamente, quando lui la fissò negli occhi. Non riusciva più a sentire la
musica; era stata sopraffatta dal suono del suo battito cardiaco, quando ballava
lentamente con lui, permettendogli di condurre.
William sospirò internamente sulla sensazione di averla fra le braccia. Lei si
sentì come se appartenesse a quel posto, avvolta sicura nel suo abbraccio e
protetta dal mondo; era dove lui voleva che fosse. Lei non era più un premio da
vincere, lei era un oggetto prezioso da poter rimirare, e voleva essere lui a
poterlo fare.
<< Allora, perché sei qui? >> la sua voce era stata poco più che un bisbiglio,
ma lui o la sentì o lesse sulle sue labbra, perché il suo sorriso si allargò.
<< Stavo tornando a casa, avevo bisogno di un drink e mi sono fermato qui. Ed ho
visto te, che ballavi con un piccolo stupidotto. >>
Buffy ridacchiò all’inizio e poi quando vide la sua occhiata offesa rise di
nuovo. La dolce occhiata di gelosia che aveva visto nei suoi occhi, quando aveva
menzionato Xander, era troppo bella per essere vera, se mai avesse voluto una
conferma delle sue intenzioni verso di lei, ora le aveva.
<< Sei geloso. >> affermò semplicemente e vide la sue sopracciglia piegarsi.
William avrebbe voluto negare la sua affermazione, ma si era promesso di essere
il più sincero possibile con lei.
<< Mi hai beccato…sono geloso…ma guarda, io sono qui, con te fra le mie braccia
ed il tuo piccolo ragazzo non ha idea di dove il suo piccolo agnellino sia
andato, o di quale grande lupo cattivo l’abbia preso. >> lui le spinse una
ciocca di capelli dietro l’orecchio e godette del modo in cui gli scivolava fra
le dita, come seta, proprio come se lo era immaginato.
<< Ragazzo? >> Buffy sembrò incredula e scoppiò in una risatina. << Xander non è
il mio ragazzo, lui è un ragazzo e un amico…ma non il mio ragazzo. Io sono
cresciuta con lui a Sunnydale, siamo andati a scuola insieme e quando io e
Willow venimmo qui, lui andò a L A con la sua ragazza. Loro si sono appena
lasciati, così lui è venuto a trovarci. >>
<< Oh. >> William avrebbe potuto dire di aver sentito accendersi una piccola
luce nel suo cuore, ma molto silenziosamente.
<< Mi piaci geloso….ti dona. >> lei sorrise e gli mise una mano sul suo torace,
quando lui ballando si diresse verso l’orlo della folla.
William rispose al suo tocco attirandola ancora più vicina a sé, la strinse di
più alla vita facendo in modo che il corpo di lei aderisse di più al suo.
Buffy sentì che le sue ginocchia non la reggevano e che sarebbe caduta, se lui
l’avesse lasciata andare. La loro relazione era appena cominciata, ma ora
sembrava che l’invisibile orologio che la guidava, avesse preso a correre
velocemente. Tuttavia lei non ci badò, questo tentativo di flirtare, le fece
solamente desiderare di passare più tempo così, la sola cosa che voleva, era
rimanere avvolta fra le sue braccia.
<< Il tuo amico, resta per qualche tempo? >> le chiese più gentile che potesse,
mentre ballava lentamente più al ritmo del suo cuore, che della musica.
<< Xander? Lui pensava di rimanere…vuoi conoscerlo? Anche Willow vorrebbe
conoscerti….visto che gli ho parlato molto di te. >>
<< Tu gli hai parlato di me? >> i suoi sopraccigli si alzarono intrigati, quando
la vide arrossire a causa di ciò che gli aveva detto.
Buffy annuì con la testa silenziosa e fisso gli occhi con quelli di lui, mentre
si godeva il modo in cui si erano illuminati verso di lei, quando lui sorrise
per la sua ammissione.
<< Allora? >> Buffy mentre parlava, guardò verso il tavolo presso cui i suoi
amici stavano.
William stava quasi per dire che era d’accordo, quando notò una persona che era
assieme agli amici di lei. Il suo cuore gli fece male, quando comprese che
avrebbe dovuto rifiutare, non c’era possibilità che Oz non lo riconoscesse e
questo avrebbe portato Buffy a scoprire, chi era lui veramente, ed il solo
pensiero era per lui amaro come il veleno.
Buffy osservò la sua esitazione e mascherò velocemente la sua delusione prima
che lui parlasse.
<< Non posso…>> William la guardò mentre lei cercava di fare una faccia
impassibile, ma i suoi occhi la tradivano, mostrando il dolore che provava. Le
passò le dita fra i capelli, pettinandoli con le mani per poi prenderle una
guancia. << Mi piacerebbe, ma non sono vestito per l’occasione e a dire il vero
dovrei andarmene. Mi sono fermato solo perché ti ho vista. Se questa notte non
faccio il lavoro che devo fare, poi domani non potrei vederti, ed io so bene
cosa vorresti fare, cosa sceglieresti. >>
Lei fece un piccolo sorriso e sperò di riuscire ad alleviare la frustrazione che
aveva sentito nella sua voce. Il suo cuore le disse che lui avrebbe voluto
rimanere e lei doveva essere d’accordo con il suo ragionamento, avrebbe passato
più volentieri tutto il giorno con lui domani, piuttosto che poche ore stasera.
Poteva aspettare. Sua madre diceva sempre che la pazienza è una virtù e le cose
belle vengono a quelli che sanno aspettare.
William era una di queste cose belle; lei lo sapeva.
<< Allora, ci vediamo domani….non arrivare in ritardo. >> gli disse facendogli
un grosso sorriso, sincero, visto che le dita di lui continuavano ad
accarezzarle la guancia, mentre la facevano bruciare dal desiderio, di sentirle
su tutto il resto del suo corpo.
Non restava che salutarla. William avrebbe voluto farlo in modo molto più
confidenziale ma si trattenne. Incatenando il suo sguardo in quello di lei, la
scrutò profondamente e memorizzo il modo in cui lei lo stava guardando, era in
parte angelico e in parte demoniaco.
Abbassando la testa, le sfiorò la guancia con la sua, mentre giungeva con le
labbra al suo orecchio.
<< Non è un sogno, domani ti rivedrò….meraviglioso. >> Così dicendo le premette
un veloce bacio sulla guancia, sentendo la sua morbidezza e inalando il dolce
profumo fiorito, prima di scomparire fra la folla.
Buffy deglutì nervosa, e premette le dita, nel punto in cui lui l’aveva baciata.
Rimase ancora ferma per qualche secondo, mentre fissava trasognata nella
direzione in cui lui se ne era andato e insicura se sarebbe stata in grado di
muoversi, o se invece fosse caduta come una pera cotta.
Lui l’aveva baciata. Lui l’aveva toccata. Lui l’aveva tenuta così stretta che
avrebbe giurato di sentire ancora le sue mani su di sé.
E tutto quello che avrebbe voluto fare, era giusto sciogliersi in una
pozzanghera.
Non si curò delle persone che la urtavano passando, o se le facevano delle
strane occhiate vedendola lì ferma in piedi con un’espressione sbigottita sulla
faccia e la mano sulla guancia.
Perché ora sapeva come ci si sentiva ad essere innamorati, ed era più
meraviglioso di quanto si fosse immaginata. Si sentì come se niente potesse
andare storto, niente sarebbe stato più lo stesso ed il mondo era diventato
improvvisamente più brillante, un luogo più caldo.
E perché?
Si era appena accorta, di stare innamorandosi di lui.
E lei aveva visto nei suoi occhi, che anche lui si stava innamorando.
Capitolo otto.
William si era svegliato presto da un sonno che non gli aveva portato riposo, e
si era diretto immediatamente a prendersi un caffè. Mentre sedeva al tavolo di
cucina e lo beveva, si ricordò che lui non avrebbe potuto prendersi veramente un
intero giorno libero, ma non se ne curava affatto. La possibilità di poter stare
con Buffy per un giorno, chiacchierare del più e del meno e camminare con lei
nel caldo sole, suonava troppo meraviglioso per potersi tirare indietro.
Gettando uno sguardo alla grande finestra, che era in pratica grande come uno
dei muri del suo appartamento, sorrise al sole che stava sorgendo e colorava di
rosa, gli edifici che aveva ammirato tante volte dal suo balcone.
Prometteva di essere una bella giornata, una passeggiata in giro al sole
brillante e caldo, gli avrebbe fatto più bene che rimanere chiuso nel suo
ufficio a lavorare sul suo ultimo progetto.
Centellinando il caffè, William diede una scorsa veloce al giornale del mattino,
cercando che non ci fossero articoli che avrebbero potuto colpire i suoi affari
e leggendo le notizie. Diede un piccolo sorriso alla piccola palla di pelo
grigio che stava mangiando nell’angolo vicino a lui. Era passata soltanto una
settimana da quando aveva visto il musetto del gattino, nel negozio di animali
domestici e si era ritrovato a comprarlo, prima ancora di capire cosa stesse
facendo. Era bello agire istintivamente per una volta, piuttosto che progettare
e disegnare delle cose, prima di prendere delle decisioni.
Greebo fece le fusa felice, mentre faceva colazione.
William sorrise felice, quando riportò l’attenzione al mondo fuori della
finestra e lasciò che i suoi pensieri tornassero su Buffy.
Buffy penzolò di nuovo avanti le gambe, quando si sedette di traverso sulla
poltrona, i piedi penzolavano su un bracciolo, mentre la schiena si appoggiava
all’altro. Canticchiò al cartone animato, mentre mangiava felice la sua ciotola
di Cheerios e beveva il suo succo d’arancia.
<< Arriveremo in ritardo. >> disse Willow mentre si affrettava a dirigersi in
cucina.
<< Noi non arriveremo in ritardo. >> ripetè Buffy con un sospiro. Aveva già
detto la stessa cosa alla sua amica un milione di volte, ma Willow insisteva che
loro stavano per arrivare in ritardo, se lei non si fosse affrettata a fare la
doccia.
Buffy, questo non è, come se noi andassimo fuori a giro per negozi. Ed io so che
ti piace, direi che piuttosto è un appuntamento, con un ragazzo che ti piace
veramente, giudicando dal piccolo interludio della scorsa notte al club, e al
ragazzo gli piaci, tu dovresti essere da ore a scegliere cosa mettere. >>
esclamò Xander mentre veniva dalla stanza davanti al bagno e andava in cucina.
Buffy si gelò.
Loro avevano ragione.
Adesso che ci pensava, era veramente un appuntamento, e la sera prima l’aveva
anche baciata sulla guancia, le ci sarebbe voluto molto tempo per iniziare a
scegliere che vestito mettere, almeno un’ora passata a pensare a lui.
Loro sarebbero arrivati in ritardo.
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William uscì dal bagno, mettendosi un asciugamano intorno alla vita e
strofinandone un altro contro i suoi capelli bagnati. Fece un sorriso a Greebo,
mentre lui giocava con il tappeto di pelle di pecora che stava di fronte al
caminetto, e poi guardò di nuovo fuori dalla finestra.
Non si sentiva così da anni.
Stava davvero aspettando con ansia quel fine settimana, non poteva aspettare per
vedere ciò che quel giorno aveva in serbo per lui, e per la prima volta dopo
molto tempo, non sapeva a cosa stava per andare incontro.
Non aveva fatto piani nella sua mente, su come sarebbero dovute andare le cose,
desiderava solamente andare insieme a lei e lasciare che tutta la giornata
procedesse in modo naturale, voleva vedere cosa sarebbe successo loro.
Si sentì libero.
Finì di asciugare i suoi capelli e gettò l’asciugamano nel bagno, mentre passava
andando verso camera sua.
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Buffy uscì di fretta dal bagno, mentre cercava di tirarsi su il vestito che
aderiva al suo corpo umido, mentre si dirigeva in camera da letto. Avrebbe
dovuto ascoltare Willow, lei sapeva sempre cosa era meglio. Fiondandosi nella
sua camera, cercò freneticamente i trucchi giusti. Voleva qualcosa di leggero,
solo un po’ di ombretto sugli occhi e un lucidalabbra, sembrava che a lui
piacesse, il fatto che lei era naturale.
Frugando nel suo guardaroba, prese e scartò tutte le scarpe, cercandone un tipo
che sarebbe stato perfetto per una giornata d’estate nel parco, ma che si
accordasse anche al suo vestito. Sorrise verso un paio di sandali con il tacco
alto e li indossò, mentre tornava in soggiorno.
<< Noi siamo pronti…per favore ditemi, che noi siamo pronti….>> disse senza
fiato, mentre faceva una pausa e guardava sia Willow e Xander, controllando
inconsciamente che loro fossero messi bene e non avrebbero mandato a monte il
suo incontro con William.
<< Noi siamo pronti, quasi da un’ora. >> ribatté Xander, mentre guardava il suo
orologio. << E la lancetta piccola mi sta dicendo di precipitarmi a Manhattan il
più in fretta possibile. >>
Gli occhi di Buffy si allargarono, quando afferrò il braccio di Xander e lo
trascinò verso di sé, piegando goffamente la testa per leggere l’orologio. << Oh
dio, noi non possiamo essere in ritardo…questa non può essere l’ora giusta…avevo
promesso che non sarei stata in ritardo, noi in vece lo saremo. >>
Willow, afferrò Buffy per un braccio e la condusse verso la porta. << Non c’è
ragione di essere spaventati, se manteniamo la calma, forse ce la facciamo. >>
Aprendo la porta, ne uscirono fuori e cominciarono a scendere gli scalini.
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William guardò ripetutamente il suo orologio, le sue sopracciglia si
accigliarono, quando lo controllò per quello che gli sembrò, la milionesima
volta.
Lei era in ritardo.
Sospirò e si mosse dal posto, incominciando di nuovo a camminare avanti e
indietro davanti all’ingresso del museo. Iniziò ad aprire e chiudere i pugni ad
ogni passo, mentre cercava di calmare i nervi che gli avevano preso lo stomaco,
il secondo dopo che aveva lasciato l’appartamento.
Lui non diventava mai nervoso, nemmeno quando stava per acquisire una nuova
società.
Oggi tutto sembrava però, diverso, le cose più piccole lo trasformavano in un
fascio di nervi e stava iniziando a temere di essere stato bidonato.
Si rassicurò dicendosi che lei non lo avrebbe mai bidonato, conosceva Buffy e
sapeva che lei probabilmente in quel preciso momento era colta dal panico.
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Buffy si affrettò lungo il marciapiede, facendo di tanto in tanto una pausa per
girarsi e guardare che Xander e Willow, la seguissero in quegli ultimi metri
prima del Metropolitan Museum of Art.
<< Cercate di essere non troppo informali…non che a me non mi piaccia che voi
siate informali, ma non so come la prenderebbe lui. >> disse rivolta a Willow.
La rossa sorrise appena e cercò di non innervosirsi al commento improvviso di
Buffy. Il minuto dopo che erano usciti dalla metro, Buffy aveva iniziato a dire
loro cosa non dovevano fare con William.
Diede uno sguardo di sbilenco a Xander e soffocò una risatina, vedendo come lui
roteava gli occhi verso Buffy.
<< Oh e noi dovremmo probabilmente permettergli, di decidere cosa fare, prima di
noi….e noi dobbiamo essere carini e non permettergli di pagare tutto, anche se
lui ha insistito la maggior parte delle volte che siamo stati insieme. Io penso
che a lui piaccia avere sempre il controllo….>>
<< Buffy! >> le gridò Xander e lei si fermò di botto, mentre si girava per
guardarlo e si faceva piccola vedendo come la stava guardando. Lui mise la mani
in un gesto che invitava alla calma.
<< Io sono sicuro che tu sei molto nervosa…ma andrà tutto bene, se ti calmi. >>
Willow lo appoggiò con un gesto entusiasta ed un sorriso.
<< Scusate…>> Buffy mugolò, mentre camminava verso di loro e li abbracciava. <<
Sono una vera bestia, non credete? Io voglio veramente che vada tutto bene. >>
<< Come vuoi, Buffy, ma più a lungo rimaniamo fermi qui, più tardi arriveremo
là. >> Willow sorrise internamente, quando Buffy li lasciò e guardò di nuovo
l’orologio di Xander.
<< Dio, siamo in ritardo. >> Buffy prese la mano di Willow e prese correre verso
il museo.
Guardando in su verso la grande facciata, lasciò che il suo sguardo la ammirasse
tutta, prima di farlo cadere all’ingresso. Non riusciva a vedere William da
nessuna parte e il suo cuore cominciò a battere forte, quando pensò che era
possibile che se ne fosse andato via, perché lei era in ritardo.
Quando una persona si spostò, lei precipitò la sua attenzione da quella parte e
quasi ansimò quando vide che era William, solo che non era come se lo ricordava.
Invece del suo abito tagliato su misura, indossava dei jeans neri e una
maglietta anch’essa nera e aderente, insieme a un paio di anfibi, intonati.
Guardò come portava la sigaretta alla bocca, prendendole una lunga boccata,
prima di esalare il fumo in un sospiro.
Willow la spinse leggermente. << Forza….vai avanti…non lasciare che il ragazzo
aspetti. >>
Buffy scosse la testa per schiarirsela e tirò indietro le spalle.
Improvvisamente questa faccenda dell’intero appuntamento sembrava innervosirla
più di quanto avesse mai pensato, il suo sguardo non poteva lasciare William, e
lui le sembrò più bello di quando indossava i vestiti da lavoro.
Si affrettò attraverso la distanza che li separava e gli diede un largo sorriso,
quando lui la guardò, mentre gettata la sigaretta a terra le andava incontro.
<< Hey. >> William respirò quando la vide finalmente, mentre si godeva come lei
era bella, con la corta camicetta beige sfrangiata e la gonna di denim celeste e
lunga. Lasciò correre i suoi occhi alle sue spalle scoperte e sulla liscia linea
del collo e il suo volto, salutandola con un sorriso.
<< Ciao. Spero veramente che tu non stessi aspettando da molto. >> disse
dandogli una timida occhiata, quando lui alzò le sopracciglia e guardò il suo
orologio.
William la guardò con occhi incupiti e un sorriso fanciullesco. << Mi è sembrata
un’eternità. >>
Buffy diventò scarlatta e lasciò cadere il suo sguardo verso terra, mentre
guardava come le dita dei suoi piedi si stavano muovendo nervose.
Xander spinse leggermente Willow e poi tossì piano. La testa di Buffy si rialzò
immediatamente, ed allargò gli occhi quando guardò i suoi amici, mentre dava
loro un lampo di avvertimento.
<< Questi devono essere i tuoi amici. >> esclamò William sorridendole e lei
arrossì di nuovo, e lui si disse che avrebbe dovuto inventarsi qualcosa per
farla arrossire più spesso, perché gli piaceva vedere come era colpita dalla sua
vista.
<< Hey. >> disse Willow facendogli un largo sorriso e tendendogli la mano << Io
sono Willow. >>
Lui prese la mano di lei nella sua e gli piacque il modo in cui lei la scosse
forte, e poi lo guardò imbarazzata, quando lui strinse ancora le dita e poi la
lasciò andare.
Si rese conto che lei e Buffy erano molto simili e che loro probabilmente
avevano riso molto insieme.
<< Xander. >> Xander cercò di fare la voce più virile che poteva, mentre
avanzava e offriva la sua mano.
William la strinse forte e gli diede un sorriso divertito, quando Xander lottò
per nascondere il dolore in modo che le ragazze non lo vedessero.
Buffy ridacchiò. << Okay…penso che sia stato abbastanza testosterone per oggi.
>>
William annuì con la testa concordante.
<< Allora, dove andiamo per prima cosa? >> chiese William a Buffy avvicinandosi
di più a lei, mentre annullava la distanza e faceva chiaramente capire che
voleva stare il più vicino possibile a lei oggi.
Lei guardò nei suoi occhi e cercò di ricordare, se l’ultima volta che li aveva
visti alla luce del sole, gli erano sembrati così blu, erano sempre accesi come
da uno strano fuoco.
<< Noi pensavano che ti avremmo permesso di decidere, visto che a te piace
sempre giocare a fare il capo. >> ghignò lei e poi vide aleggiare leggermente un
cipiglio quando gli sorrise.
William si riprese velocemente. Non c’era possibilità che lei sapesse del suo
vero lavoro, lei stava solo scherzando, ma era andata troppo vicino alla verità,
e lui non poteva permettersi di perderla ora che stava iniziando a capire che
aveva veramente bisogno di lei, più di quanto avesse mai avuto bisogno di
qualcuno.
<< Che ne dite di andare in questo posto, io penso che sia veramente
bello…grande, fresco, e molto visitato dai turisti. >>
<< E tu sei vestito per l’occasione. >> ridacchiò Buffy quando lui cercò di
guardarla indignato, ma poi sorrise. << Devo però avvertirti che io e musei non
andiamo d’accordo. >>
<< Veramente? >> disse lui piegando la testa da un lato e guardando come le sue
guance arrossivano di nuovo.
<< Veramente. >> rispose Xander per lei << Musei, librerie…qualsiasi cosa
d’istruttivo. >>
<< Hey! >> Era la volta di Buffy di cercare di sembrare offesa.
William rise. Buffy si addolcì nel secondo in cui lo senti; c’era qualcosa di
così contagioso nel suo riso basso e soffocato che si ritrovò anche lei a
ridere.
<< Quello che è peggio, è che è vero. >> ammise lei gettando poi uno sguardo a
William e ridendo di sé stessa.
William mise il braccio sulle spalle di Xander e ghignò a Buffy << Allora, dimmi
di più sulla nostra Buffy. >>
Buffy aprì la bocca per protestare quando William condusse Xander su per i
gradini del museo, le loro teste erano vicine per potersi passare le
informazioni su di lei. Lei fece il broncio a Willow, che la prese sottobraccio
e prese a camminare seguendo i ragazzi.
<< Lasciali parlare. Io credo che William si stia comportando così, in modo che
Xander gli dia la sua approvazione. >> disse Willow alla sua amica, mentre
guardavano William e Xander che si dividevano per andare a pagare.
<< La pensi così? >> chiese Buffy nervosa, mentre sperava che Xander non avrebbe
detto niente che potesse rovinare le sue opportunità con William.
William le fece un largo sorriso mentre dava un po’ di soldi alle persone
addette alle donazioni e poi si diresse verso di loro.
<< Hai fatto una donazione? >> chiese Willow sbalordita ma felice al tempo
stesso, come se avesse trovato un uomo di buon cuore. << La maggior parte delle
persone entrano qui liberamente e non pensano al mantenimento. >>
<< Non ne ho potuto fare a meno….mi piace troppo questo posto, così do quello
che posso. >> gli sorrise lui e pensò alle numerosi donazioni artistiche che lui
aveva fatto al museo, insieme ai soldi.
<< Bene, visto che è chiaro che conosci questo posto, ci puoi fare da guida. >>
Buffy sventolò la mano decisa e ridacchiò.
William si diresse verso la sezione dedicata all’antico Egitto, mentre parlava
con Xander di come fossero passati secoli da quando erano stati dipinti. Willow
e Buffy li seguivano e per un momento Buffy si chiese se sarebbe mai riuscita a
passare un po’ di tempo con William, quando lui si scostò da Xander, lasciandolo
a guardare un dipinto con Willow.
Lei gli sorrise quando le si avvicinò, gli occhi le si attardarono sulle sue
spalle mentre si muovevano lentamente verso il suo volto, quando si fermò
davanti a lei.
<< Hey. >> disse timidamente, incapace di contenere il caldo sorriso che le era
apparso sulle labbra.
<< Hey a te. E’ molto bello. >> le rispose lui mettendosi accanto a lei e
tenendo le braccia dietro la schiena. Piegò la testa da un lato per osservare
meglio la mescolanza di colori dipinta sulla tela e poi abbassando la testa
verso di lei in modo che le sue labbra fossero vicino all’orecchio di lei,
bisbigliò << Che cos’è? >>
Lei fece un risolino e si inclinò verso di lui, senza lasciare con gli occhi il
dipinto. << Stavo sperando che me lo dicessi tu. >>
Lui ridacchiò e la prese sottobraccio. Sentendo che l’atmosfera era diventata
più leggera fra di loro, incoraggiato, la condusse lungo il resto del corridoio
e poi nella stanza seguente. La guardò da vicino per vedere come reagiva vedendo
la stanza poco illuminata, i loro sguardi si sorrisero quando lei guardò i
riflessi delle finestre che giocavano con l’acqua che circondava una antica
tomba egiziana.
<< Questo è bello…ha sostanza, mistero…>> le bisbigliò nell’orecchio e sorrise
di come lei sobbalzò leggermente.
Il cuore di Buffy, accelerò, quando lui si spostò e le si mise dietro e lo sentì
strusciarsi contro la sua schiena, poteva sentire il corpo vicino al suo.
<< Ti piace? >> le disse facendole le fusa nell’orecchio e lei non era sicura se
le stesse chiedendo della tomba egizia o del suo modo di starle vicino.
Annuì con la testa in silenzio, mentre rispondeva ad entrambe le domande.
<< E’ il mio posto preferito per venire a pensare. >> disse lasciando che le
loro guance si sfiorassero e sorrise quando sentì come un brivido involontario
lungo la sua spina dorsale di lei.
<< E’ tranquillo. >> disse lei piano, i suoi occhi non vedevano più quello che
le era davanti, quando si concentrò sulla sensazione che provava, e su come
poteva sentire il calore dei loro corpi vicini.
<< Era l’unico posto dove trovavo la pace. >> lui appoggiò la guancia a quella
di lei, mentre faceva scivolare le braccia intorno alla sua vita e sorrise
quando lei si appoggiò a lui. Chiuse gli occhi e le diede un leggero bacio sul
collo, mentre ne ispirava il profumo fiorito. << Fino a poco tempo fa. >>
Buffy deglutì, il suo intero corpo stava bruciando alle parole che lui le stava
dicendo. Lui aveva trovato la pace in lei, e lei era matta se non avesse ammesso
di provare lo stesso. Lui le dava un senso di tranquillità, fra mezzo al caos,
lui la calmava ed il mondo intero scompariva quando era con lui.
Girando la testa per guardarlo, batté le palpebre lentamente quando incontrò i
suoi occhi e gli mise un braccio sul collo, mentre gli mostrava che lei si
sentiva esattamente come lui.
Lui sorrise e ignorò la tosse, non così involontaria, di Xander quando entrò
nella stanza seguito da Willow. Buffy sbirciò oltre William e fece una piccola
linguaccia ai suoi amici, prima di prenderlo per una mano e camminare con lui
nella galleria successiva.
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William prese un lungo, profondo e rinfrescante respiro, quando fecero un giro
intorno al lago di canottaggio. Gettò uno sguardo verso la mano di Buffy, che
gli camminava accanto, e i suoi due amici che camminavano davanti a loro.
Buffy guardò verso William e sorrise quando lo sorprese a fissare intensamente
la sua mano. Spostandosi più vicina a lui, si morse il labbro nervosamente
quando i loro mignoli si toccarono e poi sentì battere dolorosamente il cuore
quando le dita di lui si attorcigliarono dolcemente con le sue. Gli fece un
sorriso tremante, quando lui alzò gli occhi per incontrare i suoi e poi piegò le
dita per tenerle la mano.
Il cuore stava battendo così rapidamente che gli fece male il torace. Lei gli
stava sorridendo così piacevolmente che sentì come se fosse tornato un
adolescente e tutto questo fosse nuovo per lui. Faceva strusciare leggermente il
suo pollice contro quello di lei, mentre camminavano in silenzio, il piacere di
stare l’uno con l’altra, godendo di come si sentivano a loro agio insieme.
Una grande distesa d’erba attirò l’attenzione di Buffy e lei sorrise ai gruppi
di persone che giocavano e facevano il picnic là. Spinse leggermente William e
gli accennò con la testa, verso una coppia che era seduta su di una coperta,
sotto un grande albero, che stavano solo parlando e ridendo.
<< Guarda, deve essere divertente. >> Buffy sorrise mentre lui guardava la
coppia e poi di nuovo lei.
<< Credo di si. >> Lui strinse la mano un po’ più stretta, quando gettando uno
sguardo al cielo, lo vide arrossirsi leggermente, segno che la sera era vicina.
<< Si sta facendo tardi. >>
<< Lo so. >> rispose Buffy con un sospiro e guardò verso le loro mani.
Lei aveva perso il senso del tempo durante quel giorno. Willow era riuscita a
tenere Xander occupato, ma al tempo stesso, era riuscita a passare abbastanza
tempo con William, da non sembrare maleducata. Buffy era silenziosamente grata
all’amica per averle dato del tempo da passare con William da soli, la loro
relazione sembrava stesse andando avanti e lei stava iniziando a sentire che
quello che c’era tra di loro era serio, più serio di quanto avesse creduto.
Sorrise di quel pensiero. Aveva finalmente trovato qualcuno di cui innamorarsi,
e lui sembrava perfetto per lei. Tutti avevano dei difetti, ma finora William
sembrava non averne nessuno. Tentò di fare ordine nella sua mente, per vedere se
lui le avesse mostrato un qualsiasi difetto, ma non riusciva a pensare a niente,
così decise che la loro relazione non era ancora arrivata a qual punto, ma
abbastanza presto la loro relazione sarebbe arrivata al punto, in cui le loro
piccole imperfezioni si sarebbero mostrate.
Buffy alzò lo sguardo per vedere che il museo appariva di nuovo alla vista e
sospirò. Si sentì trionfante quando William sospirò assieme a lei, e il suo
sguardo diventò malinconico.
Willow guardò oltre la spalla verso Buffy e le diede un’occhiata comprensiva,
quando vide come la prendeva male la sua amica, che quella giornata stesse per
finire.
<< Mi immagino che noi dovremo rientrare, presto farà buio. >> Buffy sostò
vicino ad un lampione e si sentì un po’ nervosa, quando guardò Willow che
continuava a camminare con Xander.
<< Mi sono divertito. >> disse rapidamente William, mentre l’idea che la sua
giornata fuori all’aperto con Buffy stesse finendo, lo faceva diventare un po’
introverso.
Il sorriso di Buffy si allargò mentre gli prendeva entrambe le mani e lo
guardava negli occhi. << Anch’io, è stata una bella giornata, grazie. >>
<< Dovremmo farlo di nuovo una volta o l’altra. >> disse lui con la speranza
nella voce e vide che lei lo aveva guardato parlare perché le sue guance si
arrossirono leggermente nella luce della sera.
<< Sì. >> Lei lasciò cadere il suo sguardo sulle loro mani , mentre si sentiva
improvvisamente opprimere dall’emozione, la tristezza prendeva il posto alla
felicità che lei aveva sentito appena pochi attimi prima di rivedere il museo.
<< Come ad esempio domenica? >> gli uscì più veloce che intenzionale e cercò di
non arrossire quando lei gli sparò un’occhiata.
<< Sul serio? >> Lei guardò nei suoi occhi e ghignò << Ad esempio domani? >>
William si sentì un po’ stordito mentre ghignava insieme a lei. << Dovrò
lavorare tutta la notte, ma sì, domani. >>
Buffy saltò sul posto mentre rideva allegramente e stringeva le sue mani,
infischiandosene se si stava comportando come un’adolescente.
Lui non poteva smettere di sorridere, mentre la guardava, era così piena di
felicità e così eccitata dall’idea di passare ancora un po’ di tempo con lui. Si
sentì riscaldare, sapendo che le piaceva stare con lui, che godeva della sua
compagnia e desiderò che il domani fosse già qua, perché non riusciva ad
aspettare.
<< Stesso posto, stessa ora. >> disse con un largo sorriso e lei annuì con la
testa entusiasticamente.
<< Che cosa faremo? >> chiese lei e potè vedere nel suo ghigno astuto che lui
aveva già qualcosa in mente.
<< Tu preparati e vedrai. E’ una sorpresa. >>
<< E’ meglio che sia bella, non mi piacciono le sorprese. >> lei lo sbeffeggiò
aggrottando le sopracciglia e lui ridacchiò.
<< Prometto che ti piacerà. >> le lasciò andare le mani e accennò con la testa
in direzione dei suoi amici. << Ora vai, i tuoi amici ti stanno aspettando, ed
io non voglio che vai a giro con il buio. >>
Lo stomaco di Buffy sobbalzò all’occhiata interessata che lui le diede, lei non
riusciva a ricordare un tempo, in cui avesse visto un ragazzo essere così
preoccupato per la sua sicurezza. Ghignò << Domani, allora. >>
<< Domani. Aspetta, c’è qualcosa che mi sono dimenticato di darti…>> lui la
prese per un braccio e l’attirò a sé, chiudendo gli occhi le premette un lungo
bacio sulle labbra. Quando la lasciò andare, sorrise di come lo guardava
sbalordita. << Ora puoi andare…>>
Lei lo guardò trasognata, mentre si voltava e iniziava a camminare verso i suoi
amici.
<< Oh, e Buffy? >>
Lei lo guardò da sopra la spalla e sospirò nella sua direzione. << Sì, William?
>>
<< Cerca di non essere in ritardo. >> le fece l’occhiolino e sorrise quando lei
ridacchiò.
Guardando la sua schiena, mentre lei si allontanava da lui con i suoi amici,
estrasse il telefono dalla tasca e sospirò. Doveva preparare molte cose prima di
domani e sapeva che si sarebbe dovuto concentrare sul rilevamento, ma tutto
quello a cui riusciva a pensare era lei. Lei era nei suoi sogni, nel suo sangue
e non importava cosa facesse, non sarebbe riuscito a farla uscire dal suo
essere.
Digitando un numero sul telefonino, si avviò nella direzione opposta in cui era
andata Buffy e camminò verso una fila di taxi.
Avrebbe dovuto lavorare tutta la notte per avere questo fine-settimana ed il
rilevamento al tempo stesso, ma era sicuro che ne valeva la pena.
Solo per vedere il sorriso sul suo volto.
Capitolo nove
Buffy tirò di nuovo indietro la testa e guardò verso il cielo mattutino, i suoi
occhi seguivano i cumuli di nuvole che vi erano sparsi. Cercò di portare la sua
concentrazione su di essi, immaginandoli come animali e cose varie, ma il suo
pensiero ritornò di nuovo a William.
Lui era in ritardo.
Dopo averla stuzzicata la sera prima a riguardo del fatto che lei era stata in
ritardo, lui ora la stava facendo aspettare. Era ferma nel solito punto davanti
al museo da almeno quindici minuti, ed aveva fatto tutto quello a cui era
riuscita a pensare per tenere i suoi nervi sotto controllo.
Aveva contato i taxi mentre passavano, aveva guardato le persone che le
camminavano davanti, aveva anche cercato di attirare alcuni piccioni, ma non
aveva niente da offrirgli così loro l’avevano lasciata rapidamente in pace.
Sospirò alle nubi sopra la sua testa e cominciò a camminare davanti al museo,
mentre i suoi pensieri si avviavano verso il panico.
Un taxi che passava attirò la sua attenzione, ed il panico nel suo stomaco si
trasformò in farfalle, quando vide William che ne usciva, il suo corpo era
fasciato da un lungo spolverino di pelle nera e degli occhiali scuri coprivano i
suoi occhi. Corse verso di lui, mentre si spingeva gli occhiali da sole sulla
testa, in modo che tenessero lontani i capelli dal volto.
<< Hey. Per un momento ho pensato che mi avessi dato buca. >> ghignò sollevata e
poi aggrottò le sopracciglia quando lui tirò su una mano.
Piegò la testa da un lato, quando lui si inclinò di nuovo nel taxi e prese un
grande cesto di vimini prima di metterlo a terra. Lui pagò il conducente e poi
raccolse l’attrezzatura da picnic.
Buffy decise sull’istante di rimandare la predica che voleva fargli.
William sorrise ed imbarazzato spostò il peso nelle sue mani. << E’ meglio se
trovi un dannato posto dove andare, sweetheart, questa cosa è maledettamente
pesante. >>
Buffy si riscosse dal suo stato simile al sogno e lo condusse di nuovo nel posto
dove avevano visto le persone fare picnic la sera prima. Non riusciva a credere
completamente che lui avesse veramente fatto tanta attenzione a lei. Sentì che
lui stava facendo questo, perché si era accorto di quanto l’idea di fare un
picnic nel parco le fosse piaciuta, e aveva voluto darglielo.
Il suo cuore ignorò un battito e lei sorrise mentre si mordeva un labbro, era
bello sapere che c’era qualcuno che notava che cosa le piacesse. I suoi
precedenti ragazzi avevano dovuto essere imbeccati per sapere cosa lei voleva.
Con William, si sentiva, come se lei fosse l’unica ragazza al mondo per lui, e
che lui desiderava darle tutto ciò che lei sognava.
Riprendendo a camminare al suo fianco, ridacchiò quando lui fece una faccia
buffa, mentre le mostrava quanto era pesante l’attrezzatura. Avvolgendo una mano
al suo bicipite lo strinse, dandogli al contempo un’occhiata entusiasta, quando
lui alzò interrogativamente le sopracciglia.
Senza muoversi lo guardò mentre metteva giù il cesto sull’erba, sotto un albero
e vi distendeva una coperta.
<< Giusto, questo è il nostro pezzetto. >> le ghignò, mentre lei sorrideva sulle
parole “il nostro”, poi accarezzò la parte accanto a sé, quando si sedette. <<
Dovrai difenderlo con la tua vita, lo farai?>>
Lei annuì con la testa e ridacchiò quando si sedette accanto a lui sulla
coperta. Tirò di nuovo la testa indietro quando finalmente si permise di
rilassarsi e cominciare a godersi quella giornata.
Gli occhi di William furono immediatamente su di lei, mentre prendeva nota di
come il suo abitino estivo verde smeraldo, le fasciava il corpo magro, e come
diventò irresistibile quando tirò le braccia e la testa indietro, chiudendo gli
occhi. Tutto quello che avrebbe voluto fare, sarebbe stato stringerla forte a sé
e baciarla a pioggia su ogni millimetro di pelle esposta, la pelle che aveva
passato l’intera notte a sognare ad occhi aperti, con il risultato che non era
riuscito per niente a lavorare.
Rivolse affrettatamente la sua attenzione al cesto da picnic, quando lei rialzò
la testa e potè sentire lo sguardo di lei su di sé. Togliendosi la giacca, la
mise da parte, assieme a suoi occhiali da sole.
La bocca di Buffy si prosciugò, quando guardò i muscoli di lui che si
flettevano, quando si tolse la giacca e la mise accanto a sé sulla coperta.
Inalò profondamente dal naso per calmarsi, quando guardò i suoi muscoli dorsali
e poi lasciò scorrere i suoi occhi in giù, sulle sue braccia mentre lui iniziava
ad aprire il cesto. Non riusciva a distogliere lo sguardo dai suoi muscoli.
Vedendolo sempre con un vestito, per tutto il tempo, non aveva mai immaginato
quello che vi era nascosto sotto, un tale corpo snello, così tonico che le fece
chiedersi come sarebbe stato il suo torace.
Quando lui si distese di nuovo, sostenendosi sui gomiti, lei spedì un silenzioso
grazie a dio, per chiunque avesse inventato una t-shirt così incredibilmente
stretta che lui stava portando, perché ogni vetta e valle del suo corpo le
venivano rivelate, senza che lui dovesse togliersi i vestiti. Si fece scappare
un piccolo sospiro dalle labbra e poi distolse rapidamente il suo sguardo fisso,
quando gli occhi di lui si alzarono per interrogarla.
Buffy sbirciò nel cesto e sorrise a tutte le delizie che riuscì a vedere, e poi
ridacchiò alla grossa vaschetta d’insalata.
William ridacchiò. << Hai visto qualcosa che ti piace? >>
<< Sì, l’effetto che io ho sul tuo modo di vivere. >> rise lei mentre lo
guardava da oltre la spalla per poi distendersi di nuovo sulla schiena, per
fissare l’albero sopra di lei e i pezzetti di cielo che si intravedevano fra le
fronde e che cambiavano forma come la brezza soffiava fra i rami.
Lui sorrise e si mise con la testa vicina alla sua, mentre guardavano la stessa
scena entrambi.
<< Sarà un rimprovero. >> affermò.
Buffy girò la testa di lato, e mentre guardava il suo profilo si chiedeva se gli
occhi di lui stessero riflettendo il cielo chiaro sopra di loro da come
sembravano più blu, quando aveva sorriso.
Lasciò gli occhi errare sui bei lineamenti che incorniciavano il suo sorriso,
mentre continuava a fissare verso il cielo e l’albero, e si ritrovò a piegarsi
verso di lui e a premere un piccolo, timido bacio, sulla curva delle sue labbra.
Lui le diede un’occhiata scioccata, quando si girò per guardarla, con le
sopracciglia inarcate. << Per che cosa era? >>
Buffy arrossì e rimase ammutolita, quando si rese conto di cosa aveva fatto.
Aspettò che le sue sopracciglia tornassero alla normalità, ed il suo sguardo si
fissò sulle sue labbra che lei si stava mordendo.
<< Non farlo. >> Lui le prese il labbro e lo liberò dai denti. << Ti farai male.
>>
Lei si sentì avvolgere dal calore quando vide negli occhi di lui, la stessa
preoccupazione che lui le aveva mostrato la scorsa serata. Borbottò. << Scusa,
solo…io non lo so. Io onestamente non lo so, immagino che volevo solo…>>
Lui sorrise alla sua risposta e rotolò di lato, mentre avvicinava la bocca a
quella di lei. Le fece le fusa mentre si avvicinava alle sue labbra. << Se vuoi
baciarmi…>>
Buffy lo interruppe premendo forte le labbra con quelle di lui, e chiuse gli
occhi, quando la lingua di lui le accarezzò il labbro inferiore. Lasciò che le
loro labbra giocassero insieme e poi sospirò quando lui si tirò via.
<< Questo era decisamente un salto in avanti, miss Summers. >> disse alzando un
sopracciglio quando lei arrossì violentemente e poi ghignò << Non che io mi
lamenti. >>
Ridacchiando, Buffy si distese nuovamente e sentì come se le farfalle nel suo
stomaco si fossero finalmente calmate. Sorrise quando la mano di William trovò
la sua e lo guardò con l’angolo dell’occhio. Lui era disteso sulla schiena, gli
occhi chiusi e le labbra leggermente socchiude, mentre respirava piano. Lei
aggrottò le sopracciglia vedendolo così immobile per alcuni minuti, e si chiese
se si fosse addormentato.
<< Stanco? >> gli chiese e lui aprì gli occhi.
<< Dannatamente esausto. >> rispose sbadigliando verso il cielo e poi si portò
la mano alla fronte per massaggiare il ponte del naso, chiudendo gli occhi di
nuovo, per poi riaprirli improvvisamente. << E’ il lavoro, sta impegnando la mia
testa. >>
Buffy notò il suo tono imbarazzato della sua voce e potè vedere come lui la
stesse osservando, per vedere se lei avesse risposto nel modo giusto. << Sta
impegnando la tua testa? E’ un modo inglese per dire che ti sta prendendo a
calci nel didietro? >>
Lui annuì con il capo leggermente e decise che la risposta era abbastanza buona
per dirgli di più. << E’ duro, non sono riuscito a fare quasi niente in tutta la
notte e sono andato a letto alle quattro di mattina. >>
Buffy rotolò più vicina a lui, decisamente consapevole che la sua anca si stava
strofinando contro quella di lui e si era annidata tra il suo braccio e il suo
fianco.
<< Sei stato sveglio fino alle quattro e non sei riuscito a fare niente? >>
disse sembrando confusa, mentre aggrottava leggermente le sopracciglia e gli
fece il broncio quando lui la guardò.
Lui si voltò verso di lei e mentre catturava una ciocca di capelli di lei e
giocherellandoci, si appoggiava la testa sull’altro braccio.
<< Stavo pensando a te. >> Le disse onestamente quando restrinse i loro sguardi
insieme.
Buffy si sentì come se non potesse più respirare e tutto quello che poteva fare
era ammiccare con gli occhi. Cominciò a sentire le dita di lui che
l’accarezzavano sulle spalle e piano, piano, iniziarono un percorso lungo il
braccio, mentre le lisciava la pelle, lei non lo fermò
Si limitò a fissarlo profondamente negli occhi e sentì come se stesse
precipitando.
E stava precipitando con forza.
E a giudicare il modo in lui la fissava a sua volta, e che le sue dita avevano
fatto una pausa contro la pelle, stava precipitando con forza anche lui.
Lei distaccò lo sguardo dal suo e si tirò su, mentre appoggiava i piedi sulla
coperta su cui erano.
<< Allora tu lavori tutti i fine settimana? >> Buffy lo guardò mentre si tirava
su e rovistava nel cesto, prendendo due lattine di coca cola e dandogliene una.
Poi aprì l’altra e si ridiscese accanto a lei, riprendendo la posizione che
aveva prima.
<< Io lavoro a casa, buttando giù prospetti e sistemando quelli nuovi, indagando
su delle società, gare, cose del genere. >> stava dicendole la verità e si sentì
bene ad essere onesto con lei al cento per cento.
Buffy decise che queste nuove informazioni, aggiunte alle cose che lei aveva
prima appreso su di lui, lo catalogavano come uno che lavora su acquisizioni e
roba simile. Centellinando la sua bibita cercò di pensare a qualcosa da dire per
mantenere la conversazione, le piaceva sentire cose su di lui e su cosa facesse.
<< Tanto per saperlo, quante ore alla settimana lavori? >> La sua domanda gli
uscì un po’ più francamente di quanto lei avesse voluto e fu contenta quando lui
rise al cielo.
<< Tu non lo vuoi veramente sapere. >> Sostenendo di nuovo la testa con il
braccio la guardò negli occhi.
<< Io penso di non aver mai visto nessuno così dedito al proprio lavoro. Voglio
dire, mamma ama la sua galleria, lei è là praticamente sempre, ma tu la prendi
veramente sul serio. >> fece una pausa per prendere un altro sorso della bibita
e poi decise di spostare il tema del suo interrogatorio su cose un po’ più
personali. La calma intimità che loro stavano condividendo, le diede la fiducia
per iniziare a cercare di scoprire più cose su di lui e sul suo passato. <<
Okay…credo che noi abbiamo visionato l’argomento lavoro…>>
Lui sorrise realizzando che lei aveva chiaramente un lungo elenco di domande che
voleva fargli.
<< Allora come sono catalogato?>>
<< Io sto pensando…>> Lei arricciò le labbra e l’osservò dove era, la sua
attenzione completamente su di lei, e poi pronunciò il suo verdetto. << Maniaco
del lavoro. >>
Non dandosi la pena di negare quel giudizio, lui alzò le sopracciglia e scosse
le spalle, mentre attendeva la sua nuova linea di interrogatorio.
<< Ora andiamo per la roba succosa. >> disse facendo un largo sorriso mentre si
dondolava avanti e indietro sulle gambe. << Che tipo di ragazzo eri? >>
Lui rise nervosamente mentre si grattava i capelli, cercando i pensare a
qualcosa da dire.
<< Pensavo che quello lo avessimo già affrontato. >>
<< Allora dimmelo di nuovo. >> Buffy gli diede un’occhiata che significava che
non avrebbe accettato un no per risposta.
<
La sua calma improvvisa preoccupò Buffy. Si spaventò di aver cercato si scavare
troppo velocemente più in profondità e aveva rinvangato cose di cui lui non
voleva parlare, ed ora stava per pagarne il prezzo. Lei non voleva rovinare il
loro giorno insieme; cercava solo di conoscerlo meglio.
<< Noi avevamo già stabilito che io vengo dall’Inghilterra, non c’è molto di più
da ricordare. Sono andato all’università, stavo per iniziare a fare una del
milione di cose a cui pensavo, ma poi persi il mio piccolo mondo e finii alla
Thornton e Black. >>
Buffy capì che quello era probabilmente la cosa più vicina alla storia della sua
vita, che lui poteva dirle adesso. Sorridendo graziosamente, cercò di dire
qualcosa per riempire il silenzio.
<< Io spero che quando sarò vecchia come te, potrò ricordare la mia vita. >>
<< Hey! >> William le aggrottò le sopracciglia e lei ridacchiò. << Tu sei così
energica con le domande, ora rispondimi…cosa riguardo a te, piccola ragazza? >>
<< Okay. >> Lei prese un altro sorso dalla sua lattina e accennò con la testa,
questo lo poteva fare, non poteva continuare a farli domande e no dover
rispondere alle sue. << Bene…io sono cresciuta in California, Sunnydale per
essere precisa. Mio padre lasciò mia madre quando avevo quindici anni, le cose
sono state difficili per un po’, ma ora vanno bene. Mia madre è felice ed io
parlo ancora con mio padre. Mia sorella Down, è ancora una piccola adolescente
irritante, e presto finirà il liceo. Ho studiato con impegno, ho ottenuto un
buon punteggio e ora sono qui. Passavo ore nella galleria della mamma, quando la
stavamo mettendo su. >>
<< Ho sempre voluto studiare arte. >> lui si sedette e bevve la sua coca cola.
Buffy passò ad una posizione seduta di fronte a lui e si accorse del tono triste
nella sua voce e nei suoi occhi. << Perché non lo hai fatto? >>
<< Come ho detto, avrei voluto fare molte cose, solo non sono mai riuscito a
trovare il tempo, poi vennero su delle situazioni e si intromisero. >>
<< Bene, parli quasi come un disfattista. >> Lei scosse la testa e non si
preoccupò quando lui le aggrottò le sopracciglia. << Voglio dire, tu hai davanti
la tua intera vita, c’è ancora tempo, William, ancora molto tempo per studiare
arte e per fare quel milione di cose che sognavi di fare. >>
Lui accennò con la testa lentamente, mentre lasciava che le parole di lei lo
pervadevano e sorridendo internamente quando si rese conto che tutti i desideri
ai quali aveva pensato non se ne erano andati completamente.
<< Forse se lavorassi meno…>> lo stuzzicò lei e lui la spinse dolcemente sulla
spalla.
<< Capiresti se tu…>> si interruppe, la sua voce divenne debole quando comprese
che dopo tutto non aveva tempo per fare le cose che veramente voleva fare. La
società non funziona da sola, i soldi non crescevano sugli alberi e non poteva
diminuire le ore di lavoro per fare quello di cui aveva bisogno.
<< Se io cosa? >> Buffy si piegò verso di lui, gli occhi pieni di curiosità,
volendo sapere quello che stava per dire.
Lui stava per dire “se tu mi conoscessi” ma aveva compreso velocemente che
avrebbe condotto a domande alle quali non voleva rispondere. Non voleva rovinare
il loro tempo insieme.
Aggrottò le sopracciglia quando il suo telefono suonò. Estraendolo dalla tasca
del suo spolverino, fissò il piccolo schermo che gli diceva chi stava chiamando
e sospirò fuori da sua frustrazione, prima di metterlo di nuovo in tasca.
<< Non rispondi? >>
William scosse la testa.
<< E’ probabile che sia importante. >> disse lei in tono serio e si chiese
perché lui non volesse rispondere al telefono.
William mise la mano sul ginocchio di lei e sorrise. << Nulla è importante come
te. >>
Buffy arrossì con forza e cominciò ad annusare verso il cesto da picnic accanto
a lei, mentre sperava di trovare qualcosa per sviare la conversazione da lei. I
suoi occhi si allargarono quando trovò la bottiglia di champagne e la tirò
fuori, dando a William un’occhiata interrogativa.
<< Ci sono anche delle fragole….tutte cose buone, niente di cattivo. >> Arricciò
la lingua contro i denti mentre gli sorrideva e prendeva lo champagne e lo
apriva facendo saltare via il sughero e prendendo dal cesto i bicchieri.
<< Questo è così cool. >> Buffy si sentì improvvisamente come un’adolescente
confusa, quando lui le versò un bicchiere i champagne e poi lo passò a lei. <<
Nessuno ha mai fatto prima questo per me. >>
<< Nessuno? >> lui fece una pausa mentre si stava versando nel suo bicchiere e
sembrò incredulo.
Scuotendo la testa lei centellinò il suo bicchiere. << Nessuno. Non sono mai
stata ad un picnic e penso che tu mi hai rovinato tutti i picnic che verranno.
>>
Lui rise piano e poi le diede un’occhiata seria. << Io penso che tutti i picnic
a venire, saranno buoni come questo. >>
<< Cosa ti rende così sicuro? >> disse lei piegando la testa da un lato.
<< Perché sarò io quello che li creerà per te. >> Lui sembrò mortalmente serio,
mentre lo stomaco gli si rivoltava nuovamente, con i nervi scoperti.
Buffy ammutolì per un secondo e poi gli fece un piccolo sorriso. << Di certo
saranno meglio ogni volta. >>
<< Cosa ti fa dire questo? >> disse lui mettendo la bottiglia a posto e mettendo
la vaschetta delle fragole sulla coperta, fra mezzo a loro.
<< Perché io sono una fedele credente nel detto, che le cose possono solamente
migliorare. >> disse prendendo una fragola e sorridendogli mentre la mordeva.
William la guardò quando ridacchiò, i suoi capelli dorati che si muovevano
leggermente nella brezza e la luce maculata che giocava con la sua pelle.
Inclinando la testa da un lato, restrinse lo gli occhi nei suoi, facendo
diventare lo sguardo gentile.
<< Dio, tu sei bellissima. >>
Buffy quasi si soffocò con la sua fragola, quando le parole di lui la colpirono,
tossì leggermente e deglutì quello che aveva in bocca, facendolo seguire da un
bel sorso di vino.
<< Scusa. >> Lui le accarezzò dolcemente la schiena, con gli occhi pieni di
preoccupazione.
<< No…colpa mia. E’ solo…che i ragazzi di solito non se ne escono con simili
commenti perfetti, con me, di solito mi dicono “tu sei una vera grande amica” o
“sei carina”, non credo di essere mai stata chiamata prima bella. >> disse
ingoiando un altro sorso di vino e sentendo la testa girarle quando raggiunse il
suo stomaco vuoto.
<< Perché loro sono ciechi, love. >> William le prese una guancia con la mano ed
alzo lo sguardo di lei per incontrare il suo. <<< Perché io non ho mai visto
qualcosa di bello come te. >>
Non riuscendo a dire niente di intelligente, Buffy si spostò verso di lui e lo
ringraziò con un lungo, e travolgente bacio. Sorrise contro la sua bocca quando
sentì le dita di lui fra i capelli, ed il bicchiere che lui teneva nell’altra
mano che le sfiorava contro la spalla nuda, quando lui la tenne contro di sé.
William si sentì come se fosse morto ed andato in paradiso. Questo intero fine
settimana, era stato come una lunga corsa sulle montagne russe, piena di
pendenze e curve che non si aspettava, ed ora si sentiva come se stesse finendo
la corsa. Questo quieto momento, stava risultando da solo ciò più avesse mai
desiderato. Lei ora l’aveva baciato due volte, e non erano stati baci amichevoli
o un sfioramento di labbra. Rotolò i suoi occhi quando le loro lingue si
strusciarono insieme e dovette lottare per fermarsi dal depredare la sua bocca.
Buffy si tirò via, leggermente senza fiato e si sentì ancora più emozionata di
quando lui le aveva detto che era bella. Bevendo velocemente il resto del suo
champagne e ripensò a quanto aveva detto prima, sul fatto che le cose potevano
solo migliorare.
Ridacchiò quando vide William che le sedeva accanto, con un sorriso stampato sul
volto mentre la fissava.
<< Affamato? >> chiese Buffy, quando lui finalmente batté le palpebre.
Lui ghignò << Sto morendo di fame. >>
*********************
Buffy rabbrividì leggermente quando la fredda brezza della sera soffiò
attraverso il parco e sorrise negli occhi di William quando lui la coprì con il
suo spolverino, mentre era lì distesa vicino a lui.
A giudicare da come il parco si stava svuotando, ed il modo in cui le strisce di
nuvole in cielo avevano preso tutti i colori dell’arancio, stava iniziando ad
essere tardi ed il suo fine settimana con William stava per finire. Fece il
broncio guardando William e pensando al fatto che sta di nuovo per lasciarlo, e
questa volta sembrava essere più dura. Gli fece un piccolo sorriso quando lui
sembrò interessato.
<< Immagino che dovrai andare via presto. >> disse lui piano, mentre guardava il
cielo blu profondo sopra di loro, parte di lui avrebbe voluto mandare indietro
l’orologio, per poter avere di nuovo un intero giorno da rivivere. Avrebbe
voluto che questo fine settimana non finisse mai, non aveva voglia di tornare al
suo appartamento, non voleva lasciarla. Tutto di lui doveva invece guardare
avanti, c’era Greebo e una montagna di lavoro, che sarebbe dovuto essere stato
fatto una settimana fa.
<< Immagino di si. >> Buffy rispose con voce mesta e sospirò quando si mise in
posizione seduta. Non poteva nascondere la sua tristezza quando lo guardò negli
occhi e sentì che l’emozione le veniva riflessa.
William mise di nuovo tutti i contenitori vuoti nel cesto e non potè sopprimere
la sensazione di freddo, mentre lottava per trovare qualcosa da dire a Buffy.
Rilasciò un lungo sospiro quando chiuse il coperchio del cesto.
Buffy si rimise in piedi lentamente, mentre lisciava il vestito e gli restituiva
lo spolverino, mentre lui si alzava. Come lui lo prese da lei, le loro dita si
strusciarono insieme ed entrambi loro fecero una pausa per guardare le loro
mani. Le dita di lui si avvolsero attorno alla sua mano e lei alzò le
sopracciglia. Fece scivolare le dita fra le sue e tenne la mano stretta sopra la
sua, mentre cercava di mostrargli che non voleva lasciarlo.
Lui si spostò per andare verso di lei e cercò di dirle qualcosa, invece gettò di
nuovo uno sguardo verso il cielo. Lasciandole andare la mano, si rimise lo
spolverino e la guardò mentre prendeva e ripiegava la coperta per poi metterla
sul cesto.
Buffy sentì che era duro sorridere, quando lui raccolse il cesto e loro
avviarono a camminare di nuovo per il sentiero che portava al museo. Sentiva una
forte tristezza che le pesava addosso, quando loro giunsero fuori dal parco ed
aspettava in silenzio che William mettesse giù il cesto sul marciapiede.
Lui prese un profondo respiro mentre avanzava verso di lei, automaticamente le
prese una mano mentre l’altra andava ad immergersi nei suoi capelli. Aggrotto le
sopracciglia quando lei alzò gli occhi per incontrare i suoi e potè vedere che
vi erano delle lacrime dentro. Questo rese solo la divisione da lei ancora più
dura e sospirò di nuovo, chiedendosi se sarebbe mai stato facile lasciarla.
Trattenendo ancora le lacrime che minacciavano di versarsi sopra le guance,
Buffy si mosse più vicino a lui e strinse forte la sua mano. Non voleva
lasciarlo, questo intero fine settimana era stato perfetto e lei non poteva
affrontare le prossime ore senza di lui, passare tutta la settimana da sola.
William rimase dolcemente con la fronte appoggiata a quella di lei e chiuse gli
occhi.
<< Questo è difficile. >> Lui si sorprese di come era stato duro lasciare che la
sua voce le mostrasse cosa provava e poi aggrottò le sopracciglia quando lei gli
si premette contro.
<< Io non voglio andare. >> la voce di Buffy tremò quando lei avvolse il braccio
intorno alla vita di lui ed il suo labbro inferiore tremò.
<< Neanche io lo vorrei, ma tu devi tornare dalla rossa, non voglio che viaggi
verso casa da sola quando è scuro. >>
<< Willow e Xander non sono in casa…tu potresti….>>
William premette un dito sulle sue labbra e poi scosse la testa. Buffy chiuse
gli occhi e annuì con il capo, mentre capiva quello che lui le stava
silenziosamente dicendole, era troppo presto per pensare a quello.
Lui si sentì come se il suo cuore si stesse spezzando in due, quando vide come
lei era triste lo sguardo di lei che si doveva separare da lui. Le premette un
lungo bacio sulla fronte e chiamò un taxi per lei. << Non dire di no. >>
Buffy accettò i soldi che lui le proponeva per il taxi e poi avvolse il braccio
intorno al collo di lui, mentre cercava di tenerlo stretto e non volendo mai
lasciare andare. Le fece male sentire le braccia di lui intorno a sé, mentre la
teneva così vicino che riusciva a sentirne il respiro.
<< Io mi sono divertita, più di quanto mi sia mai successo. >> gli bisbigliò in
un orecchio e premette un leggero bacio contro il suo collo.
William chiuse gli occhi e la strinse ermeticamente. Sembrava avere perso la
parola quando lottò per salutarla. Le permise lentamente di andarsene e segnalò
al taxi di aspettare un minuto.
<< Vieni a cena con me. >> lui guardò attentamente i suoi occhi e trattenne il
respiro mentre aspettava una risposta.
<< Quando? >> lei lasciò le sue dita lisciare il suo torace.
<< Venerdì. >> disse lui, realizzando che dopo anni stava evadendo per la prima
volta la riunione con i direttori.
<< E’ probabile che io dica no per principio. >> lei sorrise, mentre cercava di
tirare su l’umore tra di loro.
<< Dimmi di si, io so che lo vuoi. >> disse respirando impazientemente, con gli
occhi che aspettavano impazienti la risposta.
Buffy annuì con la testa e un sorriso eruttò fuori dalle labbra. << Sì. >>
William la trascinò verso di sé, le sue mani fluirono su di lei mentre la
baciava profondamente, appassionatamente, e lei gli corrispose mossa per mossa
come le loro lingue combattevano fra di loro in un modo quasi disperato.
Rompendo il bacio, lui rimase con la fronte contro quella di lei e sorrise
quando lei gli accarezzo la guancia.
<< Venerdì allora. >> lei premette un rapido bacio sulle labbra e si allontanò
da lui.
William annuì con la testa ed aspettò che lei salisse sul taxi e poi andasse
via, prima di chiamarne uno per sé stesso.
************
Dall’altro lato della strada, Angel guardò in basso verso Harmony e la trovò che
stava guardando sorpresa quanto lui di quello che avevano appena visto.
Sorrise perfidamente a sé stesso.
Non poteva aspettare fino a domani.
Questo stava per diventare divertente.
Capitolo dieci
Buffy camminò per la prima metà del lunedì, come su di una nuvola, completamente
dimentica del mondo attorno a lei, e non si accorse che le persone stavano
cominciando ad osservarla, quando passava loro vicino.
Sorrise a sé stessa, mente mescolava il condimento della sua insalata, i suoi
movimenti erano lenti e trasognati, mentre pensava alla sua giornata nel parco,
con William da soli.
Sospirando su come era stato perfetto il suo fine settimana, ignorò Harmony e
Fred, che stavano entrando. Le due segretarie dei piani di sopra, non le avevano
mai parlato, così lei non si disturbò a salutarle, piuttosto, si mise seduta ad
una piccola tavola rotonda e giocherellò con il cibo.
Le sue orecchie si drizzarono quando le giunsero frammenti di conversazione e
non potè fermarsi dall’ascoltare.
<< Lui è troppo buono per lei. >> sibilò Harmony, mentre si versava un caffè e
Fred non replicò, lei gettò appena uno sguardo nella direzione di Buffy. << Lei
non se lo merita. >>
Buffy continuò a mangiare la sua insalata, mentre fingeva di non stare
ascoltando quello che si stavano dicendo le due ragazze.
<< Pensi che lo sappia? >> chiese Fred con un sussurro e Harmony scosse la
testa.
<< Lo scoprirà abbastanza presto, tutti quanti qui ne parleranno. Non le
permetterò di portarmi via il mio blondie bear. Cagna. >>
<< A me dispiace per lei, voglio dire, chiaramente lei ha fatto impressione su
quelli di sopra, ma immagino le cose cattive che le diranno, quando tutto
l’ufficio saprà con chi è stata. >> Fred mescolò il suo caffè e guardò Buffy con
la coda dell’occhio.
Buffy tenne gli occhi fissi sull’insalata, mentre si chiedeva chi potesse essere
la ragazza di cui loro stavano parlando, ma era incapace di andare da loro a
chiederlo, non voleva far vedere che era curiosa.
<< Non ti conviene stare dalla sua parte. Anni, Fred, sono anni che io cerco di
attirare la sua attenzione e quella piccola cagna è arrivata solo alcune
settimane fa e blam! Lui è improvvisamente troppo occupato per parlarmi. >>
Harmony aveva quasi ringhiato, quando Fred aveva offerto comprensione verso la
ragazza in oggetto e Buffy aggrottò leggermente le sopracciglia.
L’unica persona su questo piano che aveva iniziato recentemente a lavorare era
lei. Forse loro stavano parlando dell’ultimo piano, dove loro lavoravano.
Girò la testa per affrontare Harmony e la trovò che la stava fissando, i suoi
occhi che si restringevano mentre sulle labbra compariva una linea sottile di
odio. Sentendosi improvvisamente come se stesse nuotando con gli squali, Buffy,
raccolse la sua insalata e sorridendo uscì dalla stanza del caffè.
<< Cagna. >>
Buffy sentì il commento sibilato ed il cuore gli saltò in gola, quando
improvvisamente si sentì, come se loro stessero parlando di lei. Cercò di
allontanare questa sensazione, mentre fissava il pavimento, mentre cercava di
riordinare le idee e cercava di dare un senso a quanto era successo nella sala
ristoro.
<< Buffy! >>
Alzando la testa di scatto ridacchiò, quando trovò Xander e Willow seduti sulla
sua scrivania.
<< Che diavolo ci state facendo voi due, qui? >> disse sorridendo, dimenticando
tutto quello che era successo nella stanza del caffè.
<< Visto che non ieri sera siamo rientrati tardi, e che non ti abbiamo vista
questa mattina, noi abbiamo pensato di venire a trovarti, per sapere come è
andato il tuo appuntamento di ieri. >> disse Willow con un sorriso, per poi
alzarsi lasciando che Buffy si sedesse alla sua scrivania.
<< E’ andata alla grande…veramente alla grande. >> cominciò lei e poi aggrottò
le sopracciglia mentre Angel passava.
<< Scommetto che lo è stato. >> disse lui sorridendo maligno, nella sua
direzione, e lei lo guardò da dietro i suoi amici.
<< Chi è quello? >> le chiese Xander.
<< Maleducato non credi? >> Willow aggrottò le sopracciglia verso la schiena di
Angel, mentre lui camminava verso la stanza del caffè.
<< Lui è uno scocciatore, ignoratelo. Mi sta sempre addosso. >> Buffy roteò gli
occhi quando vide Anya che si dirigeva verso di lei. << Parlando di persone che
mi stanno addosso. >>
<< Hello.>> disse Xander facendo le fusa all’indirizzo della donna magra che
camminava verso la scrivania di Buffy. Guardando verso l’amica chiese. << Chi è
questa? >>
<< Anya, è il mio capo, ed in ogni modo lei è troppo vecchia per te. >> sibilò
Buffy con l’angolo della bocca.
<< Come stiamo andando miss Summers? >> chiese Anya, guardandola con interesse,
e la scomoda sensazione che Buffy aveva provato prima tornò a rimescolarle lo
stomaco.
<< Molto bene. >> disse Buffy riuscendo con ghigno a nascondere la sua
confusione, nel vedere un simile cambiamento del suo capo nell’ufficio. <<
Terminerò i lavori che mi ha assegnato fra un’ora.>>
L’occhiata di preoccupazione di Anya non scomparve. << Se c’è qualunque cosa che
lei avrà bisogno di dirmi, sa dove trovarmi. >>
Buffy accennò appena con la testa in silenzio, e la guardò allontanarsi.
<< Riguardo a cosa era? >> bisbigliò Willow, quando Buffy fissava il suo capo
che se ne andava, distesa per non aver ricevuto una predica.
<< Non ne ho idea. >>
<< Noi è meglio che andiamo, così non ti disturbiamo. Non tornare in ritardo,
vogliamo sapere tutto a proposito di ieri. >> disse Willow abbracciando l’amica
e prendendo il braccio di Xander, mentre lui continuava a fissare Anya.
<< A dopo. >> disse Buffy con voce distante, non potendo allontanare la
sensazione di essersi persa qualcosa.
<< Allora, tu ti aspetti seriamente Summers, che noi crediamo che tu non ne
abbia idea? >>
Buffy si riscosse e trovò Angel che le stava di fronte, con Harmony che gli
stava dietro, con le mani sulle anche.
Angel ghignò << Immagino che qualcuno dovrebbe informarti. >>
**************
William alzò lo sguardo quando la porta venne aperta. << Harmony, ti avevo detto
che non volevo essere disturbato, neanche da te. >>
<< E’ un bene che non sia Harmony. >> affermò Anya, mentre gli posizionava
davanti.
William la guardò ed osservò la rabbia negli occhi di lei, che lo fissava.
Spingendo il lavoro da parte, si appoggiò nella poltrona.
<< C’è qualcosa che non va? Io sarei un po’ occupato per…>>
<< La pianti! >> ringhiò Anya, fermandolo. << Per favore mi dica quello che sta
facendo. >>
<< Riguardo a cosa? Qual è il problema? >> disse lui non nascondendo la sua
confusione, mentre guardava Anya. Giudicando dal suo linguaggio del corpo e
dalla nota acuta nella sua voce, lei era più che arrabbiata con lui per
qualcosa.
<< Lei lo sa riguardo a cosa….Buffy. >> affermò lei piattamente, mentre guardava
come reagiva a quel nome.
William si inclinò in avanti congiungendo le mani sopra la scrivania, la gola
stretta mentre cercava di nascondere come si era sentito improvvisamente
nervoso. Se poi Anya conosceva la sua relazione con Buffy, tutto era in pericolo
e lui non poteva affrontarlo adesso, non quando era già dura abbastanza lavorare
sul suo rilevamento.
<< Io prendo il suo silenzio, come una sua ammissione che sta accadendo
qualcosa, fra lei e il mio nuovo membro del personale. >> Anya non gli diede
nessuna chance, quando pensò ai chiacchiericci che si stavano spargendo
rapidamente sul suo piano.
<< Non sono affari suoi. >> disse freddamente William, mentre si alzava e
premeva i palmi delle mani sulla scrivania.
<< Sono affari miei, lei è solo una ragazza….Io non voglio vederla ferita. >>
Anya si avvicinò di un passo a lui, mentre gli dimostrava che non intendeva
cedere. << Lei dovrebbe saperlo bene. E’ per questo che ha voluto che
l’assumessi? >>
<< No! >> William aggrottò le sopracciglia e colpì con un pugno la scrivania. <<
Io ho voluto che l’assumesse perché vidi che lei avrebbe fatto bene il suo
lavoro, dannazione. Io volevo solo…Io non voglio vederla ferita da nessuno. >>
premendo la mano contro il torace, abbassò la voce in bisbiglio << Io non voglio
farle del male…Io so che non dovrei, ma non posso stare lontano da lei, io
l’amo.>>
<< Lei lo sa? >> Anya lasciò che il suo tono diventasse gentile, quando lo
guardò negli occhi e vide che lui stava dicendo la verità.
<< Sa cosa? >>
<< Chi è lei. >> Lei notò come lui distolse improvvisamente gli occhi e lei
scosse la testa. << Lei sta facendo un gioco pericoloso, William, e è probabile
che riceverà presto un bel morso nel didietro. >>
<< Cosa? >> La sua testa saltò su e gli occhi si allargarono, quando qualcosa
colpì la sua mente. << Aspetti! Come ha saputo? >>
<< William, tutti a parte Buffy, lo sanno. >> lei si fece piccola mentre lo
diceva.
<< Bollocks! >> lui saltò oltre la scrivania e si diresse verso la porta,
ignorando Anya che gli diceva di lasciare andare via Buffy.
Fermandosi di fronte agli ascensori, premette ogni bottone di chiamata ed
incominciò a camminare frenetico nel corridoio. Quando nessun ascensore arrivò,
corse per i gradini, il cuore oppresso da un peso che gli rimbombava negli
orecchi, mentre correva per arrivare da Buffy.
Spinse la porta del suo piano e l’aprì con forza e camminò verso la sua
scrivania, ignorando le occhiate che riceveva ed i commenti bisbigliati.
Arrivò appena in tempo per sentire le parole di Angel.
<< Lui è il proprietario della società e tu sei una puttanella. >> ghignò Angel.
Il cuore di William si ruppe quando trovò i suoi occhi verdi che vennero a
rimanere su di lui, e vide le lacrime che si versavano su le sue guance, mentre
scuoteva la testa incredula.
<< No…No…>> espirò lei, mentre cercava un chiarimento da William, tenendosi
stretta alla speranza che Angel stava mentendo per contrariarla.
<< Buffy, io…>> cominciò William mentre si avvicinava lentamente verso di lei,
troppo consapevole di come tutti li stavano guardando, guardavano lei, e
desiderò poter dire a tutti loro di andare all’inferno e che li lasciassero in
pace.
<< E’ vero? >> disse lei con voce tremante.
<< Buffy…posso spiegare. >> cercò di nuovo di dire, l’intero corpo che tremava
per l’emozione, mentre stendeva le mani verso di lei.
<< E’ vero?! >> le parole uscirono con più forza, mentre lo guardava negli occhi
ed ignorava il dolore che ci aveva visto.
Lui abbassò la testa, mentre si mostrava sconfitto e si preparava per quello che
stava per succedere. << Si. >>
Buffy fallì quando tentò di trattenere di nuovo le lacrime e cercava di venire a
patti con quanto era successo. Si sentì come se il suo intero mondo fosse appena
stato lacerato a brandelli e non c’era nessuna possibilità di raccogliere i
pezzi.
<< Perché? >> la sua voce era strozzata dall’emozione, mentre lo guardava e
quando lui alzò i suoi occhi verso di lei, vide del dolore in loro, questo era
troppo da sopportare, e lei fece l’unica cosa che poteva, si rivoltò verso di
lui. << Lascia perdere, non voglio sentirlo, sei un figlio di puttana. >>
William guardò mentre lei si faceva strada fra mezzo alla folla a furia di
spintoni e scomparve nel bagno delle donne.
Lui fissò verso le mani e poi si girò per guardare Anya quando lei arrivò al suo
fianco. Guardando nei suoi occhi li trovò pieni di comprensione.
<< Non la perdonerà mai se lei non glielo dice. >> disse piano Anya e poi iniziò
a rimandare tutti alle proprie scrivanie.
William rimase ancora fermo per qualche momento, mentre si faceva forza e si
preparava per quello che doveva fare. Anya aveva ragione, se lui ora non fosse
stato onesto con Buffy, non c’erano possibilità che lei lo avrebbe mai
perdonato.
Camminando verso il bagno delle donne, fece una pausa di un secondo e prese un
profondo respiro, prima di spingere la porta per aprirla. Si coprì gli occhi,
quando due ragazze strillarono e corsero fuori dalla porta che lui stava ancora
tenendo aperta.
<< Mi dispiace. >> mormorò e poi si chiuse la porta dietro di sé.
Si spostò lungo ogni cabina finché non la sentì tirare su con il naso.
Avvicinandosi di alcuni passi, tentò a bussare ed aspettò la risposta.
<< Vattene via! >> lei ringhiò e lui sospirò.
<< Non contarci. >> disse lui mentre si muoveva per la stanza e si appoggiò
contro gli specchi.
<< Ho detto, vattene via! >> lei ribattè alla porta e prese un altro pezzo di
carta igienica dal rotolo, mentre lo premeva contro gli occhi cercando di
fermare le lacrime.
<< No! >> grido di nuovo lui a lei, mentre piegava le braccia attraverso il
torace. << Io non ti lascerò. >>
<< Perché no? Te lo renderò facile. Io ti odio! Io non voglio vederti mai più.
Ora te ne vuoi andare via? >>
<< No. >> disse lui con tranquilla determinazione e Buffy ebbe la sensazione che
lui non stava dando importanza a quello che gli aveva detto.
<< Io ti odio. >> lei disse, non aspettandosi niente da lui, ma aveva il bisogno
di dirlo in ogni caso.
<< Non ti biasimo. >> si oppose lui mentre fissava la porta del bagno e
desiderava che lei ne uscisse.
Buffy non sapeva cosa dire di rimando e così lei si sedette là, mentre aspettava
che lui continuasse.
<< Hai il diritto di essere arrabbiata con me, ma io non ho il diritto di
spiegare? >> William si sedette sopra un ripiano ed estrasse una sigaretta e
mentre la metteva in bocca, se l’accese.
Dopo alcuni minuti, Buffy annusò e sparò in modo accusatorio alla porta. << Stai
fumando? >>
<< Ne avevo il desiderio…ho bisogno di qualcosa per calmarmi. >>
<< Per calmarti? Non sei tu quello che ha appena scoperto che era stato
imbrogliato dal suo grande capo. >>
<< Vuoi una sigaretta? >> disse lui proponendo il pacchetto alla porta e poi
intimidì quando sentì il suo ringhio e il suono che ci fu quando lei diede un
calcio dall’altro lato della porta. Tentare di alleggerire la situazione non era
stata la sua migliore mossa, ma non sapeva che altro fare. Lui la voleva fuori
dal bagno, lei avrebbe potuto essere arrabbiata con lui quanto voleva, tutto
quello che voleva era vederla e che lei potesse vederlo. Parlare attraverso una
porta lo stava facendo diventare matto. << Okay, non è una delle mie migliori
uscite, ma cosa dovrei dire? >>
<< Che ne dici della verità? >>
Lui sospirò di frustrazione. << La conosci già quella. >>
<< Io voglio che ne parliamo. >> lei affermò piattamente ed aspettò.
<< Esci per favore. >>
<< No solo quando mi dirai la verità. >>
<< Buffy io non ti ho mai mentito, non una volta. >> Strinse i suoi pugni dalla
frustrazione, mentre continuava a fissare la porta che lo divideva da Buffy.
<< Oh, tu hai solo trascurato di menzionare che tu eri a capo di questa schifosa
società? >>
<< Tu non mi ha mai dannatamente chiesto cosa io facevo qui! >> gridò lui alla
porta , il suo temperamento che si sfaldava mentre cercava di trattare con
quanto stava accadendo.
<< Questo non vuol dire che non potevi dirmelo. Tu non potevi essere onesto con
me? >> lei lo sentì ringhiare di frustrazione e poi saltò quando l’intera cabina
tremò.
William colpì di nuovo con il pugno la porta. << O tu vedi di uscire fuori da là
o io irromperò, non voglio più parlare con una dannata porta. >>
Buffy scosse la testa e si arricciò sul water, mentre cercava di farsi più
piccola possibile. Lei non desiderava essere intrappolata nel piccolo bagnetto,
ma non era ancora abbastanza forte per affrontarlo, non poteva vedere il dolore
nei suoi occhi.
<< E allora vattene! >> lei lo rimbeccò e si fece ancora più piccola quando la
porta tremò di nuovo.
William scosse le mani nell’aria e poi si passò le dita fra i capelli, mentre
cercava di ritrovare il controllo. Spaventarla non lo avrebbe portato da nessuna
parte, serviva solo a peggiorare le cose e questo era l’ultima cosa che voleva.
<< Mi dispiace. >> mormorò mentre ritornava sulla mensola dei lavandini e
prendeva una lunga boccata dalla sua sigaretta. << Io non volevo che andasse
così. Io avrei voluto dirtelo, ma le cose stavano andando così bene che io ero
spaventato all’idea di rovinarle. Immagino che ora sono rovinate in ogni modo,
huh? >>
Buffy chiuse gli occhi e sospirò mentre ascoltava la gentilezza della sua voce e
come era piena di emozione. Appoggiando la testa, assorbì ogni parola mentre lui
continuava.
<< Ho rovinato veramente tutto, non è così? Se io te lo avessi detto di
persona…>> lui non era sicuro se voleva una risposta a quello che stava quasi
per chiederle veramente, ma poteva tenersi la domanda dentro. << ….saresti
ancora arrabbiata con me? >>
<< Forse. >> Buffy disse senza esitazione e lo sentì sospirare. << William? >>
Lui guardò verso la porta e la trovò che stava sbirciando verso di lui, le sue
guance erano ancora rigate dalle lacrime ed i suoi occhi rossi mentre lo
guardava.
<< Buffy? >> non fece una mossa verso di lei, permettendole di prendere le cose
con il suo ritmo, mentre era silenziosamente grato che lei si fosse decisa ad
uscire dall’ibernazione.
<< Io ho avuto questo lavoro perché…>>
<< No! >> la fermò lui e scosse violentemente la testa. << Tu hai avuto questo
lavoro perché io mi resi conto che tu saresti stata brava a farlo. >>
<< Quindi quando hai deciso che io ti piacevo, se io ti piacevo. >>
<< Approssimativamente dieci minuti dopo che decisi di darti il lavoro. >>
<< E quando hai deciso di provare a fare di me la tua prostituta? >> lei gli
ribattè e si chiuse di nuovo nel gabinetto, prima che lui avesse il tempo di
arrivare alla porta.
<< Questo non è quello che io volevo e tu lo sai! >> disse scagliando i pugni
contro la porta per poi girarsi bruscamente , camminando verso il muro e
calciandolo. << Bloody Hell! >>
Gli occhi di Buffy si allargarono quando sentì le mattonelle rompersi. Avrebbe
voluto chiederli se stesse bene, ma si morse la lingua per fermarsi. La cosa
successiva che sentì, era la sua voce che veniva dall’alto.
<< Io non volevo questo. >>
Lei guardò in su e aggrottò le sopracciglia verso di lui. << Cosa volevi? >>
<< Te, love, tutto quello che ti riguarda. Il modo in cui mi fai sentire, il
modo in cui sorridi, il modo in cui ridi, il modo in cui io mi sento perso senza
di te. >> Lui solcò le sopracciglia e vide un pezzetto di accettazione nei suoi
occhi.
<< Continua, ti sto ascoltando. >>
Lui sorrise al fatto che gli era permesso di continuare. << Io ti diedi il mio
indirizzo, tu avresti potuto vedere da sola che io non ero un normale impiegato,
o qualcosa del genere. Desidererei solo avertelo detto, desidererei non averti
nascosto questa cosa, ma io avevo questa cosa….meravigliosa, non è una parola
abbastanza forte, ma è tutto quello che riesco a trovare adesso. Ho passato del
tempo meraviglioso con te questo fine settimana, ed era vero, Buffy, in ogni più
piccolo secondo. Se tu mi avessi chiesto completamente quello che facevo qui, io
te lo avrei detto…Io non posso, non potevo mentirti, love. >>
Lei lasciò cadere gli occhi sulle sue ginocchia, mentre ricordava come si era
sentita ed era stato meraviglioso svegliarsi questa mattina, come aveva sognato
ad occhi aperti a riguardo di ieri, finché Angel, le aveva detto che William
possedeva la società.
<< William…>> cominciò.
<< Io non ti sto chiedendo di credermi, Buffy, perché non penso che tu puoi
farlo adesso. Mi dispiace di non avertelo detto, mi dispiace che sia andata
così. >> lui spostò i piedi sulla tavoletta del water. << Oh, merda…>>
La cosa seguente che Buffy sentì fu una serie di rumori e quando guardò verso
William lui non c’era più. Aprì la porta e lo trovò tutto arrocchettato sul
pavimento del vicino bagno. Raggiungendolo, lo afferrò per un braccio e lo aiutò
ad alzarsi. Premette la mano sulla bocca, quando vide il taglio che gli
attraversava il naso che stava sanguinando.
<< Oh dio! >> lo condusse verso i lavandini e bagnò della carta igienica.
<< Bloody Hell! >> William fremé quando lei lo tamponò leggermente sulla ferita
che gli segnava il naso e poi distolse gli occhi dallo specchio per incontrare
quelli di lei.
Buffy tenne lo sguardo fisso per qualche secondo e poi mise della carta bagnata
nelle sue mani. << Questo non vuol dire che non sono più arrabbiata con te. >>
<< Lo so. >> disse lui inclinando di nuovo la testa mentre premeva la carta
igienica contro il naso, cercando di arginare il flusso del sangue.
Per quanto Buffy cercò di fermarsi, una risatina scappò dalle sue labbra.
<< Non vedo cosa ci sia di divertente. >> brontolò lui, mentre si ispezionava
allo specchio.
<< Niente. >> lei tossì per smettere di ridacchiare e si ricordò che era
arrabbiata con lui. << Solo che tu devi uscire là fuori con il naso ferito.
Tutti loro penseranno che sono stata io a farlo. >>
Lui scosse le spalle. << Bene, se questo li fermerà dal parlare male di lei. >>
Buffy pensò a cosa doveva affrontare quando avrebbe dovuto uscire dal bagno e la
rabbia la invase di nuovo. Non solo lui aveva rovinato la loro relazione, ma
aveva anche rovinato il suo lavoro. >>
<< Mi odi? >> chiese lui piano, guardando come lei fissava la porta che
conduceva verso gli uffici.
<< Adesso, si. >> disse lei senza pensare e si costrinse ad ignorare il dolore
che era visibile sul suo volto. << Mi dispiace che sia finita così. >>
<< Anche a me. >> la guardò negli occhi e le prese il braccio mentre stava per
oltrepassarlo. << Buffy? >>
<< Cosa, William? >> lei si girò e lo guardò oltre la spalla, mentre lo
supplicava con gli occhi di non farle più male di quanto non gliene avesse già
fatto. Si stava a malapena riprendendo e sapeva che non appena fosse uscita là
fuori, avrebbe dovuto convivere con i commenti bisbigliati e le occhiate
malevoli.
<< Questa è una cosa azzardata, lo so, ma…verresti per piacere a cena con me,
come avevamo progettato? >> lui percorse gli occhi di lei, fissi con i suoi, ed
osò sperare quando loro si ammorbidirono leggermente.
Buffy non sapeva che altro dire, così annuì con il capo, mentre sapeva che
probabilmente si sarebbe pentita di ciò e sentendo la sua paura aumentare quando
lui parlò.
<< Nel mio appartamento, venerdì alle otto, tu hai l’indirizzo. Prendi un taxi.
>> lui premette un bacio tremante sulla mano di lei e ne rincontrò gli occhi per
qualche secondo, mentre cercava di dimostrale quanto fosse spiacente.
Lei sentì come se tutto il suo mondo fosse vuoto attorno a lei, mentre lo
guardava camminare fuori dalla porta. Dentro di sé sentiva un vortice turbinoso
di emozioni e lei non era sicura se avesse dovuto essere arrabbiata con lui o
felice del fatto che volesse stare ancora con lei. Il Conflitto sembrava regnare
su ogni suo pensiero e cominciò a camminare su e giù per il bagno, cercando una
risposta su come si stava sentendo.
William fece solo una pausa abbastanza lunga, fuori della porta del bagno, per
istruire Anya e dirle di informare Harmony che per il resto della settimana, lui
sarebbe rimasto a lavorare a casa sul rilevamento. Si costrinse a fare un
sorriso, quando Anya gli accarezzò goffamente il braccio, mentre cercava di
dimostrargli che lei capiva quello che provava e gli diceva che si sarebbe presa
cura lei di Buffy.
Buffy emerse alcuni minuti più tardi dal bagno e fu sorpresa di vedere l’ufficio
immerso sul lavoro. Il silenzio era quasi assordante, mentre lei camminava alla
sua scrivania e saltò, quando Anya la prese per un braccio e la condusse nella
stanza del caffè.
Lei guardò come il suo capo chiuse la porta e poi si voltò verso di lei.
<< Il signor Thornton mi ha istruito di rimandarti a casa, per una settimana
sabbatica. Quando tu tornerai lunedì, si sarà preso cura di tutto e con buona
speranza, senza dover sprecare fiato. Angel e Harmony sono storia, nel momento
in cui parliamo. >> Anya fece una pausa per vedere se Buffy stesse per dire
qualunque cosa, ed il suo cuore le sobbalzò quando vide in crisi su una sedia,
le sue guance pallide e mortali erano rigate da lacrime. << Buffy? >>
<< Mi dispiace, signorina Jenkins. >> disse lei piano mentre cercava di
riprendersi. William la stava mandando a casa. Avrebbe avuto la settimana intera
per stare a sedere, mentre aspettava il venerdì, con niente da fare per
allontanare la sua mente da lui. << E’ sicura che non posso restare e lavorare?
>>
Anya sembrò un po’ stupita dal fatto che Buffy volesse rimanere in ufficio dove
le chiacchere su di lei stavano circolando rapidamente. << Io ho una
disposizione severa, non mi metterei contro di lui, con il suo modo di essere,
mi licenzierebbe di sicuro…>>
<< Che tipo di persona è? >> Buffy aggrottò le sopracciglia interrogativamente
ad Anya.
<< Anya si gettò uno sguardo attorno, mentre controllava prima di sedersi
davanti a Buffy, che loro erano veramente sole. << Io lavoro qui da pressappoco
dieci anni, ed ho lavorato vicino a lui per quattro di questi. Lui è impegnato
su moltissime società, ci sono stati tempi in cui ha rischiato di far fallire la
società, e mai una volta in quelle occasioni mi è sembrato spaventato e scosso,
come invece lo era oggi. Io so che questo non è quello che tu vuoi sentire, ma
lui ti ama, lui me lo ha detto ed io gli credo. Ha rovinato le cose, Buffy, lui
se ne rende conto, ed io ho visto che lui desiderava veramente che non fosse
andata così…>>
<< Dov’è? >> chiese Buffy e Anya sospirò
<< E’ andato a casa, mi ha detto che avrei dovuto avvertire tutti che chiunque
lo cercasse, non è disponibile. Avrebbe dovuto avere riunioni con una società
concorrente per tutta la prossima settimana, lui sta cercando di acquisirli…ma
dubito che questo succederà se continua a fare così. >>
<< E mi sta spedendo a casa? >> Buffy guardò Anya che annuiva con la testa
lentamente mentre confermava.
<< Vuoi che ti chiamo un taxi? >> Anya di alzò allo stesso tempo di Buffy.
<< No, grazie…io camminerò, ho bisogno di aria. >> Buffy si rese conto che si
sentiva troppo calma dentro, lo shock di questa situazione, le aveva fatto
rilassare la mente non appena si era fermata, lei sapeva che presto la cosa si
sarebbe fatta più dura e difficile. Aveva bisogno di camminare e schiarirsi la
testa, cercare di comprendere cosa fosse successo e cosa doveva fare. Secondo
Anya, William l’amava. Sapeva che era vero, l’aveva visto nei suoi occhi diverse
volte e l’aveva sentito nei suoi baci. Doveva ora comprendere quello che provava
per lui e cosa gli avrebbe detto venerdì.
<< Un’ultima cosa. >> cominciò Anya e Buffy si girò per affrontarla. << Lo hai
colpito? >>
Buffy sorrise nonostante sé stessa. << No. Lui è caduto dal water mentre mi
stava parlando ed ha picchiato su di esso, penso. >>
<< Posso dire che sei stata tu a farlo? >> Anya sembrò malefica e Buffy le fu
grata per la distrazione.
<< Non direi di no. >> Buffy sorrise nella sua direzione e poi aprì la porta.
Camminò diritta verso la sua scrivania e raggruppò le sue cose, non guardando
nessuna delle persone con cui lavorava e dirigendosi diritta agli ascensori.
Aveva una settimana. Una settimana per pensare a quello che William le aveva
detto, che Anya le aveva detto. Una settimana per pensare al fine settimana che
aveva avuto con lui ed ai suoi sentimenti per William.
Poi avrebbe deciso che cosa fare.
E non prima di allora.
Capitolo
undici
Buffy prese un respiro lungo e profondo, mentre inclinava di nuovo la testa
indietro, cercando di calcolare l’altezza dell’edificio di fronte a lei. Si
strinse più strettamente nella giacca, mentre lottava contro i suoi nervi. Parte
di lei aveva convenuto con Willow, era matta per stare considerando la
possibilità di andare a cena da William, dopo aver scoperto che lui possedeva la
società per la quale lei lavorava. L’altra parte di lei, credeva a quello che
aveva detto alla sua amica, che sapeva che William era un uomo di buon cuore e
lui l’aveva perso in qualche luogo lungo la strada.
Era stata una settimana lunga, stando seduta a casa a pensare, l’aveva portata a
spendere le sue ore per soddisfare on-line la sua curiosità su William Thornton.
Lesse ogni intervista con lui che riuscì a trovare, aveva guardato tutti i
ritagli di notizie che parlavano di lui, che era riuscita a scovare. Da quanto
era riuscita a vedere, lui non era un uomo cattivo, era un onesto uomo d’affari
che cercava solo di condurre la sua società al meglio che poteva. Si era
ricordata delle sue parole rivolte a lei, come lui disperatamente, aveva
desiderato farle sapere che non aveva mai inteso che la loro relazione finisse
in quel modo, e lei aveva cercato di mettersi nei suoi panni. Se lei fosse stata
la proprietaria della società, nella quale lui aveva appena cominciato a
lavorare, non si sarebbe comportata in quel modo. Voleva dire, che gli avrebbe
detto la verità su chi era, ma sapeva che se avesse avuto anche solo un po’ di
paura di mettere in pericolo la sua possibilità con lui, l’avrebbe tenuto
segreto, come lui aveva fatto.
Gettando uno sguardo all’indirizzo sulla porta e poi in giù verso il pezzo di
carta che stringeva ermeticamente, Buffy comprese che non poteva fare come
Willow voleva, lei doveva vederlo di nuovo.
Camminò lentamente verso la porta anteriore ed ebbe una piccola sorpresa, quando
un portiere l’aprì per lei. Accennò con la testa un ringraziamento silenzioso e
stava quasi per andare diritta verso gli ascensori, quando un altro uomo attirò
la sua attenzione.
<< Posso aiutarla, Signorina? >> l’uomo ben vestito da dietro la scrivania
sorrise mentre lei si mosse attraverso l’atrio verso di lui.
<< Summers. >> Buffy si schiarì la gola, mentre cercava di pensare a cosa dover
dire. << Sono qui per vedere il signor Thornton. >>
Gli uomini la guardarono da vicino e Buffy ebbe la sensazione che William non
ricevesse spesso, se non affatto. Lei gli fece un sorriso nervoso e sentì per
qualche secondo che stava per essere mandata via. Quando il portiere le rivolse
la sua attenzione, dopo aver scritto il suo nome in un libro, la diresse verso
gli ascensori, Buffy si permise di respirare di nuovo.
<< Ventiquattresimo piano, signorina Summers. >> Le disse l’uomo mentre lei
avanzava nell’ascensore.
Buffy lo ringraziò con un sorriso, mentre premeva il numero e si girava per
guardarsi nello specchio. Non sapeva cosa aspettarsi per stasera, ma sperava che
tutto andasse bene e l’aiutasse a prendere una decisione su William. Il suo
cuore si appesantiva ogni volta che pensava a lui, e cominciò ad essere indecisa
se perdonarlo o essere arrabbiata con lui.
Guardando i numeri, mentre saliva i piani, Buffy respirò profondamente, mentre
cercava di calmarsi i nervi e prepararsi. Questa sera stava per gettarsi il
lavoro alle spalle, questo non a causa di chi lui fosse nell’ufficio, ma
riguardava chi erano stati loro durante il fine settimana passato e come si era
sentita. Voleva vedere se si sarebbe sentita allo stesso modo questa notte, come
prima di scoprire che lui era il proprietario della Thornton e Black.
Camminando per il lungo corridoio, fece una pausa davanti al numero della porta
2041, ed alzò la mano per bussare. Si trattenne solo ad un pollice dalla porta,
mentre prendeva la decisione finale e poi colpiva forte.
Si lisciò il vestito, mentre si mordeva le labbra, mentre aspettava che qualcuno
rispondesse. Nel momento in cui stava per battere di nuovo, la porta venne
aperta e non fu di aiuto notare come William la guardò sorpreso.
<< Sei venuta. >> un sorriso gli stuzzicò le labbra, mentre la guardava.
<< Um, si. >> rispose lei ed i suoi occhi vagarono ai suoi vestiti, lui stava
portando una maglietta grigio scuro e dei jeans. Improvvisamente si sentì
agghindata.
<< Io, uh…>> cominciò William mentre si guardava per sé stesso, le dita che si
seppellivano nei capelli già in disordine. Si spostò da una parte e la fece
entrare.
Buffy non ebbe bisogno di sentire la sua scusa per sapere quello che era
accaduto, poteva vederlo tutto nei cerchi scuri sotto i suoi occhi ed il suo
modo di guardare così tirato. Uno sguardo superficiale attorno all’appartamento
rivelò il suo portatile ed un cumulo di documenti di lavoro che erano sparsi
sulla tavola da pranzo. Lui non si era veramente aspettato che lei venisse
questa sera, e chiaramente aveva molto da fare.
<< Se sei occupato, non dovrei rimanere…>> lei cercò di camminare verso la porta
ma lui le rese impraticabile il percorso.
<< Resti? >> la nota implorante nella sua voce, andò dritta al suo cuore e lei
accennò con la testa, silenziosamente. Lui sorrise imbarazzato mentre si
guardava di nuovo addosso. << Io vado a mettermi qualcosa di meno casual. >>
Scomparve nella cucina e si diresse al frigorifero, mentre cercava il vino che
aveva comprato all’inizio della settimana, per questa sera. Ancora non riusciva
a credere completamente che lei era qui. Gettando uno sguardo all’orologio sul
forno rimase ancora più sorpreso nel vedere che lei era arrivata con venti
minuti di anticipo.
Tornando indietro in sala, le diede un bicchiere di chardonnay e lei sorrise
mentre lui metteva il suo sulla tavola.
<< Mi ci vorrà un minuto. >> lui tenne i suoi occhi fissi su di lei, mentre si
dirigeva verso la camera da letto, e Buffy ebbe la sensazione che lui si stava
aspettando che scomparisse, come se lei fosse una finzione della sua
immaginazione.
Mentre aspettava che riapparisse, Buffy si tolse il cappotto e lo mise sullo
schienale di una sedia. Raccolse il suo bicchiere di vino e lo centellinò,
mentre si guardava attorno nell’appartamento ben illuminato.
Era imponente.
Era più grande della casa di suo padre a Los Angeles, e se quella era grande
questa la superava di molto.
Si mosse verso il largo caminetto, che era circondato a divani e guardò verso il
dipinto che vi era appeso sopra. Era la radura di una foresta con un ruscello,
la brillante acqua turchese sembrava migliorare i colori degli alberi ed il
muschio, dandogli un aspetto decisamente etereo.
Centellinando il vino, guardò nell’angolo della tela e vide un “W. Thornton”.
Sorrise mentre si ricordava che lui aveva parlato dicendo che voleva studiare
arte e questo si aggiunse alla sua idea che lui era un uomo di buon cuore.
Ansimò leggermente quando un rumore dietro di lei le fece fare un salto e
girarsi bruscamente per vedere ciò che lo aveva prodotto.
Le labbra le si incurvarono in un sorriso, quando vide il piccolo micetto grigio
che stava giocando sul tappeto e si abbassò per parlargli.
<< Ciao, gattino. >> giocò con lui mentre cercava di artigliare e mordere la sua
mano.
Buffy ridacchiò e poi sorrise ampiamente. Non si era aspettata che William
avesse un animale domestico e a giudicare da come era piccolo il micetto, doveva
averlo comprato recentemente. Aggrottò le sopracciglia mentre la palla di pelo
grigia, fuggiva da lei e scompariva nella stessa stanza nella quale era il suo
proprietario.
Alzandosi nuovamente, lasciò gli occhi spaziare , quando finalmente vide il
mondo fuori dalla finestra. Camminò lentamente verso la porta a vetri aperta ed
uscì sul balcone.
<< Wow. >> respirò Buffy, mentre guardava le luci scintillanti di Manhattan che
si stendevano all’infinito davanti a lei, contro il fondale della sera.
Appoggiando i gomiti sulla ringhiera e penzolò le mani fuori dall’orlo, gli
occhi che vagano attorno cercando i catturare la bellezza della scena di fronte
a lei.
<< Stavo pensando la stessa cosa. >> un sussurro, di una voce accentata venne da
dietro di lei e Buffy sentì un brivido di freddo lungo la sua spina dorsale.
Lei deglutì mentre sentiva una mano sulla spalla e si girò lentamente per
affrontarlo, ma non furono i suoi occhi che lei vide, ma come era vestito. Buffy
fu stordita da come gli sembrò diverso, i capelli erano ancora scompigliati, ma
lui ora si era messo una camicia di seta nera, che attrasse i suoi occhi in
quella parte dove si vedeva il suo torace, su cui vi era una catena che portava
al collo. Sembrava ancora stanco, come se tutta la sua energia gli fosse stata
risucchiata e l’avesse lasciato esausto.
William piegò la testa da un lato mentre guardava come lei guardava lui. Lei
sembrava incredibile nel suo piccolo vestito rosso scollato, e avrebbe voluto
chiederle se l’avesse comprato per l’occasione, ma temeva che la sua risposta
sarebbe stata “no”. Invece, riportò lentamente lo sguardo indietro sui suoi
occhi e sul suo volto, e sorrise quando vide che lei lo guardava come se
pensasse che era stanco.
<< Allora, niente attico? >> disse con un leggero sorriso birichino sulle
labbra, mentre lui guardava oltre lei, alla vista.
<< La vista è più bella da qui. >> disse accennando con la testa verso il
panorama, la voce decisa.
<< Oh. >> Buffy si girò di nuovo a guardarlo e si ricordò di aver letto quanti
soldi aveva fatto da solo l’anno scorso, chiaramente poteva permettersi
l’attico, ma lei lo aveva sottovalutato pensando che lui avrebbe vissuto là.
L’attico sarebbe stato altrettanto solitario come questo vasto appartamento, ed
una delle cose che aveva imparato dal tempo passato con lui, era che lui aveva
un tipo di cuore al quale non piace stare da solo, ma con lei.
William si appoggiò contro la ringhiera e centellinò il suo vino mentre
analizzava gli edifici di fronte a lui, mentre guardava le luci come
illuminavano leggermente verso il cielo, creando disegni nell’oscurità
crescente.
<< E’ bello. >> Buffy sussurrò mentre gli si metteva a fianco e guardava la
città. << Hai un bel posto. >>
William si allontanò dal parapetto e le voltò le spalle borbottando leggermente.
<< Una bella gabbia per un uccello morto. >>
Il cuore le fece male per lui, mentre lo guardava camminare nell’appartamento.
Sapeva che non avrebbe dovuto sentire quello che aveva detto, gli doveva essere
sfuggito perché non aveva fatto attenzione, ma la fece sentire quello che
provava lui. Le sue parole erano state così cariche di dolore che lei avrebbe
voluto dirgli che non era morto, c’era speranza per lui, tutto quello che lui
doveva fare era crederci come ci credeva lei. Seguendo in sala, Buffy camminò
versi di lui, che stava spostando le carte che erano sulla tavola.
<< Mi dispiace, questa intera serata è un pasticcio. >> La sua voce era
distante, mentre lui spostava le pile di documenti, non sistemandoli ma
accatastandoli semplicemente gli uni sugli altri, come se non si curasse che
fossero confusi.
<< Non è un pasticcio. >> Buffy gli prese una mano cercando di dirgli che non
doveva essere così giù, ma non riusciva a trovare le parole. Guardò come il
pollice di lui lisciava la lunghezza del suo e sorrise quando la guardò.
<< Aspetta a vedere cosa c’è per cena. >>
<< Perché, cosa c’è per cena? >> disse avvicinandosi di un passo a lui che si
girò per affrontarla, i suoi occhi erano pieni di tristezza mentre guardava nei
suoi.
<< Pizza. >> disse scuotendo le spalle e lasciò cadere il suo sguardo quando lei
ridacchiò.
<< Mi dispiace, non è ciò che avresti voluto sentire. Ti va bene la pizza? >>.
Lei si chiese quando, l’uomo che aveva visto all’inizio della settimana, si era
trasformato di nuovo in un ragazzo, un addolorato piccolo ragazzo che lei
avrebbe voluto avvolgere nelle sue braccia e tenere stretto, nonostante fosse
arrabbiata, voleva stare con lui.
<< La meglio! >> lui sorrise debolmente.
<< E’ perfetto così, io adoro la pizza. Non sono portata per i cibi troppo
elaborati. >> disse Buffy mentre gli si accostava, mente lui retrocedeva da lei.
<< Io non devo fare questo. Non avrei dovuto farti venire…questo non è giusto,
tu non vuoi essere qui, questo è senza speranza…>> la testa di William si alzò,
mentre lei gli prendeva di nuovo la mano.
<< Tu non mi hai fatto venire. Io sono venuta perché lo volevo, perché volevo
darti un’opportunità. Non pensare quello che so che stai pensando. Non sono
forse qui? C’e quindi un’opportunità, giusto? >> Buffy tenne stretta la sua
mano, mentre gli mostrava che lei non stava per abbandonarlo.
William non disse niente; fissò appena la mano che conteneva la sua. Lei aveva
ragione, lei era qui e lui poteva vedere nei suoi occhi che lei aveva inteso
tutto ciò che aveva detto, voleva dargli una seconda opportunità.
<< Mi dispiace. Solo che non mi sento me stesso questa settimana…una cosa dopo
l’altra. >> Lui le offrì un sorriso e poi alzò le sopracciglia quando lei lo
condusse di nuovo fuori sul balcone.
<< Devi prenderti del tempo, gli impegni non possono sprecare questa vista. >>
Buffy gli sorrise mentre si sedeva alla piccola tavola sul balcone e lui si
sedette di fronte a lei.
Lui la guardò mentre lei centellinava il vino e guardava la città. << Possiamo
mangiare qui fuori, se vuoi? >>
Buffy sorrise trasognata al panorama e poi guardò verso di lui, lo stomaco le si
rigirò quando trovò gli occhi di lui così ristretti dolcemente su di lei, così
pieni di speranza, che la sua mando cercò di nuovo quella di lui. << Mi
piacerebbe, Batte di gran lunga qualunque panorama che abbia mai visto. >>
<< Ho pensato di affittare la piattaforma di osservazione dell’Empire State. >>
William sorrise alla città di fronte a lui e poi lasciò che gli occhi
scivolassero di nuovo su Buffy, per rimanervi, mentre prendeva nota dell’aria
sbalordita sul suo volto.
<< Puoi veramente fare questo? >> Lei alzò le sopracciglia mentre si inclinava
verso di lui. << Voglio dire…è stupefacente, ma tu puoi fare veramente questo?
>>
<< Sì, al prezzo giusto. >>
<< Con i soldi si compra ogni cosa. >> Buffy ridacchiò e poi comprese di avere
detto qualcosa di sbagliato, da come lui si allontanò dalla mano di lei e se la
passava dietro al collo, tornado ad apparire goffo. << Scusa…io…>>
<< Non è questo che pensano le persone? >> Lui fissò la tavola, mentre passava
un dito sul fondo del suo bicchiere di vino. << I soldi ti fanno avere ogni
cosa…io sono con i Beatles in questo caso, i soldi non possono comprare l’amore.
>>
<< Lo so…questo è più difficile di quanto mi aspettassi, tutto quello che dico,
esce fuori male, ed io sto iniziando ad essere spaventata, dell’idea che ti
offenderò così tanto che tu mi calcerai fuori. >>
<< E tu non vuoi esserlo? >> Lui percorse gli occhi di lei mentre scuoteva la
testa in segno negativo. << Non funzionerebbe, non c’è nessuna possibilità che
io ti calci fuori. >>
Buffy sorrise mentre centellinava il vino e cercava di pensare a qualcosa da
dire. Stava dicendo la verità, quando si era sentita come se tutto quello che
gli stava dicendo, era come se lo offendesse. Lei ora si sentiva adesso come se
non sapesse come parlargli, dato che era ricco e potente. Cenare nel suo
appartamento sembrava rendere tutto più duro, lei stava confrontando la sua
ricchezza ed il potere che lui aveva, e non era d’aiuto immaginare un confronto
con la sua vita.
Lei viveva in un appartamento che era grande come il suo soggiorno, includendo
nel suo appartamento due camere da letto. Il suo panorama era un muro di
mattoni, e l’unico uomo che stava sulla porta era l’abituale ubriaco. Ma William
aveva tutto, tutto quello che lei sognava, ma lui sembrava odiarlo.
Lui aveva l’appartamento, i soldi, il mondo nelle sue mani, ma lei poteva vedere
che lui avrebbe rinunciato volentieri a tutto.
Gli occhi andarono a caderle sul piccolo gattino grigio, che saltava e ricadeva
sul tappeto, e questo la colpì con forza.
Era una bella gabbia.
E lui ci viveva da solo.
Lei aveva Willow, aveva le persone giù nell’atrio che le avevano parlato, ed i
suoi amici al lavoro. William era da solo, in un luogo enorme, con un piccolo
gattino.
Un piccolo gattino che lui aveva acquistato solo recentemente.
Quanti anni aveva speso da solo in quel posto? Non c’era nessuno che si
chiedesse come mai lui lavorasse così tanto, cos’altro poteva fare? Se lui le
fosse stato simile, non avrebbe avuto niente da fare per occupare la mente, se
non con il lavoro, che lo avrebbe lasciato sentirsi molto solo. Questa settimana
lei si era sentita così fredda, e vuota, da sola nel suo appartamento, dalle
otto alle sei, con solo la televisione a farle compagnia.
Era stato orribile.
<< Greebo. >> disse William, mentre la guardava osservare il gattino.
<< Huh? >> Buffy uscì fuori dai suoi pensieri e comprese che si era persa
qualcosa.
<< Il suo nome è Greebo. >> lui sorrise mentre lei lo guardava. << L’ho trovato
la settimana scorsa, rende questo posto migliore. >>
<< Sì…..è un ragazzo grazioso. >> Buffy avrebbe voluto aggiungere “piccolo come
il suo proprietario” ma era spaventata all’idea di esagerare.
William le era seduto davanti, si sentì come se il mondo intero si fosse
affievolito sullo sfondo e non importasse chi lui era o chi era lei. Loro erano
solo due persone che cercavano di comunicare e volevano stare l’una con l’altro,
nonostante come la società la pensasse o come fosse tabù la loro situazione. Lei
lo amava ancora, e anche lui l’amava. L’amore non sceglieva mai saggiamente, e
solo uno sciocco volterebbe le spalle all’amore, perché dove loro vivevano era
contro le convenzioni.
<< Romeo e Giulietta. >> borbottò Buffy bevendo il vino.
<< Loro morirono, love, prova a pensare ad una coppia meno suicida. >> disse
William abbassando il bicchiere e posandolo di nuovo sul tavolo.
<< Okay…>> il suo sguardo diventò malinconico mentre cercava di pensare ad
un’altra coppia da poter paragonare al loro problema.
<< Jane e Mr Rochester. >> offrì William mentre fissava il bicchiere.
<< Non aveva una moglie? Oh dio, tu non hai una moglie, vero? >>
William rise e Buffy sorrise sentendolo, il suo tono era dolce come miele nelle
sue orecchie e lei si divertì del modo in cui la sua faccia si era colorita.
<< No…nessuna moglie, beh a meno che non conti la società. Quella è una vera
palla al piede. >>
<< Personalmente penso che sia più come un bambino tuo. >>
<< Il bambino di mio padre. >> disse lui freddamente, mettendosi in piedi e poi
rientrando come se qualcuno avesse bussato alla porta.
Buffy guardò con cipiglio, mentre lui camminava verso la porta, rapidamente
realizzò, che lui continuava ad avere del risentimento per suo padre, per il
lascito che gli aveva lasciato. Si chiese se lui sarebbe stato più felice,se suo
padre si fosse portato sottoterra la compagnia e mercanzia varia, o se William
amasse la società veramente nel profondo, ed era solo arrabbiato con lui per
quello che rappresentava.
Una barriera tra lui e l’amore.
Capitolo dodici.
Buffy prese un pezzo della pizza, lo sguardo che analizzava senza vederlo il
panorama della città, mentre cercava i pensare ad un’altra domanda da porre a
lui. Allora, lui aveva risposto ad ogni singola domanda che gli aveva fatto e
ora stava cercando di pensarne ad una, alla quale voleva che rispondesse
veramente.
<< Cucini? >> disse accennando alla pizza. << O proponi la pizza ad ogni ragazza
che porti qui?>>
Giudicando a proposito di come stavano lavorando le sue sopracciglia, per un
secondo, Buffy ebbe la sensazione che non gli era piaciuta la seconda domanda ed
aspettò per vedere se avrebbe risposto in ogni caso.
William si appoggiò di nuovo contro la sedia e bevve un sorso di vino. Si era
promesso che sarebbe stato onesto con lei e stava per esserlo, nessuna questione
su come lo guardasse male.
Fissò in lontananza per un momento e poi la fissò diritta negli occhi.
<< Io so cucinare e…>> si risucchiò le guance in un sorriso addolorato mentre
prendeva un respiro profondo << ….tu sei l’unica ragazza che è venuta qui.
Infatti, io risponderò anche alla tua prossima domanda…tu sei l’unica ragazza,
Buffy, con la quale sono stato insieme dopo che ebbi preso possesso della
società. >>
Buffy alzò le sopracciglia. << Oh. >>
Giocherellò con i resti della sua pizza, mentre cercava di calcolare quello che
lui aveva detto, lei era l’unica ragazza, la sola che lui avesse invitato a casa
sua, la sola con la quale era uscito in otto anni.
<< Allora, chi è il Black della Thornton e Black? >> lasciò che la sua curiosità
avesse la meglio e se ne pentì quando gli occhi di lui diventarono freddi e
d’acciaio.
<< Mio padre. >> lui non permise a nessuna emozione di mostrarsi nella sua voce,
mentre la guardava. << Lui morì cinque anni fa, io avevo ventisette anni, lasciò
la società a me ed io l’odiai ancora di più per questo. >>
<< Questo è triste. >> disse piano Buffy e non mascherò la sua preoccupazione
quando lui la guardò.
<< Lo è? >>
Lei non fece caso alla durezza del suo tono di voce e continuò. << Allora, come
mai il tuo nome non è Black? >>
<< Mio padre non era un buon uomo, Buffy, mia madre mantenne il suo nome quando
si sposò. Quando loro si divisero, io lasciai cadere il suo nome e tenni
Thornton. L’unica cosa che mi padre mi abbia mai dato, era il mio precedente
cognome ed una società quasi in fallimento. >> William bevve il resto del suo
vino e guardò la città. << Io presi la società e la trasformai in quello che ora
tu vedi, ma non per mio padre. Io l’ho fatto per mia madre, così che potessi
darle la vita che veramente si meritava e per provarle, prima che morisse, che
io non ero per niente come quel bastardo di mio padre. Lei era una buona donna,
ti sarebbe piaciuta, e saresti piaciuta a lei…>>
Lui batté le palpebre lentamente mentre guardava profondamente negli occhi lei,
per un momento Buffy avrebbe voluto stuzzicarlo dicendo che era un cocco di
mamma, ma lui aveva un tale meraviglioso sguardo sincero nei suoi occhi, che lei
non potè.
<< Parlami della tua famiglia…voglio dire, tu hai menzionato tua sorella e tua
madre alcune volte. Tuo padre è un avvocato. Aggiungi più informazioni su di
loro. >> lui appoggiò i gomiti sulla tavola e Buffy accennò con la testa.
<< Da dove comincio? Bene, mamma mi ucciderebbe se sapesse che sto facendo una
cena con il mio capo. >> lei sorrise e quando sorrise anche lui, si sentì
sollevata. << Lei sa tu riguardo a te…e prima che tu lo chieda…questo era prima
che io venissi a sapere che tu possedevi la società. >>
<< Buona cosa, altrimenti lei penserebbe che io sono un mostro. >>
<< Lei non lo farebbe…mia madre è grande, capisce veramente. Alla lunga se io
sono felice, lo sarà anche lei. >>Buffy continuò e poi scosse la testa mentre
pensava a sua sorella. << Down pensa che tu sembri essere meraviglioso….ma in
fondo è un’adolescente, e immagina che farebbe se ti conoscesse. >>
William rise. << Ho paura di avere occhi solo per te. >>
<< Ne rimarrà delusa. >>
<< Permettiamoglielo. >> William guardò le sue guance colorarsi leggermente
mentre parlavano e poi girò la testa da lei.
Guardando verso di lui, lei inclinò la testa da un lato mentre scopriva che lui
stava fissando la tavola dove erano i documenti di lavoro ed il portatile.
<< Continui a fare così. >> disse lei piano e lui le diede un’occhiata che le
fece capire che era andato via con la mente. Notò come sembrava stanco e
sembrava che stesse lottando per tenere focalizzata la sua attenzione sulla loro
cena. Avvicinandosi al tavole mise una mano sulla sua << Stai bene? >>
William deglutì nel sentire le sue parole di preoccupazione e ridacchiò mentre
scuoteva la testa in segno negativo.
<< Cosa c’è? >>
<< Solo lavoro. Ho una riunione lunedì con Finn ed Abrams. Sto sveglio a tutte
le ore per cercare di trovare un sistema per finire questa trattativa. >>
<< Non sta andando bene? Tu hai lo stesso sguardo confuso che ha sempre mio
padre quando sta lavorando su un grande caso, lo sguardo che di solito mi dava ,
per stare alzata fino alle quattro per aiutarlo. >> lei ridacchiò al ricordo di
quando aiutava il suo genitore e poi rimase silenziosa quando trovò William che
la guardava, la curiosità riempiva i suoi occhi blu.
<< Aiutavi tuo padre? >>
<< Si, voglio dire, io mi limitavo a sistemare l’archivio e a cercare
indizi…nulla di veramente importante. >> si sentì improvvisamente curiosa mentre
gli occhi rimanevano su William chiusi con i suoi. << Come devi fare tu…non è
molto diverso, giusto? Voglio dire, tu hai bisogno di trovare una scappatoia,
una possibilità di mercanteggiamento. >>
Lui accennò con la testa e si chiese dove volesse arrivare con quanto stava
dicendo.
Buffy gettò uno sguardo su gli archivi e si morse il labbro, mentre si diceva
che questo avrebbe portato definitivamente il lavoro nella loro cena, ma non
poteva gettarsi dietro le spalle quello che le aveva detto Anya tempo prima, e
comprese che questo era il rilevamento importante di cui lei le aveva parlato.
E Buffy non poteva sopportare di vedere William precipitare.
<< Mi permetteresti di vederli? >>
<< Gli archivi? >> lui sembrò sbalordito alla sua richiesta e lei accennò con la
testa con decisione. << Buffy, se stai cercando di fare bella impressione…>>
<< Non è così, sono seria…non so quello che posso fare, ma due teste sono meglio
di una, giusto? >> lei guardando la bottiglia vuota di vino sorrise. << Penso
che noi avremo bisogno di un caffè! >>
William si chiese se lei sapesse quello che gli stava facendo, se sapesse che
questo avrebbe fatto solo in modo di amarla di più. Il fatto che lei fosse
disposta ad aiutarlo, dopo tutto quello che aveva fatto, fece battere il suo
cuore più rapido e si trovò ad accettare la sua proposta, di fronte a quelle
parole, perché lei aveva avuto modo di pensarci su.
Afferrò i piatti e scomparve in cucina.
Buffy si mise in piedi lentamente, gli occhi erravano sullo scintillio delle
luci della città, per poi alzare lo sguardo sulla mezza luna alta nel cielo.
Allora, questo non era quello che aveva progettato, ma lui era sembrato così
esausto e così depresso, che lei voleva fare qualcosa per alleviare lo stress
che stava provando. Guardando verso l’orologio, notò che stava per essere una
tarda nottata e sperò che Willow e Xander non si preoccupassero per lei. Questo
era quello che aveva deciso di fare e nessuna ragione su quanto loro avrebbero
cercato di ostacolarla, lei doveva seguire il suo cuore.
Ed il suo cuore ora voleva adesso, aiutare l’uomo di cui era innamorata.
William tornò di nuovo con una grossa caraffa di caffè e due tazze sopra un
vassoio. Alzò leggermente un sopracciglio quando trovò Buffy che sedeva sul
divano vicino al camino, gli occhi fissi sul suo dipinto.
<< Stava facendo freddo. >> disse senza distogliere gli occhi dalla tela.
<< Lo vedo. >> lui mise il vassoio sopra la tavola da caffè e la guardò mentre
lei lo versava nelle due tazze. Quando si riaccomodò sul divano, William
raggruppò le carte e gliele portò.
Buffy prese le carte da lui con un sorriso, quando lui le si sedette accanto, e
lei cominciò a guardarle. Un grosso sorriso le salì sulle labbra, quando ricordò
le innumerevoli volte che aveva fatto, qualcosa di simile con suo padre, e che
stava per rifarlo di nuovo.
<< Allora, cosa stiamo cercando? >> chiese, mentre leggeva su di una
cartelletta, mentre notava che William aveva già calcolato il prezzo minimo da
cui partire per poter essere capace di rilevare la società, ma era ugualmente un
ammontare incredibile di soldi. << Sei sicuro riguardo a questo? >>
William guardò malinconico per un momento e poi accennò con la testa. << Tu
suoni come i miei ragionieri, abbi fiducia in me, so quello che sto facendo. >>
Buffy avrebbe voluto ricordargli che lei aveva avuto fiducia in lui, prima che
le facesse del male, invece si morse il labbro e guardò sopra i rapporti che
erano in equilibrio sul suo grembo.
<< Tu avrai un problema. >> disse lei senza allontanare i suoi occhi dal lavoro.
William rigirò il suo caffè ed accennò con la testa di nuovo. << Commissioni del
monopolio? >>
<< Yep. >> lei arricciò le labbra, mentre cercava di ricordare quello che suo
padre le aveva detto quando era più giovane e poi uggiolò quando non le riuscì.
<< Non farlo…non stressarti sul mio conto, veramente…>> lui cercò di prendere i
documenti da lei, che però li tenne stretti al torace.
<< Non lo faccio, forse sono….un po’…ma è una mia scelta, tutto questo è una mia
scelta. >> Buffy gli diede un’occhiata con la determinazione dell’acciaio e poi
sorrise felice quando lui si rilassò di nuovo contro il divano.
<< Pensi che ce la farò? >>
Lei annuì con la testa, non era sicura al cento per cento che ce l’avrebbe
fatta, ma certamente credeva che avrebbe potuto. << Quello che stai cercando di
fare è imponente, ma io penso che se qualcuno può riuscirci, quello sei tu. >>
<< Come? >>
<< Questo è quanto sto leggendo su di te. Tu hai rilevato innumerevoli società e
da quanto posso vedere, questo era il prossimo passo naturale che tu devi
rilevare. >> lei chiuse brevemente gli occhi mentre lui si appoggiava di più
contro il divano, il ginocchio che sfiorava quello di lei.
Guardando verso di lui, lei sospirò quando lo vide premersi le dita sul ponte
del naso, gli occhi chiusi mentre rilasciava fuori un lungo sospiro.
<< Mi dispiace di averti gridato, l’altro giorno. >> la sua voce era distante e
lei mise la mano sopra il ginocchio di lui, dandogli una stretta rassicurante.
<< Mi dispiace di averti trattato male. >>
<< Avevi il diritto di essere arrabbiata con me, ancora dovresti. Tu sei un
dannato angelo, love, io non ti merito….questo….io merito di fallire. >> lui si
strofinò gli occhi mentre borbottava. << Sono così dannatamente stanco, non
dormo da così tanto. >>
<< Questo non sei tu a parlare, è la stanchezza. Tu non fallirai, io credo in
te, William. Spero solo che tu sappia cosa stai facendo, il costo per comprare
queste scorte è incredibile…vale realmente il rischio per la tua società? >> lei
si sentì tremare dentro, quando la mano di lui si posò sulla sua e guardò verso
di loro, mentre guardava come le sue dita le lisciavano la pelle.
<< Io pensavo che tu mi avresti voluto vedere fallito. >>
<< Mai. >>
<< Perché? Non sei più arrabbiata con me? >> lui sperò silenziosamente che lei
avrebbe detto quello che lui desiderava sentire, ed aprì gli occhi, mentre
permetteva loro d’incontrare quelli di lei.
<< No….un po’…no…>> lei scosse la testa e sospirò << Io dovrei esserlo, giusto?
Non dovrei essere qui…ma non posso stare lontana, non voglio perdere questo, te,
ma una parte di me ancora non accetta quello che tu sei. >>
<< Lo capisco. >> la sua voce era arcigna mentre toglieva la mano dalla sua e si
tirava su a sedere, mentre si versava di nuovo del caffè.
<< Non vuol dire che non lo farò mai, William, significa solo che non posso
farlo adesso. >> lei evitò il suo sguardo fisso, quando si era fermato dal
versare il caffè e l’aveva guardata. Un ghigno le venne pian piano sulle labbra,
mentre un’idea le veniva in mente e si mise in piedi bruscamente.
<< Stai andando via? >> lui le chiese velocemente, mentre non si preoccupava di
nascondere la paura nella sua voce.
<< No, ho bisogno di usare il tuo telefono. ><
<< Certo….chi vuoi chiamare? >>
<< Mio padre. >> affermò Buffy, mentre raccoglieva il telefono e vi premeva il
numero sopra. Sorrise dello sguardo sbigottito di William, insicura che fosse
perché lei gli aveva detto che fondamentalmente voleva stare ancora con lui, o
se era perché stava telefonando a suo padre.
Tenendo i suoi occhi fissi su William, lei realizzò che sarebbe potuta passare
sopra a chi era, era facile quando lui le sorrideva così come ora, gli occhi di
lui si restrinsero nei suoi, mostrandole tutto l’affetto che provava per lei.
Lei sorrise timidamente e sentì le guance che le si arrossivano.
<< Pronto, papà? >> Buffy parlò nel telefono quando lui le rispose dall’altra
parte. << Ho un nuovo cliente per te…sì, tu dovresti aver sentito di
lui….William Thornton…si, il vero William Thornton…no, non sto scherzando! Sono
seria papà….si, so che lui è ricco…si, so che è intelligente, vuoi sapere
qualcos’altro su di lui, è divertente, carino, ed è anche un grande amante, ma
non è questa la ragione per cui ti ho chiamato…>> Buffy aggrottò le sopracciglia
al telefono e abbassò la sua voce in un bisbiglio. << No, papà, non lo sposerò
solo perché lo dici tu….>>
William scosse la testa e sorrise, mentre decideva immediatamente che gli
piaceva il tono del padre di Buffy.
<< Ti faxerò qualcosa fra poco, tu dagli uno sguardo. >> lei scarabocchiò il
numero del fax su di un pezzo di carta ed annunciò di faxare le note che lei
voleva mandare a suo padre. Buffy sorrise mentre guardava William, mentre godeva
segretamente di lavorare con lui ed ascoltare i balbettamenti di suo padre al
riguardo di William Thornton e su come fosse cacciato dalle molte donne che
popolavano il mondo degli affari, e come lui si concentrasse sempre sul lavoro,
mai appuntamenti, sempre scrupolosamente serio. << Le cose cambiano, papà,
doveva solo trovare la ragazza giusta, per cullare dei piccoli ragazzi nel
mondo. >>
William alzò la testa di scatto, gli occhi che immediatamente si chiusero con
quelli di lei, mettendo in dubbio quello che stava dicendo.
Buffy tenne gli occhi fissi in quelli di lui, mentre sorrideva. << Hai avuto la
prima pagina? Sì, so che lui sta giocando con soldi seri, papà, ma penso che
possa farlo, credo che possa…sì, ora sono con lui…no, tu non puoi parlargli.
Voglio una commissione a proposito….>>
Lei rise mentre William arcuava il suo sopracciglio sinistro e la guardava
incredulo. Lei mise una mano sul ricevitore.
<< Cosa? Lui ti addebiterà una fortuna, io ti ho trovato per prima. Non merito
una piccola commissione? >>
<< Io pago già il tuo dannato salario. >>
<< Allora, ora anche mio padre lo fa. >> Buffy ghignò, mentre godeva del loro
momento di sciocchezze ed arrossendo quando William le diede un’occhiata che le
riportò alla mente i ricordi del loro picnic nel parco, e come lui la guardava
ogni volta che voleva baciarla.
William scosse appena la testa e si riadagiò di nuovo nel divano, mentre
raccoglieva la tazza di caffè e roteava gli occhi verso di lei che continuava a
sorridere nel telefono.
<< Hai avuto tutti i documenti? >> Buffy chiese a suo padre e raccolse le sue
copie mentre si sedeva sull’altro divano. Sorrise mentre guardava William che
chiudeva gli occhi e rilasciava un lungo sospiro. << Okay, cominciamo
dall’inizio, pops. >>
**************
Buffy sbadigliò largo mentre finalmente metteva giù il telefono e poi si
adagiava nel divano.
<< Cristo, quanto c’è voluto…>> lei affievolì con un sussurro leggero quando
vide che il suo William si era addormentato.
Guardando verso di lui, lei sorrise per come lo vedeva, i suoi occhi erano
chiusi e la bocca leggermente aperta mentre sonnecchiava. Alzandosi, prese
dolcemente la tazza fredda e mezza vuota di caffè dalle sue dita e la mise sulla
tavola. Cercò per la stanza in cerca di una coperta; incapace di trovarne una,
camminò in punta di piedi nella camera da letto e tirò via quella del letto.
Sorrise ed afferrò la piccola palla di pelo grigia che stava dormendo sul
cuscino e la portò con sé.
Buffy posò la coperta sopra a William e si morse il labbro quando lui schioccò
insieme le labbra e si spostò leggermente. Mise Greebo sul suo grembo, rimase
ferma un attimo, finché il gattino si riaddormentò nuovamente e poi si ritirò
su. Inclinò la testa da un lato, mentre sorrideva alla scena di fronte a lei e
poi si rivolse di nuovo al mucchio di lavoro. Raccogliendo un pezzo di carta,
gettò uno sguardo all’orologio e scrisse l’ora in cima.
1:54 am
William,
Mio padre ti chiamerò domani mattina per discutere di quello che è riuscito a
trovare. Spero che riuscirà a fare un lavoro migliore di quanto ho fatto io. Lui
sembra pensarla sulle stesse linee mie, tu possiedi il necessario per risolvere
la situazione, ma non sarà facile. Cerca e trova il modo di riposare questo fine
settimana, sarai sorpreso di quanto questo ti aiuterà a concentrarti sul tuo
lavoro. Anche se non sei stressato, passa un po’ di tempo a fissare il tuo
panorama stupendo, quando ti senti sotto pressione. Ho lasciato a mio padre i
numeri di telefono del lavoro, ed i miei. Non arrabbiarti. Avevo una buona
ragione, anche con il lavoro. Se hai bisogno di me;bene, sai dove trovarmi. Ho
bisogno di u po’ di tempo, questa confusione è ancora presente, ma con buona
speranza, stasera mi aiuterà a fare chiarezza nella mente. A rischio di
ripetermi, cerca di riposarti e prenditi cura di te.
Con amore, Buffy.
Mettendo il pezzetto di carta in cima alla pila dei documenti sulla tavola,
Buffy scarabocchiò il suo nome in vetta. Rilasciò un lungo sospiro, sperando che
lui avrebbe fatto come gli chiedeva e trovasse del sonno. Aveva compreso che lui
l’ascoltava veramente e con buona speranza questa volta non sarebbe stato
diverso.
Guardando verso di lui che dormiva, lei si rimise il cappotto. Abbassandosi più
vicina a lui, passò leggermente le dita fra i suoi capelli, mentre le portava a
lisciargli la guancia, mentre abbassava la testa e premeva un leggero bacio
sulle sue labbra.
<< Ti amo…>> bisbigliò Buffy contro la sua bocca e la tristezza le pesò sul
cuore.
William mormorò e piegò la testa da un lato. << Mmm..Buffy…ti amo. >>
Lei sorrise e sospirando a sé stessa si avviò verso la porta e l’aprì. Guardando
di nuovo nella stanza e a lui che dormiva, lampeggiò lentamente.
<< So che lo fai. >>
*****************
Buffy spinse la porta anteriore e aprì lentamente e sbirciò attorno, mentre
tratteneva il respiro, mentre analizzava il soggiorno per trovare segni di
Willow. Entrò nella stanza e si tolse il cappotto, mentre sperava disperatamente
di non fare rumore mentre lo appendeva ai ganci.
<< Dove sei stata? >> esclamò Willow, dietro di lei facendole fare un salto e
gelarsi sul posto, impaurita alla vista della faccia arrabbiata della sua amica.
Si girò lentamente, mentre si faceva piccola, mentre veniva faccia a faccia per
affrontare Willow.
Willow diede a Buffy la sua migliore occhiata furibonda, mentre piegava le
braccia attraverso il torace e batteva impazientemente il piede.
<< Okay…sono tornata un tantino tardi. >>
<< Un tantino tardi? Un tantino tardi! >> la voce di Willow salì di un ottava,
mentre roteava le braccia e indicava all’orologio sul muro. << Buffy, sono quasi
le tre di mattina….ero preoccupata da stare male. >>
Buffy sentì che la sua pazienza stava rompendo i lacci.
<< Noi stavamo lavorando sul suo rilevamento, non è successo niente, e se anche
fosse successo…tu lo sai quello che….ne sarei stata felice. E’ successo questo,
ho passato due ore al telefono con mio padre, per discutere dei documenti e
William si è preso il sonno di cui aveva bisogno. >> Buffy camminò diritta oltre
la sua amica e andò in cucina, versandosi un grosso bicchiere d’acqua, ed
appoggiandosi contro il mobile mentre lo beveva.
<< Buffy, mi dispiace. >> Willow si avvicinò cautamente. << Non volevo dire che
non puoi fare quello che vuoi, mi ero semplicemente preoccupata per te. >>
<< Lo so. Questa intera serata, ha gettato le cose sotto una nuova prospettiva,
ed io sono spaventata da quello che significa. >> disse Buffy fissando verso il
bicchiere vuoto e chiedendosi se William stava ancora dormendo tranquillamente.
<< Cosa vuole dire? >> Willow si spostò per mettersi davanti alla sua amica e
mettere su il bollitore, mentre sapeva che era ora per loro di prendere il tè ed
un po’ di gelato.
<< Io lo amo. >> Buffy espirò lentamente e poi corrugò le sopracciglia << Ma che
importa? >>
<< Tutto. >> disse Willow semplicemente. << Io so che non volevo che andassi
questa sera, ma era solo perché ero preoccupata che tu stessi per finire per
farti fare del male. Vedendoti lunedì, non potevo sopportare di vederti così
ferita. Xander era furioso quando lo chiamai. >>
<< Avrei voluto che non lo avessi fatto. Lui non mi ha lasciata in pace per
tutto il martedì, continuando a dirmi che sembravo troppo depressa e che non se
ne andava fino a quando non fossi tornata a casa. >>
<< Mi dispiace per quello. Non pensai che avrebbe reagito così. >> Willow la
guardò timida mentre prendeva due tazze dall’armadietto a muro e le metteva
sulla credenza.
<< E’ giusto, lui ha allontanato la mia mente da William…immagino. >> Buffy
guardò verso l’amica mentre lei versava l’acqua calda nelle tazze.
<< Allora, cosa pensi di fare? >> Willow tese una tazza di tè verso di lei e le
offrì un sorriso quando la prese.
<< Non lo so, Will. Io veramente non lo so. >>
Willow camminò nel soggiorno e fissò il divano, attese che Buffy si sedesse
davanti a lei prima di dire quello che aveva in mente.
<< Tu hai un intero fine settimana per pensare a questo, Buffy, ma io penso che
tu hai già preso una decisione. >> Willow le diede uno sguardo intelligente e
Buffy lasciò cadere il suo sguardo per rimanere sul tè.
<< Io ce l’ho, ma non so se è giusta. >>
<< E’ comprensibile che tu sia arrabbiata con lui, nessuno potrebbe biasimarti
per questo. >>
Buffy solo sospirò in risposta e decise di trasportare la loro conversazione su
di un altro soggetto. Ogni notte lei stava pensando a quello che stava per fare
con i suoi sentimenti per William, e che decisione doveva prendere, ed ora lei
stava solo cercando di pensare a qualcos’altro.
Diede a Willow un sorriso largo. << Allora, come era il tuo appuntamento? >>
Willow arrossì così tanto che diventò quasi dello stesso colore dei suoi
capelli.
<< E’ andato bene, huh? >> Buffy la stuzzicò mentre si arricciava sul divano e
centellinava il suo tè.
<< La mia mente è rimasta fuori dal mio lavoro per tutta la settimana, tutto
quello a cui riuscivo a pensare era a questa sera e a te. Oz è stato dolce, ha
pagato tutte le mie bibite ed è stato veramente dolce. >>
Buffy ridacchiò. << Hai detto dolce due volte. >>
<< Smettila…>> Willow la spinse leggermente ed aggrottò le sopracciglia. <<
Allora, sono un poco eccitata da questo ragazzo, ma è così che sono fatta io,
Buffy….sono sempre vissuta un po’ alla tua ombra, ed ora ho questo ragazzo
veramente grande, che mi da tutta la sua attenzione a me. >>
<< E’ bello, huh? >> Buffy sorrise e pensò a come era stato bello sentire di
avere l’attenzione di William.
<< Ooh…e quella donna, Anya era là…il tuo capo? >> Willow si inclinò con fare
cospiratorio verso di lei e bisbigliò. << E Xander è scomparso per circa un
ora…pensa un po’? >>
Buffy rise allo stesso tempo in cui lo faceva Willow. Il pensiero di Xander che
tenta di fare colpo sul suo capo, era abbastanza cattivo, ma l’idea che lui
probabilmente ci riuscisse davvero, la faceva ridere così tanto, che lei pensò
che stava per farsi la pipì nei pantaloni.
<< Penso di piacere ad Oz nonostante tutto, lui mi ha chiesto di uscire fuori
insieme anche domani notte, questa notte. >> Willow sorrise trasognatamente ed
ignorò l’occhiata divertita sul volto di Buffy.
<< Presumo che non abbia menzionato affatto l’ufficio? >> La sua occhiata da
divertita diventò preoccupata e solcò le sopracciglia, quando vide la
preoccupazione negli occhi di Willow.
<< Lui ha detto soltanto che tutto l’ufficio era sbalordito, quando Angel è
stato licenziato e Harmony, è stata subordinata. Da allora in poi nessuno ha
osato parlare di questo. >>
<< Oh dio…lui ha fatto fuori Angel? >>
<< A quanto sembra, William lo ha fatto martedì. Secondo le chiacchere che Oz ha
sentito, lui non c’è andato leggero con Angel, sarà fortunato se lavorerà di
nuovo in questa città. >> Willow cercò di non sembrare divertita mentre lo
diceva all’amica. Non voleva provare piacere perché qualcuno era stato fatto
fuori, ma era contenta che il karma stava migliorando rapidamente in questo
periodo.
<< Bene…manca ancora un intero fine settimana a lunedì, io sono sicura che sarò
pronta per affrontare l’ufficio…forse…io non voglio veramente dover lasciare
questo lavoro, Willow, è tutto quello che io stavo cercando…il guaio è…>> lei si
interruppe, quando pensò alle scelte che aveva.
<< Qual è il problema? >> chiese Willow.
Buffy la fissò negli occhi.
<< Allora è William. >>
Capitolo 13
Stando ferma sull’ascensore il lunedì mattina, il cuore di Buffy stava battendo
velocemente nel suo torace. Si spostò a fatica indietro nell’angolo più lontano,
mentre teneva gli occhi fissi sul pavimento, mentre cercava di ignorare le
persone attorno a lei. Aveva ascoltato tutte le conversazioni, mentre si
aspettava nei discorsi un minimo di commenti su di lei e sentendosi sorpresa che
non ce ne fossero.
Come si avvicinava al suo piano, l’ascensore si svuotò e lei fu lasciata in pace
da sola con un'altra persona. Lei lasciò che gli occhi si muovessero per
rimanere sui piedi dell’altro occupante e deglutì con difficoltà, quando si rese
conto che loro le stavano di fronte.
<< Guarda se ti sembro stare bene, come mi sento. >> la sua voce profonda le
fece ignorare un battito del cuore ed i suoi occhi si alzarono di scatto per
incontrare quelli di lui.
Lottando per trovare qualcosa da dire, Buffy si limitò a fissare William. Dopo
qualche momento di silenzio, lei trovò gli occhi di lui che erravano sul suo
viso, ed era contenta che stesse sorridendole, così come lo faceva lei.
<< Bene, non ti vedo male. Hai un aspetto migliore oggi. >> lei sorrise a
William, mentre notava che lui sembrava meno stanco oggi e più simile a come era
di solito.
Lui estrasse un pezzo di carta dalla tasca e lo spiegò. Buffy comprese che era
il messaggio che gli aveva lasciato.
<< Vedi, qualcuno mi ha detto che dovevo prendermi un po’ di riposo, ed io ebbi
la sensazione che non avrei dovuto ignorarlo. >> Lui sorrise da sopra la sua
lettera e lei sentì che le ginocchia le si indebolivano leggermente.
<< Mio padre ti ha chiamato? >> lei chiese, mentre cercava di fare una
conversazione gentile, mentre aspettava di arrivare al suo piano, ed incerta di
sé stessa, se sarebbe stata in grado di andare al suo piano.
<< Si. >> lui gettò uno sguardo all’orologio. << Lui dovrebbe atterrare tra
circa un’ora. >>
<< Papà sta venendo qui? >> Buffy sembrò sbalordita quando lui le fece un altro
sorriso, procurandole calore allo stomaco.
<< Già, mi stupisce quello che sarebbe in grado di fare per la sua piccola
ragazza, quello che io farei per la sua piccola ragazza. >> lui si avvicinò di
un passo a lei, mentre annullava la distanza tra di loro e notava come lei lo
guardasse improvvisamente nervosa, come aveva fatto la prima volta che le aveva
parlato.
<< William…>> lei cominciò, ma gli occhi di lui catturarono i suoi e lei scoprì
che non poteva parlare o distoglierli da loro.
<< Shh…io non ti farò del male, Buffy, se esiste qualcuno che ha su di me potere
assoluto…quella sei tu. Volevo solo cercare di ringraziarti, per essere venuta a
cena con me, per avermi dato la fiducia per vincere questa battaglia…la fiducia
per fare questo…>>
Gli occhi di Buffy si allargarono quando lui premete un bacio leggero sulla sua
guancia e lei si chiese improvvisamente, se lui fosse stato sveglio quando lei
l’aveva baciato per augurargli la buona notte.
Riguadagnando il controllo, lei si schiarì la voce e guardò i numeri che si
accendevano, mentre cercava di manovrare la loro conversazione verso acque più
sicure.
<< Quanto tempo hai prima della tua riunione? >> lei giocherellò con la chiusura
della borsa, mentre allontanava gli occhi da quelli di lui.
<< Quattro ore, Giusto il tempo per stendere un contratto con tuo padre. E’ da
molto tempo che cercavo un nuovo ufficio legale, per sostituirlo a quello di mio
padre. >>
Buffy alzò gli occhi per incontrare i suoi e gli diede uno sguardo dispiaciuto,
quando si ricordò quello che lui le aveva detto la notte scorsa sulla sua
famiglia. Lei non voleva pensare a come sarebbe stata solitaria la sua vita,
senza la sua famiglia, senza poter fare né una telefonata, né un volo.
<< La riunione richiederà molto tempo? >> chiese lei, mentre inconsciamente
prendeva nota mentale delle cose che lui le stava dicendo.
<< Probabilmente tre o quattro ore, è solo una riunione iniziale. Questa è più
su tutte le piccole formalità e chiacchere varie. >> lui si trovò a chiedersi
perché lei fosse improvvisamente tanto interessata ai suoi movimenti, ma decise
rapidamente che era probabile che lei stesse cercando di fare una conversazione
leggera.
Lei era sembrata più che un po’ stordita quando le aveva baciato la guancia, e
lui sapeva che probabilmente era stata la cosa sbagliata da fare in quella
situazione, ma non era riuscito a frenarsi. Lui non voleva allontanarla, ma allo
stesso tempo non poteva lasciarla andare via, voleva tenerla vicino a sé e che
lei facesse altrettanto.
<< Suona come noioso. >> Buffy sorrise verso di lui, mentre ricordava come lui
si era lagnato su quante riunioni aveva avuto l’altra settimana e come le aveva
detto che loro fossero noiose.
<< Lo sono sempre. >> William gettò uno sguardo verso i numeri dei piani e
desiderava silenziosamente che l’ascensore fosse più lento, alla velocità con
cui stava andando, lei sarebbe uscita in pochi secondi, lasciandolo da solo con
i suoi pensieri.
Ritornando con gli occhi verso di lei, desiderò poter dire qualcosa, qualsiasi
cosa che la portasse a rispondere in un modo che lo avrebbe rassicurato che
venerdì, non era stato un sogno, e che c’era un’opportunità per loro di poter
stare insieme.
Buffy tenne lo sguardo fisso per un momento sulle spie dell’ascensore quando le
porte si aprirono. Era così sicura che lui stava per dire qualcosa, ma si era
limitato a guardarla, i suoi occhi che chiaramente cercavano di esprimere parole
che non uscivano. Uscendo sul suo piano, lei si girò e gli sorrise calorosamente
mentre le porte cominciavano a chiudersi.
<< Buona fortuna. >> disse lei rapidamente, mentre le porte si chiudevano e
sperò che lui avesse sentito.
Girandosi lentamente, prese un profondo respiro e camminò velocemente verso la
sua scrivania, i suoi pensieri che rimanevano nell’ascensore con William. Lei
era arrivata intenzionalmente presto al lavoro, una buona mezz’ora, ma
guardandosi attorno si rese conto che lo avevano fatto anche gli altri
stamattina. Lei aveva voluto evitare le persone, voleva arrivare senza dover
passare di fronte a loro per poi nascondersi alla sua scrivania e non avere
nessuno che la fissava, mentre ci stava andando.
Solo che sembrò che nessuno la guardasse, gli occhi di tutti erano fissi sul
lavoro e lei sentì come se fosse stato ordinato loro che nessuno la fissasse.
Non sapeva che cosa era peggio, le persone che la fissavano o le persone che
evitavano intenzionalmente di guardarla.
Sedendosi, gettò uno sguardo all’orologio e scrisse l’ora in cui lui sarebbe
andato alla riunione e l’ora in cui suo padre sarebbe atterrato. Dopo di questo,
scrisse l’ora in cui William sarebbe dovuto uscire dalla riunione.
Suo padre.
Non riusciva a credere che fosse venuto via da Los Angeles per essere a questa
riunione, William doveva star pagando con un incredibile cifra.
Sperava soltanto che lui facesse un buon lavoro.
Per la causa di lui.
E la sua.
Fu a questo punto che vide il fiore sulla sua scrivania.
Di fronte a lei c’era un bel giglio orientale, i suoi bianchi e delicati petali
accentuati dalle macchie violacee che aveva sopra. Era infilato in un fine
vasetto cinese con sopra disegnato un salice blu.
Buffy ne sorrise alla vista. Lei non si era aspettata niente da William, ma nel
profondo del suo cuore, aveva osato sperare che fosse possibile che lui le
offrisse una qualche forma di ringraziamento per il lavoro che lei aveva svolto
venerdì. Non aveva bisogno di guardare il biglietto che stava appoggiato contro
il vasetto per sapere che fosse stato lui.
Aprendo la piccola busta color crema, con dita tremanti, Buffy tirò fuori un
biglietto color crema intonato e scoprì che aveva ragione, era di William.
Buffy
Grazie di tutto quello che hai fatto venerdì, ed io spero che questo ti piaccia.
Se non dovesse, sentiti libera di venire di sopra e gettarmelo.
Mai affettuosamente,
William
Lei sorrise a sé stessa mentre faceva scorrere le dita sul suo nome e si
ricordava del loro picnic al Central Park. Loro avevano parlato di regali che
odiavano, e lei aveva parlato delle persone che sembravano comprare sempre per
gli altri dei fiori recisi, e del fatto che lei non ne comprendeva il motivo.
Lui le aveva detto che era un gesto di affetto e lei gli aveva chiesto perché
allora non potevano dirlo con delle piante. Quando lui le aveva chiesto il
motivo, lei aveva semplicemente risposto che i fiori recisi muoiono dopo alcuni
giorni, mentre le piante sopravvivevano per settimane, mesi o anni se le si
curava. William le aveva dato uno sguardo confuso e lei gli aveva spiegato che
se essi volevano essere un simbolo di affetto, o amore, perché allora si donava
qualcosa che appassiva e moriva in poco tempo, perché non dare qualcosa che vive
e cresce.
Il suo sorriso si allargò quando guardò il fiore.
Lui aveva un modo di ricordare ogni più piccola cosa che lei aveva detto
veramente, e comprese che anche lei si ricordava tutto di lui.
******************
Applicandosi sui suoi compiti, lei si chiese perché Anya sembrasse così felice
quando la superò camminando per andare in cucina. Non doveva aspettare molto per
scoprirne il perché, visto che nel momento in cui stava quasi per cominciare a
fare il lavoro, il suo capo apparve accanto a lei.
Buffy fissò la tazza di caffè che lei le aveva posato accanto e poi ad Anya.
<< Lei è di buon umore. >> disse Buffy piattamente quando vide Anya che ghignava
verso di lei.
<< Ho incontrato l’uomo fra tutti gli uomini. >> Anya sorrise raggiante a sé
stessa mentre abbracciava trasognatamente il suo caffè.
<< Chi? >> chiese Buffy che si stava chiedendo se fosse tornata in una qualche
twilight zone* diversa del suo ufficio, piuttosto che in quello da cui era
andata via la settimana scorsa. (* Si rifà ad una vecchia serie televisiva, in
cui vi erano degli episodi,che si chiamavano appunto così.)
<< Alexander Harris. >>
Soffocandosi con il caffè, gli occhi di Buffy diventarono larghi come piattini,
quando cercò di capire cosa stesse dicendo Anya. Willow, lei aveva bisogno di
telefonare a Willow e di dirle il più velocemente possibile, che il mondo intero
stava diventando matto.
<< Xander? >> lei riuscì a esalare fra mezzo alla tosse mentre cercava di
riprendere a respirare.
<< Sì. >> Anya accennò con la testa entusiasticamente. << Lui è incredibile. >>
<< Siamo sicure che questo è lo stesso Xander? >> Buffy aggrottò le sopracciglia
incredula.
<< L’uomo che era qui l’altro giorno, ben costruito, capelli scuri, delizioso…>>
<< Stupido, alienato, non riusciva ad avere un appuntamento con una ragazza
neanche a costo della vita, che mangiava le matite colorate…>> Buffy continuò il
suo elenco ed aspettò che Anya smettesse di sorridere, ma lei non lo faceva. <<
Um, signorina Jenkins? >>
<< Umm? >> Anya alzò le sopracciglia e sbatté le ciglia verso di lei.
<< Tutto questo è molto bello, ma io penso che dovrei lavorare. >>
<< Okay. Noi parleremo più tardi. >> Anya fece un ampio sorriso.
<< Ci vedremo quando avrò finito, ne sono sicura. >> Buffy rispose mentre Anya
si allontanava dalla sua scrivania, poi gettò uno sguardo all’orologio in basso
sul computer.
Aveva giusto quattro ore prima che William finisse la sua riunione, ed otto ore
prima di tornare a casa. In nove ore, lei avrebbe fatto quello che era venuta a
fare qui.
Lei si sarebbe fatta la sua decisione finale.
***************
William si strofinò gli occhi, quando cercò di concentrasi sul lavoro sulla sua
scrivania. La riunione era andata bene, ma c’erano ancora una montagna di
formalità da cui passare e senza il suo avvocato, di recente nomina, qui per
aiutarlo, lui non poteva fare molto.
Lui doveva ammetterlo, il padre di Buffy era un uomo spaventoso. Un uomo
spaventoso, che doveva andare a cenare con l’unica ragazza, che lui voleva
vedere per tutto il giorno, ma visto che suo padre era in città solo per quel
giorno, aveva contenuto la sua lingua.
Inoltre, probabilmente lei avrebbe pensato che lui stava cercando di trascinarla
in una decisione, se le avesse chiesto di andare a cena.
Una bussata leggera alla porta, gli fece aggrottare le sopracciglia e lui
strinse la mascella, frustrato, dalla prospettiva di dover parlare con Harmony.
<< Sono un po’ occupato adesso, ritorna più tardi, se non è importante. >> lui
ebbe la sensazione di essere ignorato, perché la cosa successiva che sentì, era
la porta che si apriva e si chiudeva.
<< E’ importante. >> Buffy riuscì a trovare la voce, mentre stava ferma in piedi
davanti a lui, mentre giocherellava nervosamente con una busta, facendola girare
tra le dita.
<< Buffy. >> William respirò con un sorriso e poi notò lo sguardo serio di lei.
<< Vuoi sederti? >>
<< Preferirei stare in piedi, non ci vorrà molto tempo. >> lei mise la busta
sulla scrivania e la fece scivolare verso di lui. Il suo cuore che le risuonava
forte negli orecchi, mentre lo guardava aprirla, il sorriso che si affievoliva
dal suo volto, mentre leggeva il contenuto.
<< Tu sei..>> Lui non sapeva cosa dire, la sua bocca era diventata asciutta,
quando aveva letto la lettera ed ora non trovava le parole.
<< Io sono venuta per darti le mie dimissioni. >> lei si stupì di essere
riuscita a trovare e a dire così calma le parole, quando i suoi nervi stavano
minacciando di sommergerla.
<< Perché? >> Lui fissò verso la lettera e poi di nuovo su verso gli occhi di
lei, le sopracciglia aggrottate, mentre li esaminava per avere una ragione.
<< Perché io sento l’obbligo morale di agire così…>> lei cominciò.
William si mise in piedi bruscamente e colpì con i pugni sul tavolo. << Che
dannato obbligo morale, morale maledetta. Io non ti parlerò, ti starò lontano,
ma tu non puoi andartene via. >>
Buffy sentì il cuore farle male, quando vide il dolore che affiorava nei suoi
occhi ed avanzò verso di lui. << Viste le circostanze io penso di stare facendo
la cosa giusta. Non posso più lavorare per te.>>
Lei si ritirò quando lui batté di nuovo un pugno sulla scrivania, e stette ferma
quando lui l’aggirò, mentre veniva a stare di fronte a lei.
<< Che maledette circostanze…Ti ho detto che ti starò lontano, ed io voglio…Io
ho bisogno che tu mi stia vicino, Buffy…>> William respirò pesantemente mentre
le prendeva la guancia con la mano e le faceva alzare lo sguardo per incontrare
il suo.
Buffy fece un passo indietro, mentre metteva della distanza tra di loro, mentre
cercava di continuare. << Pensi che io voglia fare questo? Io ho amato questo
lavoro, amavo lavorare qui…era tutto quello che avevo sempre voluto…ma io dovevo
fare una scelta. >>
<< Una scelta? >> William aggrottò le sopracciglia ed imbrigliò il suo
temperamento dentro di sé, come vide gli occhi di lei che cominciavano a
riempirsi di lacrime.
<< Sì. >> disse lei piano incontrando i suoi occhi. << O era il mio lavoro…o eri
tu. >>
William non seppe cosa dire. Lui si limitò a stare fermo, mentre fissava nei
suoi occhi, mentre vi affondava dentro. Lei stava abbandonando il suo lavoro,
così non avrebbe dovuto rinunciare a lui. Lei lo aveva scelto.
<< Tu…>> lui cominciò e si piegò pesantemente contro la scrivania mentre mandava
indietro la testa. << Mi hai scelto? >>
<< Non mi sembri così sorpreso. >> Buffy cercò di alleggerire la situazione, ma
non ci riuscì quando vide il mix di emozioni che erano visibili nei suoi occhi.
Lei si avvicinò di un passo titubante verso di lui e si morse il labbro, mentre
lui si limitava a fissarla.
<< In questo caso…renderò immediatamente effettive le dimissioni, il tuo
contratto è rotto, signorina Summers. >> lui la prese per un braccio e l’attirò
verso di sé, mentre premeva un lungo bacio sulle sue labbra, quando lei avvolse
le sue braccia intorno al suo collo e si strinse a lui. Tirandosi leggermente
indietro, lui le diede un’occhiata seria. << Ma avrai delle grandi referenze.>>
Buffy ridacchiò contro la sua bocca quando lo baciò, mentre lasciava che le loro
lingue giocassero insieme, mentre lo stringeva forte a sé. Rompendo il bacio,
lei sorrise nei suoi occhi, ed accarezzò leggermente la sua guancia con un dito.
<< Io ti amo. >> lei aggrottò le sopracciglia quando lui non la guardò sorpreso
come si aspettava che lo fosse.
<< Lo so che lo fai. >> lui si ricordò le parole che lei gli aveva detto prima
di andarsene l’altra notte e sorrise maliziosamente, quando gli occhi di lei si
allargarono. << Anche io ti amo. >>
Lei saltò, quando un forte rombo di tuono echeggiò nel cielo ed entrambi , lei e
William si girarono per guardare fuori dalla finestra allo stesso tempo.
William avvolse ermeticamente le braccia intorno alla sua vita e la tenne
stretta contro di sé, mentre loro guardavano la pioggia che scrosciava giù dalle
finestre.
<< Lo sai, io credo di aver capito una cosa su questo pazzo mondo….>> Buffy
premette un bacio leggero contro la sua guancia e sorrise quando lui le fece
piovere baci su tutto il collo.
<< Cosa sarebbe, love? >>
Lei lasciò che le loro fronti rimanessero a contatto e infilò le dita nei corti
capelli alla base del collo, mentre lui le sorrideva.
<< Accadono le cose migliore quando piove. >>
La musica di fondo e bassa non giungeva ai suoi orecchi, mentre stava fermo sul
balcone, mentre si piegava contro la ringhiera e guardava di nuovo nel suo
appartamento. Non sentiva il basso mormorio delle conversazioni degli ospiti, e
il forte rumore di coloro che l’avevano raggiunto all’aperto.
Tutto quello che riusciva a sentire era lei.
Tutto quello che riusciva a vedere era lei.
Il suo ridere con l’amica rossa, mentre stavano abbracciate, le loro teste si
voltarono cospiratorie verso l’un l’altra, mentre si lanciavano uno sguardo su
gli altri occupanti della stanza.
Lui sorrise allo stesso tempo in cui lo faceva lei, le sue labbra rosa che si
aprivano in una risata e la luce che illuminava i suoi occhi d’allegria.
William centellinò il suo champagne e sospirò mentre la guardava, la sua Buffy,
sua moglie, mentre lei divideva il tuo tempo parlando con gli ospiti e
discutendo di dio sa cosa.
Lei era raggiante.
Gli occhi si restrinsero affettuosamente su di lei, mentre lei continuava a
sorridere, dimentica dell’attenzione che stava ricevendo da lui, attraverso la
stanza. Quando gli gettò uno sguardo, fece una pausa, le dita le si fermarono a
mezza strada dall’allontanarsi i capelli dal volto ed il suo sorriso rimase
fisso. Lei arrossì al suo esame, il sorriso che si allargava leggermente e lui
non riuscì a fermare il ghigno che era apparso sulle labbra.
Qualcosa nel modo in cui lei era felice stanotte, gli ricordò il periodo che
loro erano andati a Parigi, solo un mese dopo che lei aveva lasciato il lavoro e
l’aveva scelto. La sua mente tornò alla notte in cui l’aveva portata sulla
collina del Sacre Coeur e si era inginocchiato davanti a lei.
Era stata la notte più spaventosa della sua vita.
Proporsi a lei, di fronte a migliaia di spettatori non era stato facile come
aveva pensato che sarebbe stato, e lei l’aveva tenuto intenzionalmente ad
aspettare una risposta, finché gli occhi di tutti non erano stati su di loro.
Poi è solamente poi, gli aveva detto di “sì”, ed gli aveva gettato le braccia al
collo, mentre lui si rialzava, mentre lo stringeva più di quanto lui facesse.
Il turbine di attività che era seguito, gli aveva fatto girare la testa. Lei
aveva insistito per andare a Sunnydale nei giorni successivi, per mostrare a sua
madre e a sua sorella l’anello, ed annunciare il loro fidanzamento. Lui aveva
sorriso a tutti in quel piccolo soggiorno, mentre godeva del modo in cui le tre
Summers lo avevano coccolato e pagato di ogni attenzione. Pochissimo tempo dopo,
Buffy l’aveva portato a Los Angeles e gliel’aveva mostrata, a lui era piaciuto
che fosse lei quella che finalmente gli aveva mostrato un’altra parte degli
States. Quello che gli era piaciuto di più, era stato incontrare suo padre per
la seconda volta, ma questa volta essendo presentato come il suo fidanzato. Lo
sguardo sbalordito sul volto di suo padre era valso l’attesa, e lui riusciva a
ricordarlo bene anche ora.
Sorrise a sé stesso, mentre ricordava come Buffy aveva insistito che lei doveva
ancora percepire la commissione, per il lavoro che aveva fatto alla Thornton e
Black, anche se ora lei stava quasi per sposarsi con la società.
Il matrimonio era stato piccolo ma formale, si erano sposati nella chiesa locale
di Sunnydale, un mese dopo il loro fidanzamento, e poi erano andati in luna di
miele a New York e a Londra, mentre godevano semplicemente si stare in casa loro
e rilassarsi insieme. Lui centellinò lo champagne, mentre ricordava i lunghi
picnic che avevano fatto insieme nel Central Park, e le passeggiate rilassanti
che avevano condiviso in Hyde Park.
Da allora in poi, tutto era stato perfetto. Buffy aveva continuato a lavorare,
ma questo non lo infastidiva, visto che lei aveva trovato il suo spazio e
lavorava per la Thornton e Black, solo che questa volta lei non lavorava di
nuovo per lui, ma con lui. Lei aveva trovato la sua occupazione, nell’aiutarlo a
creare i suoi prossimi rilevamenti o piani, qualunque cosa fosse necessaria per
acquisire delle società. Grazie a lei, il rilevamento della Finn e Abram, aveva
avuto successo e la loro ricchezza stava crescendo immensamente. Lui era sicuro,
che presto loro, avrebbero dovuto espandersi sulla costa ovest, come lei
continuava a dirgli di che dovevano fare, lui sapeva perché voleva questo, così
sarebbero vissuti nella casa di Sunnydale, che lei aveva menzionato almeno un
milione di volte.
Era difficile pensare che la loro luna di miele, era stata quasi un anno fa, e
che da allora non erano più andati in vacanza. Prese nota mentale di prendesi
presto un lungo periodo di riposo dal lavoro, dopotutto, Buffy avrebbe avuto
presto bisogno di un po’ di tempo di allontanarsi.
Lui espirò dal naso, quando una piccola mano scivolò nella sua, e l’alzò,
premendo un lungo bacio sulla fascia d’oro che circondava il suo dito.
<< Non stavi pensando al lavoro, spero. >> Buffy sorrise quando lui guardò verso
di lei, e trasformò il sorriso in un ghigno, quando gli vide l’espressione
tenera sul volto. << Che cosa stavi pensato, per avere quell’espressione? >>
<< A te…>> lui premette un altro bacio sulla sua mano e passò il pollice
sull’anello. << …a questo…>>.
<< Qualcos’altro? >> lei baciò la sua guancia e sorrise nei suoi occhi, mentre
cercava di capire cos’altro ci fosse nella sua mente.
<< E questo. >> William si inginocchiò lentamente di fronte a lei e le pose la
mano sulla pancia gonfia, prima di posarvi un lungo bacio.
Buffy passò le dita fra i suoi capelli e gli sorrise quando lui guardò in su
verso di lei, con gli occhi pieni di parole silenziose di amore e devozione.
<< Non manca molto. >> mormorò, mentre sentiva le dita di lui che le lisciavano
l’addome. Lei non poteva aspettare a lungo la nascita del loro bambino, era
stata felice quando entrambi avevano voluto aspettare fino al giorno della
nascita, per sapere se sarebbe stata una maschio o una femmina. Segretamente era
disposta a da accettare che fosse un maschio, non solo perché William aveva
parlato spesso di come sarebbe stato orgoglioso ad avere un figlio suo, ma anche
perché lei sapeva che sarebbe stato un bellissimo bambino, simile a suo padre.
William sorrise ampiamente mentre si alzava, le sue dita si allacciarono a
quelle di lei, quando gli strinse forte la mano. Non si era mai posto dei
pensieri sull’avere dei figli, fino al giorno in cui lei gli aveva annunciato
che era incinta e poi sembrò come l’idea più meravigliosa del mondo. Avere un
bambino con la donna che amava, essere capace di offrirgli tutto quello di cui
avrebbe avuto bisogno, di dargli le più belle opportunità della vita, e
guardarlo crescere e vederlo riuscire in qualunque cosa avrebbe scelto, avrebbe
reso la sua vita ancora più completa. Sin da quando aveva scoperto che Buffy era
incinta, aveva contato i giorni che mancavano alla nascita. Voleva provare al
mondo che lui poteva essere un padre, come il suo non era stato mai.
Buffy sorrise mentre osservava lo sguardo negli occhi di lui, quella luce e
quella emozione così chiara, e seppe quello che lui stava pensando. Il suo cuore
le disse che lui sarebbe stato un padre meraviglioso ed amoroso, perché lui era
un marito meraviglioso ed amoroso, così come gli aveva detto un milione di
volte.
<< Pensi che io sarò una buona mamma? >> chiese Buffy, piegando la testa contro
la sua spalla, per poi chiudere gli occhi quando lui le premette un bacio in
cima alla testa.
<< Io non penso che tu lo sarai…>> lui ghignò quando lei si tirò via ed aggrottò
le sopracciglia verso di lui. << Io so che tu lo sarai. >>.
Buffy non potè fermare il sorriso che le spuntò sulle labbra, mentre si tendeva
da orecchio ad orecchio, mentre rimaneva con una mano sull’addome. Si alzò in
punta di piedi e premette un bacio nell’incavo della guancia di lui, mentre
continuava a sorridere.
Tirandosi indietro di nuovo, lei vide che la sua espressione era diventata
malinconica.
<< Tu sarai un grande papà, così la finisci subito di preoccuparti. >> lei
spinse allegramente il suo braccio, ma il suo sguardo non cambiò.
<< Sei sicura? >> lui aveva bisogno di rassicurazione, quando guardò negli occhi
di lei e poi sorrise quando la trovò.
<< Più che sicura, se tu ti occuperai del nostro bambino, così come ti prendi
cura di me, tu sarai il miglior padre che esista. >> lei sorrise internamente,
quando lui la guardò felice ancora una volta, per poi guardare intorno alla
stanza, mentre guardava Anya, come lei trascinava Xander fino alla tavola del
buffet.
Lei gli fece un gesto di saluto, quando Xander roteò gli occhi, e faceva segno
verso Anya, come per dire che stava per andare ad esercitare la sua autorità.
Solo che Buffy sapeva che lui non poteva. Segretamente gli piaceva il modo in
cui Anya sembrava dirigere la sua vita, prendendo tutte le decisioni e
dicendogli cosa fare di continuo.
Buffy ridacchiò a sé stessa, mentre decideva che questo piaceva segretamente a
tutti gli uomini. A loro piaceva che le ragazze prendessero le decisioni, li
spingessero leggermente ma non così dolcemente, nella direzione giusta, ed
organizzassero per loro la vita, in modo da non doverci pensare loro stessi.
Lei scoccò un’occhiata a William e lo trovò che stava alzando un sopracciglio
verso di lei.
<< Cos’è che ti sta facendo divertire? >>
<< Solo pensieri da donna. >> lei fece una pausa e poi fece scivolare il braccio
attraverso il suo. << Ti piace quando io dirigo la tua vita? >>
William si limitò a ridere.
Lui conosceva troppo bene sua moglie, per rispondere a quella domanda. Se le
avesse detto che gli piaceva il modo in cui lei prendeva la decisione finale su
dove dovevano mangiare, o che cravatta mettersi con l’abito che lei aveva scelto
per lui, avrebbe ammesso che non era in grado di pensare per sé stesso, quando
lei sapeva che lui ne era in grado. Se invece gli avesse detto che non gli
piaceva, poi questa sera lui avrebbe dovuto dormire sul divano.
Buffy delusa, fece il broncio, quando lui sorrise e scosse la testa, dicendole
che non aveva intenzione di rispondere a delle domande, dove la sua risposta
avrebbe potuto facilmente essere ritorta contro di lui.
Realizzando che la notte si stava facendo tarda, ed i suoi piedi le stavano
facendo male ogni minuto che passava, Buffy rilasciò un lungo sospiro e si
appoggiò contro le ringhiere del balcone.
<< Stanca, love? >>
<< Solo un po’>> lei mormorò girandosi e appoggiando i gomiti sulla ringhiera.
William si appoggiò accanto a lei, mentre guardava verso la grande luna piena e
come splendeva illuminando Manhattan, e poi verso di Buffy che fissava in
lontananza.
<< Dimmelo di nuovo. >> disse Buffy piano, mentre il mondo scompariva lasciando
solo loro due e la luna.
<< Che ti devo dire? >>
<< Tu lo sai che cosa. >> Buffy lasciò che il suo labbro inferiore sporgesse,
mentre si girava per affrontarlo.
Il mignolo di William, accarezzò il suo quando lui si avvicinò di più a lei e
premeva un bacio sulla sua spalla. Lui guardò nei suoi occhi e sorrise, mentre
sapeva quello che lei voleva sentire ed era felice di essere lui a dirglielo.
<< Io ti amo. >>
Buffy sospirò e passò le dita nelle sue, baciando la fede e sorridendo lo
guardò. Risalendo ai suoi occhi, lei percorse i suoi profondamente e sorrise.
<< Anche io, ti amo. >>